John McAfee trovato morto in carcere. Un tribunale aveva approvato l’estradizione negli Usa

John McAfee
(foto Joe Raedle/Getty Images)
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Questo articolo di Jemima McEvoy è apparso su Forbes.com

Il pioniere del software antivirus John McAfee è stato trovato morto mercoledì nella sua cella di Barcellona, in quello che, secondo diverse fonti, sembra un caso di suicidio. Solo poche ore prima un tribunale aveva approvato la sua estradizione negli Stati Uniti, dove era ricercato e accusato di reati fiscali.

I fatti chiave

  • I primi a dare notizia della morte di McAfee sono stati i media spagnoli. Reuters ha avuto conferma dal dipartimento della Giustizia catalano che il 75enne è stato trovato morto nella sua cella mercoledì.
  • Il dipartimento di Giustizia ha detto a Reuters che tutti gli indizi indicano un suicidio. Ap ha riportato, citando un funzionario anonimo, che il personale di sicurezza ha provato, senza successo, a rianimare McAfee, la cui morte è ora oggetto di indagine da parte delle autorità.
  • L’apparente suicidio arriva poche ore dopo che la Audiencia Nacional spagnola – un tribunale con giurisdizione su tutto il territorio nazionale – aveva approvato l’estradizione di McAfee, che, negli Stati Uniti, si sarebbe dovuto difendere da accuse che potevano costargli fino a 30 anni di prigione.
  • Nonostante John McAfee potesse ancora fare ricorso contro la sua estradizione, che doveva ancora essere approvata dal governo spagnolo, il suo avvocato, Javier Villalba, ha dichiarato alla Cnbc che il suo assistito non riusciva più a sopportare la prigione.
  • Dopo un decennio di comportamenti bizzarri e problemi legali, McAfee era stato arrestato all’aeroporto di Barcellona nello scorso ottobre. Su di lui pendeva un’accusa di evasione fiscale presentata da un tribunale del Tennessee. Da allora McAfee è stato trattenuto in prigione, in attesa dell’esito delle udienze per la sua estradizione.
  • Mentre continuava a descrivere le sue imprese online, McAfee si era opposto con veemenza a un ritorno negli Stati Uniti. Affermava che la sua estradizione aveva motivi politici e che avrebbe dovuto trascorrere il resto della sua vita in prigione. 

Il contesto

Un tribunale del Tennessee aveva accusato l’eccentrico magnate della tecnologia – che aveva venduto tutte le sue azioni dell’omonima società di software antivirus negli anni ’90, per una cifra di 100 milioni di dollari – di avere evaso le tasse e di avere deliberatamente evitato di presentare la dichiarazione dei redditi derivanti da varie attività: promozione delle criptovalute, interventi pubblici, consulenze, vendita dei diritti per un documentario sulla sua vita.

Quelle accuse, però, rappresentavano solo una parte dei problemi legali di McAfee, frutto di decenni di giri del mondo e comportamenti ribelli (si era vantato su Twitter di non pagare tasse sul reddito). L’imprenditore, nato in Gran Bretagna e naturalizzato statunitense, era stato incriminato nel marzo 2021, in un’inchiesta del tutto separata, per frode finanziaria e riciclaggio di denaro. L’accusa era di avere utilizzato il suo account Twitter per ingannare investitori che avrebbero perso milioni di dollari. E nonostante non fosse mai stato accusato di un crimine e lui stesso avesse negato ogni coinvolgimento, McAfee era stato anche al centro delle indagini sull’omicidio del suo vicino di casa, dopo essere fuggito in Belize nel 2008.

Il Washington Post ha scritto che John McAfee era stato arrestato 21 volte in 11 paesi diversi – il conto è dello stesso McAfee – per reati come violazioni delle leggi sul possesso di armi, traffico di droga e altre. La cosa non gli aveva impedito di lanciare una campagna – che aveva avuto vita breve – per le elezioni presidenziali americane del 2016, e poi ancora nel 2020. Si era candidato per il Partito libertario e aveva sponsorizzato le criptovalute in quanto sistema per impedire al governo di riscuotere le tasse sul reddito.

Una questione correlata

Dopo la diffusione della notizia della morte di McAfee, una gigantesca “Q” è stata pubblicata sulla sua pagina Instagram: un apparente riferimento a QAnon, la teoria del complotto secondo cui un “deep state” composto da burocrati federali, democratici e personaggi famosi starebbe cospirando contro l’ex presidente Trump e i suoi sostenitori, gestendo al contempo un business internazionale di sfruttamento sessuale. McAfee diffondeva spesso teorie complottistiche e criticava il presunto “deep state”.

La citazione

Dopo la morte di McAfee, un suo tweet dell’ottobre 2020 ha iniziato ad attirare l’attenzione e ha provocato paragoni con la morte di Jeffrey Epstein, il finanziere caduto in disgrazia che fu ritrovato impiccato nella sua cella mentre aspettava di essere processato per sfruttamento della prostituzione. Molti sostenitori delle teorie del complotto sono convinti che Epstein sia stato assassinato. “Sono felice qui dentro. Ho amici. Il cibo è buono. Tutto va bene”, aveva twittato McAfee il 15 ottobre, poco dopo il suo ingresso nella prigione spagnola. “Sappiate che se mi impiccherò, come Epstein, non sarà colpa mia”.