Starlink inquinerebbe troppo: revocata la licenza in Francia. E in Italia?

Google SpaceX Starlink
(Shutterstock)
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Dopo che l’invio in Ucraina di migliaia di stazioni per ricevere il segnale della costellazione Starlink e assicurare l’accesso a internet nelle regioni devastate dalla guerra ha reso Elon Musk un benemerito dell’umanità, la situazione internazionale potrebbe essere diventata meno favorevole per il capo di SpaceX.

Il Consiglio di Stato francese ha tolto a Starlink la licenza per operare in Francia sospendendo l’autorizzazione all’utilizzo delle frequenze che l’Arcep (l’autorità delle telecomunicazioni) aveva dato alla compagnia nel febbraio del 2021. La vicenda ha avuto origine a seguito dell’azione legale intentata da Priartem e Agir pour l’environment, due associazioni ambientaliste che hanno fatto ricorso contro la decisione dell’autorità delle telecomunicazioni. Secondo loro, si sarebbe concessa l’autorizzazione all’utilizzo delle frequenze senza svolgere una consultazione pubblica, come richiesto dalla legge.

Le ragioni astronomiche/ambientalistiche

In effetti, inserirsi nel mercato francese non era stata una passeggiata per Starlink che, pur avendo ricevuto l’autorizzazione a costruire tre stazioni di terra, in gergo i “gateway” che servono per collegare il segnale satellitare alla rete in fibra ottica terrestre, aveva dovuto rinunciare a due delle location prescelte a causa dell’opposizione delle comunità locali, preoccupate dal livello di radiazione elettromagnetica prodotto dalle antenne della stazione. Priartem e Agir pour l’environment, invece, avevano fatto ricorso spinte da preoccupazioni squisitamente ambientalistiche, quali l’inquinamento luminoso causato dai satelliti, insieme con quello atmosferico derivante dai numerosi lanci e dal rientro fiammeggiante degli apparati.

Sono argomenti che conosco bene, perché li ho trattati in due libri. Ho iniziato nel 2020 con Il cielo è di tutti (edizioni Dedalo qui l’anteprima) e ho continuato nel 2021 con Saving the Starry Night (Springer).

Sia l’inquinamento luminoso, sia quello atmosferico sono pericoli reali, sebbene sia convinta che il vero rischio arrivi dal grandissimo numero di satelliti previsti da diversi progetti di costellazioni orbitali per i prossimi anni.

Tra i 12mila previsti da Starlink (che ha già in progetto di aggiungerne altri 30mila), i 650 della costellazione OneWeb (che viene aiutata per i lanci proprio da SpaceX, come abbiamo già scritto qui) e i più di tremila del progetto Kuiper di Jeff Bezos, le orbite circumterrestri rischiano una pericolosa situazione di sovraffollamento con significativo pericolo di collisioni a catena.

Le considerazioni sulla revoca

Pur con cuore che batte per l’astronomia, e con una esperienza diretta dei danni causati dal passaggio di troppi satelliti, confesso che non mi sarei mai spinta a chiedere la revoca dell’autorizzazione sulla base di considerazioni astronomiche/ambientalistiche. È anche la posizione dell’Unione Astronomica Internazionale che, pur molto preoccupata per l’integrità della qualità del cielo, tanto da avere recentemente creato lo Iau Centre for the Protection of the Dark and Quiet Sky from Satellite Constellation Interference, apprezza la potenziale utilità del servizio offerto e, senza volere demonizzare chicchessia, ha sempre chiesto alle compagnie che pianificano megacostellazioni di mettere in atto soluzioni per minimizzarne l’impatto.

Non sono quindi stupita che il Consiglio di Stato francese abbia respinto queste motivazioni; trovo, però, interessante che i giudici abbiano allargato la problematica considerando i pericoli monopolistici che lo strapotere di Starlink potrebbe avere sul mercato della fornitura di accesso a Internet a banda larga. “Susceptible d’avoir une incidence importante sur le marché de la fourniture d’accès à Internet à haut débit, et d’affecter les utilisateurs”.

Ora la parola passa all’autorità per le telecomunicazioni

I giudici fanno poi notare che nessuna ditta francese sarebbe in grado di reggere la concorrenza di un colosso come SpaceX, che costruisce satelliti (a scapito delle ditte spaziali d’Oltralpe), li lancia (a scapito dei lanciatori francesi – leggi Arianespace) e poi fornisce connessione internet a banda larga in regime di monopolio (a scapito dei fornitori francesi).

In tutta onestà, mi sembra un ragionamento che un mio amico francese avrebbe definito in modo scherzoso, ma non troppo, “franco-francese”. Visto che nessuna ditta francese può competere con Amazon, si proibisce ai francesi di utilizzarlo?

Adesso la palla torna all’autorità per le telecomunicazioni, che deve riesaminare il caso attraverso una consultazione pubblica. Chi volesse fare conoscere il proprio parere deve contattare l’Arcep entro il 9 maggio. I bene informati sostengono che l’Arcep, con ogni probabilità, confermerà l’autorizzazione magari con qualche condizione aggiuntiva (leggi limitazione). La bande di frequenza, infatti, non sono concesse a uso esclusivo di Starlink, quindi, se volessero, altri operatori potrebbero utilizzarle.

Le nazioni in cui Starlink è autorizzato

Di certo la decisione del Consiglio di Stato francese non fa piacere a Starlink, ma è interessante chiedersi se potrebbe avere qualche ripercussione nel resto dell’Europa. Secondo quanto ha comunicato via Twitter lo stesso Musk il 23 agosto dell’anno scorso, il servizio è autorizzato in Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Olanda, Portogallo, Regno Unito e Svizzera (oltre a Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda). Nel tweet successivo, Musk si affretta a dire che le licenze per operare in altre nazioni sono “pending”, evidentemente in corso di valutazione dalle autorità competenti nelle varie nazioni.

elonmusktwitter
Il tweet di Elon Musk del 23 agosto 2021

Secondo quanto sono riuscita ad appurare, il servizio è ora autorizzato anche in Repubblica Ceca, Grecia, Spagna e Cile. Trovo interessante il caso della Germania, dove la licenza che permette a Starlink di operare è provvisoria e viene rinnovata di anno in anno. Visto l’atteggiamento favorevole del governo tedesco, che, a maggio 2021, ha offerto dei voucher ai residenti in aree rurali per l’acquisto del kit di connessione, non credo Musk debba temere delle imboscate.

La licenza in Italia

Confesso di non essere riuscita a trovare alcuna notizia per quanto riguarda la licenza a operare sul territorio italiano, dove è comunque possibile acquistare il kit di connessione. Ho trovato numerosi annunci (datati tra febbraio e settembre 2021) sulla prossima disponibilità del servizio e ho scoperto che esiste una società “Starlink Italy Srl” con sede a Milano. Ho chiesto ad amici che utilizzano il servizio Starlink che mi hanno detto di essere molto soddisfatti, ma di non sapere alcunché sulla licenza.

Suppongo che, a fronte dell’erogazione di un servizio, una licenza esista. Ma, allora, perché è tanto difficile scovare informazioni? Qualora Starlink Italia volesse fornirci informazioni, saremmo disponibili a pubblicarle per fare chiarezza.

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