La lettera contro la guerra del miliardario russo che ha fondato Revolut con l’amico ucraino

Nik Storonsky Revolut
Nik Storonsky, fondatore e amministratore delegato di Revolut (Photo by Kimberly White/Getty Images for TechCrunch)
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“Quando crescevo, l’idea di una guerra tra Russia e Ucraina era inconcepibile. Non solo perché la guerra e la perdita di vite innocenti sono sempre sbagliate, ma anche perché, per me, ucraini e russi appartengono alla stessa famiglia”.

Nik Storonsky, fondatore di Revolut, ha iniziato così la lettera sulla guerra in Ucraina che ha pubblicato sul blog della società. Storonsky ha ricordato che, sebbene sia nato in Russia e abbia anche cittadinanza britannica, suo padre è invece ucraino. Al pari di “familiari e amici sparsi” e dell’altro fondatore di Revolut, Vlad Yatsenko.

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Nik Storonsky e la nascita di Revolut

“Quando Vladyslav e io abbiamo fondato Revolut a Londra, non importava da dove venissimo”, ha scritto Storonsky. “Sembrava che fossimo due fratelli con un obiettivo e una grande visione. E la sensazione è la stessa ancora oggi”.

Storonsky, 37 anni, e Yatsenko, 38, insieme hanno dato vita a un’app di servizi finanziari che in estate, dopo un round di finanziamento da 800 milioni di dollari, ha raggiunto una valutazione di 33 miliardi di dollari: una cifra che ne fa la startup di più alto valore nel Regno Unito.

Storonsky, come ha scritto Forbes.com, ha iniziato la sua carriera come trader di derivati per Lehman Brothers e Credit Suisse. Ricopre la carica di amministratore delegato e ha un patrimonio di 7,1 miliardi di dollari. Yatsenko è invece l’anima tecnologica dell’azienda. Ha progettato infatti software per Ubs, Deutsche Bank e Credit Suisse, prima di fondare Revolut e diventarne chief technology officer. Il suo patrimonio è di 1,1 miliardi di dollari.

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“Sono inorridito e sconvolto”

Già la scorsa settimana Revolut aveva annunciato che avrebbe aiutato tutti i dipendenti ucraini che avessero voluto spostarsi in un altro paese. Quella nota, come rileva Forbes.com, non condannava però la Russia per l’invasione. Un passo che Storonsky ha invece compiuto nella sua lettera.

“Quando si è trattato di scegliere che cosa fare o dire in pubblico, ho dovuto considerare anche, in primo luogo, la sicurezza dei nostri colleghi in Russia”, ha scritto. “Persone che non hanno fatto niente di male, ma hanno solo aiutato a costruire Revolut e sostenuto le loro famiglie con il duro lavoro, proprio come i loro colleghi in Ucraina” e nel resto del mondo. “Tuttavia vorrei chiarire pubblicamente ciò che ho pensato in privato sin dal primo giorno: la guerra non è mai la risposta. Questa guerra è sbagliata e del tutto abominevole. Sono inorridito e sconvolto per il suo impatto”.

Anche diversi oligarchi russi stanno chiedendo la fine della guerra. Tra loro ci sono Mikhail Fridman, fondatore della più grande banca privata del Paese, e Alexei Mordashov, barone dell’acciaio e persona più ricca della Russia, che ha definito i combattimenti una “tragedia di due popoli fratelli” e ha affermato che bisogna fare tutto il necessario per uscire dal conflitto

Milioni per la Croce Rossa

La lettera fa anche riferimento all’iniziativa avviata venerdì da Revolut, che permette ai suoi clienti di Regno Unito, Lituania, Irlanda, Polonia, Svizzera, Austria, Bulgaria e Singapore di fare donazioni “istantanee e senza commissioni” alla Croce Rossa ucraina. “I nostri clienti hanno donato più di un milione di sterline in 24 ore. Da allora abbiamo aggiunto altri 17 paesi europei, e ne arriveranno ancora di più da tutto il mondo”.

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Nik Storonsky ha preso poi un ulteriore impegno: “Annuncio che ogni donazione alla Croce Rossa ucraina sarà pareggiata da Revolut. Per ogni sterlina o euro o zloty o franco donato da un cliente, Revolut donerà la stessa cifra” per una settimana, fino a un massimo di 1,5 milioni di sterline.

La lettera integrale

Di seguito il testo completo della lettera di Nik Storonsky.

“Quando crescevo, l’idea di una guerra tra Russia e Ucraina era inconcepibile. Non solo perché la guerra e la perdita di vite innocenti sono sempre sbagliate, ma anche perché, per me, ucraini e russi appartengono alla stessa famiglia.

Lo so perché, quando Vladyslav e io abbiamo fondato Revolut a Londra, non importava da dove venissimo. Sembrava che fossimo due fratelli con un obiettivo e una grande visione.

E la sensazione è la stessa ancora oggi.

Perché anche se sono arrivato dalla Russia e ora sono un cittadino britannico, ho anche origini ucraine. Mio padre è ucraino. Ho familiari e amici in tutta l’Ucraina: persone che amo profondamente e per le quali sono enormemente preoccupato.

Perciò, per me come per molti altri, l’idea di una guerra tra Russia e Ucraina non è solo orribile, ma è anche qualcosa a cui è quasi impossibile credere. Solo la settimana scorsa ero ancora convinto che si sarebbe giunti a una soluzione diplomatica, ed è con incredulità e tristezza che ho assistito alle violenze dell’ultima settimana.

Quando ancora speravo che non si sarebbe mai arrivati davvero alla guerra, mi concentravo, al pari dei miei colleghi, sulla sicurezza e le condizioni dei nostri dipendenti in Ucraina. Non c’è bisogno che ripeta ciò che ho già detto sui nostri sforzi per tenerli al sicuro, ma vorrei anche ringraziare tutte le persone di Revolut che hanno lavorato in modo così instancabile per loro. E voglio che i nostri dipendenti ucraini sappiano che sono la mia principale priorità.

Quando si è trattato di scegliere che cosa fare o dire pubblicamente, però, ho dovuto anche considerare in primis la sicurezza dei nostri colleghi russi. Loro non hanno fatto niente di male. Hanno solo aiutato a costruire Revolut e sostenuto le loro famiglie con il duro lavoro, proprio come i loro colleghi in Ucraina (o a Londra, o a New York, o a Sydney, o a Mumbai, o in qualsiasi altra parte del mondo in cui si trovano i nostri dipendenti). Pensavo e continuo a pensare a loro quando compio ogni mia azione.

Vorrei tuttavia chiarire pubblicamente ciò che ho sentito in privato fin dal primo giorno: la guerra non è mai la risposta. Questa guerra è sbagliata e del tutto abominevole. Sono inorridito e sconvolto per il suo impatto e aggiungo la mia voce a quelle che da tutto il mondo chiedono l’immediata fine dei combattimenti e l’impegno a trovare soluzioni diplomatiche. Non una persona di più dovrebbe morire in questo inutile conflitto.

Ciò che penso non dovrebbe importare. Le opinioni hanno ben poco peso. Ciò che davvero conta sono le azioni. E oltre ad aiutare i nostri colleghi, Revolut ha anche permesso a milioni di clienti di donare istantaneamente denaro alla Croce Rossa ucraina.

Venerdì abbiamo aperto a donazioni istantanee e senza commissioni per tutti i nostri clienti di Regno Unito, Lituania, Irlanda, Polonia, Svizzera, Austria, Bulgaria e Singapore. I nostri clienti hanno donato più di un milione di sterline nel giro di 24 ore. Da allora, abbiamo aggiunto alla lista altri 17 paesi europei e ne seguiranno ancora di più in tutto il mondo. Ci siamo anche assicurati che coloro che vogliono inviare denaro alle banche ucraine possano continuare a farlo e abbiamo tagliato i costi del trasferimento.

Ma Revolut può fare ancora di più. Perciò oggi, in segno di solidarietà al popolo ucraino, annuncio che ogni donazione fatta alla Croce Rossa ucraina sarà pareggiata da Revolut. Per ogni sterlina o euro o zloty o franco donato da un cliente, Revolut donerà la stessa cifra, da oggi e per i prossimi sette giorni, fino a 1,5 milioni di sterline.

Spero che il nostro impegno aiuterà le vittime di questa guerra. Spero sinceramente che si possa trovare in fretta una soluzione diplomatica, in modo da ristabilire la pace nella regione.

E posso solo sperare che quel giorno arrivi molto presto”.

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