L’azienda italiana che plasma i metalli per creare mobili e arredi di design

Albino Celato, fondatore di De Castelli.
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Articolo tratto dal numero di giugno 2021 di Forbes Italia. Abbonati!

Una poetica riconoscibile quella di De Castelli, una sinfonia di linee, volumi e pensieri che si intrecciano in mobili scultorei e superfici quasi evanescenti. Una hard couture, come la definiscono qui, che ha saputo imprimere leggerezza al metallo in maniera nuova, inedita. Nata nel 2003 in provincia di Treviso dall’idea di Albino Celato, quarta generazione di una famiglia di fabbri, De Castelli è stata tra le prime realtà italiane a introdurre il design nella lavorazione del metallo, restituendogli un ruolo privilegiato nella sperimentazione progettuale.

“Agli inizi degli anni 2000 il percorso dell’azienda non mi rappresentava più”, ha raccontato Albino. “Così ho deciso di far incontrare la grande tradizione del metallo con i progetti degli architetti”. Materiali come l’acciaio inox, l’alluminio, il Cor-Ten, il ferro, l’ottone e il rame hanno iniziato così a farsi plasmare dalle idee di progettisti internazionali tra cui Aldo Cibic, Ron Gilad, Michele de Lucchi, diventando sistemi per l’architettura e complementi per gli interni e l’outdoor. Arredi che scardinavano l’immaginario che generalmente si associa al metallo. “Quello che lavorava mio nonno era un materiale pesante, denso, duro. Noi abbiamo voluto alleggerirlo fino a farlo diventare seta, dandogli una nuova connotazione. È proprio questo che continuiamo a fare oggi: reinventarlo grazie a una continua ricerca di tecniche artigiane e tecnologie che possono operare in sinergia”.

Da questa idea è nata anche l’ultima collezione presentata ad aprile, Rame at home, composta da quattro architetture domestiche in rame – un mobile d’ingresso, un tavolo da gioco, un mobile bar e un complemento di servizio -sviluppate da quattro coppie di designer: Lanzavecchia + Wai, Adriano Design, Zanellato/Bortotto e Martinelli Venezia. Quattro arredi che interpretano il rame in tutta la sua naturalezza, un materiale vivo che cambia e interagisce con lo spazio accompagnando nel tempo chi lo usa. A rendere dinamiche le superfici sono motivi grafici, texture e pattern nati dall’incontro tra manualità e know-how tecnologico. “Negli ultimi anni abbiamo investito sia in macchinari sia nella formazione delle persone. Ci piacerebbe che si imparasse non solo a usare i laser di ultima generazione, ma anche a lavorare con le mani, a smerigliare, ossidare. Sono tecniche bellissime che mettiamo a disposizione degli architetti: vogliamo che si sentano liberi di sviluppare qualsiasi progetto, anche il più bizzarro”.

Un approccio che spinge l’asticella sempre più in là, contribuendo a dare vita a progetti visionari, opere d’arte che danno forma a suggestioni, contaminazioni, riflessioni. “Perché ogni progetto è un atto creativo in sé”. È il caso anche delle grandi opere architettoniche come l’Archimbuto di Cino Zucchi per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2014, gli spazi da poco terminati della lounge Qatar Airwais all’aeroporto Heathrow di Londra, oppure il rivestimento di pareti, portoni e mirhrab della moschea nell’Emirato di Ras Al Khaimah e i nuovi desk check-in dell’aeroporto di Linate a Milano. Un riconoscimento mondiale che non si è fermato neanche nel 2020, anno in cui l’azienda ha registrato un +10,2% del fatturato nonostante le sei settimane di chiusura.

    De Castelli Samsung Mare Blu
    De Castelli Showroom ph. MarcoMenghi
    Wave ph. Alberto Parise

“Per noi il 2020 è stato un anno positivo. E mi vergogno quasi a dirlo: ho un grande rispetto per tutte le attività che hanno sofferto per più di un anno e che ora hanno il coraggio di andare avanti. Costrette in casa, le persone si sono dedicate alla cura dell’arredamento”. E proprio quest’anno, Samsung ha chiesto all’azienda di rivestire una speciale versione del frigorifero della Chef collection, la linea di elettrodomestici super luxury, con la finitura DeMarea. “Da noi esistono alcuni punti fermi: la continua ricerca della qualità e la volontà di non fare ciò che esiste e di non copiare nessuno”.

A guidare la filosofia aziendale è poi l’attenzione sempre maggiore nei confronti della sostenibilità. Oltre a raccogliere, differenziare e reimmettere nel circuito della laminazione gli scarti delle lastre metalliche, De Castelli convoglia tutte le soluzioni utilizzate per l’ossidazione e il lavaggio delle lamiere in un sistema di raccolta e smaltimento che evita l’immissione di acque di risulta negli scarichi. A racchiudere tutto l’universo di De Castelli, quasi fosse uno scrigno, è il nuovo showroom milanese al 20 di via Visconti di Modrone, progettato da Cino Zucchi e inaugurato in aprile. Qui, oltrepassato un portone in legno del ‘600 impreziosito da portali in ottone, si trovano le collezioni di prodotti, le superfici e un’ampia materioteca con i metalli e le finiture dell’azienda. “Cino aveva una grande sfida: doveva far capire a Milano cosa siamo a Crocetta di Montello, a Treviso. Doveva raccontare le nostre tre anime: collection, ovvero l’anima legata al prodotto, surfaces, quella che si esprime attraverso le nostre superfici, e architectural, l’anima dei progetti architettonici. Diciamo che ci è riuscito in pieno”.