Alcuni miti da sfatare sulla birra spiegati dal campione italiano di biersommellier

Matteo Toso
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In un paese come l’Italia, grande produttore e consumatore di vino, è normale che la cultura brassicola sia rimasta per anni in secondo piano. Solo gli ultimi decenni, complice il fiorire di nuove aziende produttrici, il mondo della birra ha finalmente trovato il proprio riconoscimento tra gli addetti ai lavori.

Matteo Toso, campione italiano biersommellier, a breve andrà a giocarsi il titolo a livello mondiale. Poco più che trentenne, è cresciuto tra i fusti dell’azienda di beverage fondata dal padre, a Bassano del Grappa. Ha quindi sempre concepito la birra come cultura, e ne ha studiato i segreti. Lo abbiamo intervistato per sfatare alcuni falsi miti e per sapere come si diventa l’ambasciatore del Bel Paese nel mondo, a suon di pinte.

Qual è stato il tuo percorso? Dove hai studiato il mondo della birra?

Si tratta di un traguardo raggiunto dopo anni di studio, esperienza e tanta passione. Essere allenati vuol dire assaporare i prodotti, ma soprattutto esplorarne origini produttive e storiche, dato che queste ultime spesso nascondono aneddoti e segreti incredibili. Il mio percorso inizia da piccolo nell’azienda di famiglia, un ingrosso di bevande specializzato sulla birra. La passione mi è stata trasmessa da mio padre, che era solito andare in Germania e Belgio fin da giovane. Nel 2015 ho deciso quindi di intraprendere il corso di studi come biersommelier all’accademia Doemens di Monaco di Baviera, che forma mastri birrai fin dalla fine del 1800. Da quell’anno in poi è stata una stupenda escalation di corsi, visite, scoperte e, ovviamente, concorsi.

Matteo Toso
Matteo Toso

Sempre di più in Italia si prova a fare cultura su questo mondo. So che tieni dei corsi anche tu…

Ci tengo sempre a ringraziare quei pionieri che, tra gli anni ’80 e ’90 hanno iniziato a sperimentare e diffondere curiosità verso la nostra amata bevanda. La cultura, così come gli insegnamenti e i corsi, arrivano di conseguenza quando si è innamorati di ciò che si fa. Per questo, io stesso tengo svariati seminari sia presso la nostra azienda Birra Ingross srl, sia presso clienti, che come docente dell’associazione sommelier vino Fisar.

Matteo Toso

Quali sono i falsi miti più comuni tra i profani al mondo della birra?

In realtà quando parliamo di birra, parliamo di un alimento naturale e sano, che purtroppo viene spesso dipinto come poco salubre. Diversi studi scientifici dimostrano invece che, grazie alle sue numerose proprietà, la birra è addirittura consigliata in una dieta sana. Basti pensare che un bicchiere da 200 ml della classica birra bionda contiene appena 70 Kcal, ed è molto ricca di polifenoli, che fanno bene al nostro organismo. Sicuramente, un mito da sfatare è quello della schiuma. Una buona birra pretende sempre un buon cappello di schiuma, che serve per togliere eventuale CO2 in eccesso nel prodotto.

Se dovessi spiegare ad un neofita cosa cercare a livello gustativo in una birra, quali sarebbero le tre caratteristiche fondamentali?

Per chi si dovesse approcciare per la prima volta alla birra, consiglierei di farlo con qualsiasi birra, ma possibilmente nel luogo di origine dov’è prodotta. Questo fattore, combinato con sana curiosità e la “magia” del birrificio e delle persone che vi stanno dietro, farà apprezzare come non mai la birra bevuta, ma soprattutto vi aprirà le porte del paradiso birraio. Da lì in poi nulla sarà come prima, e vorrete provarne di nuove.

Tornando alla gara, quali sono state le prove della competizione, e quale è risultata più difficile?

La gara è stata entusiasmante, soprattutto perché vissuta nella preparazione e nello svolgimento con i miei colleghi di lavoro e Biersommelier, Daniele Vivian e Nicolò Camana. Allenarci insieme ha sicuramente contribuito a migliorare le nostre prestazioni in gara, con quest’ultima che si componeva di due degustazioni alla cieca di diversi stili di birra e diversi difetti. Chi indovinava, rispetto ad un ventaglio di possibilità messe a disposizione, il maggior numero di stili e di difetti, passava alla semifinale, per un massimo di 10 persone. La semifinale è senz’altro la prova più complessa, si strutturava con pubblico e giuria in silenzio ad ascoltare, e un bicchiere di birra completamente anonimo da spiegare alla platea. Lì è stata dura, ma sono riuscito a identificare lo stile e a ottenere il via libera per la finale assieme ad altri 5 partecipanti.

Ti senti pronto a rappresentare la squadra nazionale italiana ai prossimi campionati mondiali? Credi che all’estero la preparazione sia superiore?

Io e la squadra siamo pronti e determinati. Ho la fortuna di poter avere nella nazionale i miei due colleghi, anche loro qualificatisi per il mondiale, con i quali ci confrontiamo spesso. L’estero per tradizione ci supera, ma sappiamo che possiamo dare del filo da torcere a chiunque.

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