Appartenenza, cultura del lavoro e rispetto: la formula vincente (in campo e fuori) di Fefè De Giorgi

Ferdinando De Giorgi
Ferdinando De Giorgi (foto Conny Kurth / www.kurth-media.de)
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Articolo tratto dal numero di novembre 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

Calma, serenità, rispetto per il gruppo, guida forte e obiettivi chiari. Ma anche, semplicemente, niente cellulari a tavola, per guardarsi negli occhi. Ecco come Ferdinando De Giorgi, detto Fefè, ha costruito la squadra di pallavolo più forte del mondo. Ma anche come propone di trasferire strategie dal campo all’impresa, dai giocatori ai manager. Con un occhio (critico) al mondo universitario, di cui si parla tanto, ma senza fare molto per rinnovarlo e adeguarlo al cambiamento. Ed ecco il messaggio ai giovani: allenamento, studio, conoscenza di sé sono le parole chiave. 

La pallavolo è entrata nel gotha dello sport italiano. Nel cuore dei giovani, forse più del calcio. Può essere una leva per la crescita della pratica sportiva in generale?
In Italia la pallavolo ha da sempre un grande seguito e appassiona tifosi di ogni età. Certo, con le recenti vittorie agli Europei e ai Mondiali, anche televisione, radio e giornali hanno dato maggiore risalto a questo bellissimo sport. Questi risultati – e la conseguente esposizione mediatica – danno visibilità non solo alla pallavolo, ma a tutte le discipline sportive e possono far crescere nei giovani la volontà di praticare sport diversi dal calcio.

Quindi la pallavolo può diventare albero di trasmissione di valori per ragazzi travolti dalla velocità e dalla superficialità del mondo social?
Certo! Tutti gli sport, e in particolare la pallavolo, per i giovani sono veicoli di crescita umana e di formazione della personalità. Nessun risultato può essere raggiunto senza allenamento, studio, dedizione, conoscenza di sé, dei propri punti di forza e dei propri limiti. Nei social si vedono i sorrisi e i festeggiamenti dopo le vittorie, ma non si vede il percorso di crescita, a livello sia tecnico che umano, che sta dietro. I ragazzi devono sempre ricordare che i traguardi, nello sport come nella vita, si raggiungono solo con un costante lavoro su se stessi.  

L’attacco, la difesa, il muro, l’incoraggiarsi anche quando si sbaglia. Quali sono i valori che la pallavolo esprime e può diffondere?
Fin dall’inizio della mia avventura ho lavorato, con un team di professionisti, sullo sviluppo dei valori fondamentali: senso di appartenenza, attaccamento alla maglia e cultura del lavoro. Indossare la maglia della nazionale è un richiamo alla responsabilità, non un orpello con cui farsi i selfie. Anche il senso di squadra e il rispetto dei propri compagni sono imprescindibili.

Nel suo libro Noi Italia Pallavolo ci sono i valori di questa disciplina. Possono essere esportati al di fuori dello sport? Nell’organizzazione sociale o nell’impresa, per esempio.
Motivazione, disciplina, senso di appartenenza, impegno e rispetto dei compagni sono principi fondamentali non solo per vincere nello sport, ma anche per la crescita e la riuscita di qualsiasi realtà, anche aziendale. Ogni grande impresa, nello sport come nel business, si basa sull’impegno che ogni individuo profonde, cooperando in sintonia con i compagni per il raggiungimento di un fine condiviso. Il libro riassume in modo chiaro questi valori essenziali.

Come è riuscito a creare in poco tempo una squadra così coesa e vincente?
Ho lavorato prima di tutto sul rispetto delle regole, sul senso di squadra e sulla stima tra i compagni. Durante il ritiro ho insistito perché a tavola – momento di massima condivisione – non ci fossero cellulari. I ragazzi dovevano parlare tra loro, confrontarsi, guardarsi negli occhi e sorridersi. Solo così si dimostra il rispetto verso chi ti sta vicino e si impara a sentirsi gruppo.

Abbiamo visto che, durante le partite, affronta i momenti di difficoltà infondendo coraggio ai giocatori. Si può fare un parallelismo tra sport e azienda, tra i rapporti allenatore/giocatore e manager/dipendente?
Conosco i miei giocatori, allenandoli ho subito percepito che potevano arrivare in breve a giocarsi qualcosa di importante. Nelle difficoltà, era mio compito tranquillizzarli, ricordare le loro qualità e aiutarli a mantenere calma e concentrazione. È stato fondamentale anche il supporto del capitano e del vice capitano della squadra, che hanno sfruttato la loro esperienza per guidare compagni che erano alle prime esperienze internazionali a questi livelli. Allo stesso modo, penso che un bravo manager debba conoscere a fondo il proprio team per valorizzare al meglio ciascuna risorsa. Nelle difficoltà e nei momenti di stress, poi, il dirigente dovrebbe riuscire a mantenere calma e serenità, infondendo così forza e coraggio ai dipendenti per guidarli con lucidità, con l’aiuto dei più fidati collaboratori, verso l’obiettivo. 

Lo sport insegna a non arrendersi e a metabolizzare le sconfitte. Dovrebbe avvenire lo stesso anche per il fallimento di un progetto o di un business? 
Dopo la vittoria gli Europei del 2021, a luglio ci siamo classificati quarti in Nations League a Bologna, davanti al nostro pubblico. L’aver perso la semifinale e la finale per il terzo posto, però, ci ha permesso di capire che non avevamo dato il massimo e, dunque, che avevamo le capacità per migliorare ancora. In un certo senso, si può dire che da quella battuta d’arresto è partito il percorso che ci ha portato a vincere il Mondiale. Anche nel business non si può mollare – anzi, non si deve mollare – dopo una battuta d’arresto. Occorre prendere coscienza dei propri errori, ma anche dei propri punti di forza e dei margini di miglioramento, per concentrare tutte le forze sulle azioni che permetteranno di raggiungere i successi. 

Capitolo università. In molti Paesi, soprattutto anglosassoni, lo sport fa parte dello schema didattico. In Italia non è così. Come mai? E perché, nonostante ciò, siamo comunque una potenza in molte discipline?
Il sistema universitario italiano, per ragioni storiche, politiche e culturali, è molto differente da quello anglosassone. Da anni, a livello politico, si ipotizzano cambiamenti, ma al momento si è fatto poco per integrare lo sport nel mondo universitario. In Italia, comunque, le federazioni sportive svolgono una vasta e capillare opera di diffusione, conoscenza e pratica dello sport su tutto il territorio nazionale. Grazie a loro, centinaia di migliaia di bambini possono avvicinarsi allo sport e crescere dal punto di vista personale e sportivo. Grazie al lavoro delle società sportive e al supporto delle Federazioni, l’Italia continua a formare campioni e resta ai vertici mondiali in tante discipline. Come dimostra la mia Nazionale, poi, il nostro sistema sportivo, a differenza forse del sistema economico/produttivo, punta molto sui giovani, per ottenere una continuità di risultati tramite i ricambi generazionali.

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