Dalla battaglia su Generali alle richieste di Del Vecchio: Mediobanca verso l’assemblea del 28 ottobre

Alberto Nagel Mediobanca
Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca (Canio Romaniello/Imagoeconomica)
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Incassate le raccomandazioni dei proxy advisor che suggeriscono agli investitori di votare a favore della proposta del cda di Mediobanca, l’istituto di Piazzetta Cuccia si incammina verso l’assemblea degli azionisti del 28 ottobre con maggiore serenità sul profilo della governance societaria. “Serenità”, tuttavia, potrebbe non essere la parola più azzeccata, visti i delicati equilibri nell’azionariato.

Il principale azionista, Leonardo Del Vecchio, ha di recente chiesto modifiche statutarie. E va considerata la battaglia in corso sull’assetto delle Assicurazioni Generali, che vede su fronti contrapposti la banca guidata da Alberto Nagel e lo stesso Del Vecchio, alleato in un patto di consultazione con Francesco Gaetano Caltagirone e la Fondazione Crt.

La questione Generali

Per comprendere quanto Mediobanca sia determinata a difendere l’operato del ceo delle Generali, Philippe Donnet, dalle contestazioni di Del Vecchio e Caltagirone, bisogna tornare al 23 settembre. Quel giorno l’istituto ha sottoscritto con una banca americana un’operazione di prestito titoli su 70 milioni di azioni Assicurazioni Generali, pari al 4,42% del capitale sociale della compagnia. L’operazione, che avrà durata di circa 8 mesi e comunque almeno fino all’assemblea di Generali Ass., chiamata a rinnovare il cda, consentirà di detenere, oltre alle azioni già possedute, il 17,22% dei diritti di voto del Leone.

Fino a qui l’ufficialità. Mercato, protagonisti e osservatori ora si chiedono quali saranno le prossime mosse. Tecnicamente l’istituto guidato da Nagel – secondo quanto si apprende – potrebbe fare altre operazioni analoghe, che però al momento non sono pianificate né all’ordine del giorno. Dipenderà da come evolverà la situazione. Certo è che l’operazione dà già un segnale concreto della determinazione di Mediobanca nel difendere la governance di Generali Ass. e gli accordi presi.

L’operazione, di per sé, non sposta molto il focus: sarà l’assemblea di Generali Ass. a decidere le sorti della governance e di Donnet. Sarà quindi il mercato – il maggiore azionista del Leone – a decidere se i target raggiunti da Donnet sono apprezzabili, così come la remunerazione che è stata distribuita agli stakeholder. E sarà sempre il mercato a stabilire se la governance che era stata votata in assemblea da tutti gli azionisti (compresi quelli che oggi se ne lamentano) è all’altezza di un player come le Generali.

In ogni caso sia Del Vecchio che Caltagirone continuano a comprare azioni del Leone, arrotondando le rispettive quote. L’obiettivo di Mediobanca rimane quello di presentarsi all’assemblea 2022 più forte e capace di difendere un investimento che le rende fino a 300 milioni l’anno di utile.

Dalla governance di Generali a quella di Mediobanca

Dalla governance di Generali a quella di Mediobanca il passo è breve: il patron di Luxottica si sta muovendo a tutto campo. La holding Delfin ha di recente proposto l’eliminazione della previsione statutaria secondo cui due amministratori (qualora il numero di consiglieri sia pari o inferiore a tredici) o tre amministratori (qualora il numero dei consiglieri sia superiore a tredici, come nel caso del consiglio in carica, costituito da quindici amministratori) devono essere scelti tra i dipendenti che da almeno tre anni siano dirigenti di società appartenenti al gruppo Mediobanca. La seconda proposta è la modifica del sistema di nomina degli amministratori al fine di aumentare la rappresentanza delle minoranze nel consiglio – dagli attuali due a tre o quattro amministratori, a seconda di quante liste di minoranza siano presentate – e permettere che più liste possano concorrere alla nomina degli amministratori di minoranza, in ragione dei voti espressi dagli azionisti.

Mediobanca ha quindi integrato l’ordine del giorno dell’assemblea, ma non senza sollevare rilievi sul metodo utilizzato da Delfin, che ha preferito rivolgersi direttamente agli azionisti piuttosto che interagire con la società, avanzando una proposta alternativa sulle modifiche al voto di lista. Il consiglio ritiene infatti che la proposta Delfin, calata nella specificità dell’azionariato di Mediobanca, possa non garantire la rappresentanza degli investitori istituzionali. Del Vecchio si è detto favorevole alla controproposta. In assemblea andrà quindi in votazione solo la proposta del cda.

Il patto light

Intanto il patto light che raggruppa circa il 10% del capitale di Mediobanca è pronto a serrare i ranghi e difendere l’operato di Nagel. Dopo l’uscita della famiglia Benetton, è entrata nell’accordo la famiglia piemontese del pet food Monge, con l’1,09%. Si è leggermente rafforzato anche Lucchini, salito dallo 0,38% allo 0,53%, e Gavio, salito all’1,25% dal precedente 0,66%. Vittoria Ass. (0,25%) e Angelini (0,45%) hanno comunicato arrotondamenti già registrati nelle settimane precedenti.

Secondo indiscrezioni, “il patto potrebbe rafforzarsi ulteriormente da qui a fine anno”. Potrebbero arrivare manifestazioni di interesse da soggetti esterni, mentre i soci già presenti “hanno la capienza per rafforzarsi ulteriormente”. Inoltre c’è un forte appoggio esterno, di “comunanza di visioni e sostegno delle strategie”, pari al 5%, di soci storicamente vicini al patto quali Unipol, Bolloré, Della Valle e Bertazzoni.