Quanto costa il cambiamento climatico: nel 2021 danni record per uragani, inondazioni e siccità

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Gli effetti dell’uragano Ida a Grand Isle, in Louisiana (foto Win McNamee/Getty Images)
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Combattere il surriscaldamento globale non è solo una questione ambientale. La lotta ai cambiamenti climatici e a tutto ciò che ne consegue in termini di siccità, uragani e inondazioni è, o dovrebbe essere, anche un obiettivo economico. I costi dei disastri naturali, infatti, sono enormi. Nel 2021, secondo le stime della compagnia di riassicurazione Munich Re, la cifra si è aggirata intorno ai 280 miliardi di dollari.

Nel suo report annuale la società tedesca ha calcolato a quanto ammontano i danni causati dalle varie forme di tragedie ambientali: dagli incendi agli uragani, fino alle piogge torrenziali. Danni che sono aumentati rispetto agli anni precedenti: nel 2020 erano stati pari a 210 miliardi di dollari,  nel 2019 a 166. Insomma, l’incremento è stato notevole e non ci sono segnali di rallentamento.

Va sottolineato, poi, che solo 120 dei 280 miliardi relativi al 2021 erano assicurati. In altre parole, la perdita secca per le collettività, le imprese e le famiglie ammonta a 160 miliardi. E questo al netto dei costi in termini di vite umane, ovviamente incalcolabili. Solo l’anno scorso, oltre 10mila persone sono morte a causa di calamità naturali.

I paesi più colpiti dal cambiamento climatico

A pagare il prezzo più alto sono stati gli Usa, dove il clima estremo – tipico soprattutto degli stati del Sud, vicini alle zone equatoriali – ha provocato danni per 145 miliardi di dollari. A incidere sulla cifra è stato soprattutto l’uragano Ida, che ha travolto la Louisiana meridionale tra agosto e settembre. I suoi danni sono stati pari a 65 miliardi di dollari, dei quali solo 36 assicurati. Anche nel caso degli Stati Uniti il trend è decisamente peggiorato rispetto agli anni precedenti: nel 2019 i danni ammontavano a 52 miliardi di dollari, per poi sfondare quota 100 miliardi nel 2020.

“È tempo di agire sui cambiamenti climatici, che giocano un ruolo sempre maggiore nelle perdite derivanti dai disastri (naturali, ndr)”, aveva dichiarato già a inizio 2021 Torsten Jeworrek, membro del consiglio di amministrazione di Munich Re. E in occasione della presentazione dell’ultimo report della compagnia assicurativa, a gennaio, a più di un anno di distanza, Jeworrek è tornato a sottolineare l’importanza della lotta. “Le immagini dei disastri naturali del 2021 sono inquietanti. La ricerca conferma che un clima estremo è diventato più probabile. Le società devono adattarsi con urgenza all’aumento dei rischi meteorologici e fare della protezione dal clima una priorità”.

Ma la battaglia per migliorare, o almeno ridurre, i danni dovuti ai disastri naturali passa anche attraverso adeguati incentivi economici. “Le assicurazioni svolgono il loro compito coprendo una porzione dei rischi e delle perdite”, ha aggiunto Jeworrek. “Applicando adeguati premi legati al rischio, si dà un prezzo ai pericoli naturali. Così si incoraggia un comportamento attento, per limitare le perdite”.

I danni in Europa

Sempre secondo le stime di Munich Re, in Europa i danni sono stati pari a 46 miliardi di euro lo scorso anno. Il Paese più colpito è stato di gran lunga la Germania, con 33 miliardi di perdite. A pesare sono state soprattutto le piogge torrenziali del luglio 2021 e le conseguenti inondazioni che hanno devastato, in particolare, la Germania occidentale, causando ingenti danni alle infrastrutture. L’alluvione, che ha spazzato via edifici e distrutto ponti, strade e ferrovie, ha provocato la morte di oltre 220 persone.

Sebbene in aumento rispetto agli anni scorsi, il numero delle polizze assicurative che coprono contro i disastri naturali è ancora basso. A livello globale, infatti, il 57% dei danni causati da calamità ambientali nel 2021 non era assicurato. Le persone coinvolte, di conseguenza, hanno dovuto affrontare direttamente le perdite o affidarsi agli aiuti messi in campo dagli stati o dalle associazioni non governative. E se nei paesi industrializzati l’attenzione verso i temi ambientali ha portato a un maggiore ricorso a strumenti assicurativi, in quelli più poveri il 90% degli eventi catastrofici è ancora privo di qualsiasi forma di protezione finanziaria.

Cambiamento climatico ed eventi catastrofici

Nelle nazioni avanzate, prosegue la nota di Munich Re, “la proporzione delle perdite assicurate dipende dal tipo particolare di pericolo naturale. Per esempio, negli Usa e in Europa la densità assicurativa (cioè la percentuale di eventi assicurati rispetto al totale, ndr) è molto più bassa per le inondazioni che per le tempeste”. Secondo Ernst Rauch, direttore del dipartimento clima di Munich Re, “una maggiore densità assicurativa può aiutare le persone e i Paesi ad affrontare meglio le conseguenze finanziarie di un disastro e a ritornare a una vita normale”. Nel 2021, il valore dei beni coperti da eventi naturali estremi era di 120 miliardi di dollari. Una quota nettamente maggiore rispetto al 2019 e al 2020, quando erano state emesse polizze per 57 e 82 miliardi, rispettivamente.

“Le statistiche del 2021 sui disastri naturali sono impressionanti. Alcuni tipi di eventi catastrofici, a causa dei cambiamenti climatici, diventeranno più frequenti e più gravi”, ha spiegato Rauch. “Penso alle forti bufere negli Stati Uniti o alle pesanti piogge seguite da inondazioni in Europa”. Per quanto riguarda gli uragani, il legame con il cambiamento climatico, secondo la maggioranza degli scienziati, è fuori discussione. Mentre le alluvioni saranno sempre più frequenti in futuro. “Sebbene una calamità non possa essere attribuita automaticamente al cambiamento climatico”, ha concluso Rauch, “le analisi sui fenomeni avvenuti nel corso dei decenni forniscono indicazioni convincenti della connessione con il surriscaldamento dell’atmosfera e degli oceani”.

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