
Andrejs Zavadskis for Forbes
Alex Bouzari non è il classico fondatore di aziende tecnologiche in felpa con cappuccio e pantaloni chino. Preferisce disegnare personalmente gran parte dei suoi abiti. Il risultato ricorda una versione eccentrica di Willy Wonka: completi ispirati all’epoca Regency, colletti enormi rialzati e scarpe in pelle di coccodrillo.
Anche l’interno del suo pied-à-terre parigino, un grande appartamento del XIX secolo su un elegante viale che si dirama dall’Arco di Trionfo, riflette lo stesso gusto massimalista. Dai tappeti in marmo ai divani verde lime, fino alle porcellane, tutto nasce dall’immaginazione del 65enne imprenditore franco-iraniano, cofondatore e ceo della società di archiviazione dati Ddn. “Mi è sempre piaciuto progettare”, racconta Bouzari. “Negli anni ho costruito una rete di persone capaci di trasformare i miei schizzi in oggetti reali”.
I suoi colleghi, però, non apprezzano particolarmente le sue scelte di stile. “Molto insolite… Gli chiedo da anni di moderarsi”, racconta il cofondatore Paul Bloch, 65 anni, che preferisce un abbigliamento decisamente più conservatore per gli incontri di lavoro. Ancora più diretto il giudizio del ceo di Nvidia Jensen Huang, che secondo Bouzari avrebbe definito il suo look “inappropriato”. Persino alcuni passanti parigini lo prendono in giro. “Fermano l’auto per strada e mi chiedono: ‘Ma non vi avevamo eliminati tutti durante la Rivoluzione francese?'”, racconta Bouzari, che divide il suo tempo tra Parigi e Las Vegas, dove ha arredato la sua casa con dettagli Art Déco.
Se sul guardaroba i giudizi possono essere contrastanti, Ddn rappresenta senza dubbio il suo più grande successo. Dal 1998 l’azienda, con sede a Chatsworth, in California, gestisce i sistemi di archiviazione dati dei supercomputer più veloci del mondo.
Queste macchine sono in grado di eseguire oltre un quintilione di operazioni al secondo, vale a dire un 1 seguito da 18 zeri, a patto che riescano a ricevere dati con sufficiente rapidità. All’epoca il vero collo di bottiglia erano spesso gli hard disk. Bouzari non si limitò a sviluppare sistemi di archiviazione ad altissime prestazioni: progettò anche un software capace di suddividere file enormi e distribuirli simultaneamente su migliaia di unità di memoria. “Creiamo autostrade dei dati sempre piene di traffico, ma senza ingorghi, con tutte le corsie utilizzate in ogni momento”, spiega.
Per anni Bouzari e Bloch hanno costruito Ddn quasi esclusivamente con risorse proprie, trasformandola in un’azienda da circa 300 milioni di dollari di fatturato annuo. Rimaneva però un mercato di nicchia: nel mondo esistevano soltanto poche centinaia di laboratori dotati di questi supercomputer e la crescita aveva iniziato a rallentare.
La svolta arrivò con Nvidia. Nel 2016 il gruppo iniziò a collegare tra loro le proprie Gpu per costruire supercomputer destinati all’intelligenza artificiale. Ben presto i suoi ingegneri si trovarono ad affrontare lo stesso problema dei ricercatori che utilizzavano sistemi Ibm o Cray: i chip erano velocissimi, ma alimentarli con i dati giusti al momento giusto era estremamente difficile.
“Huang magari non apprezza il mio stile, ma ha sicuramente apprezzato Ddn”, scherza Bouzari. Marc Hamilton, vicepresidente di Nvidia e protagonista di quel progetto, ricorda: “Il giorno in cui abbiamo acceso il supercomputer, il sistema di archiviazione è collassato. Non riusciva a gestire il carico. Abbiamo coinvolto Ddn e ha funzionato subito. Da allora sono nostri partner”.
Nonostante la partnership con Nvidia, è stato soltanto negli ultimi anni, con l’esplosione dell’AI generativa, che il business di Ddn ha cambiato dimensione.
Nel 2024 il fatturato era di circa 400 milioni di dollari. Un anno dopo è salito a 500 milioni. Per il 2026 la società prevede di raddoppiare i ricavi fino a raggiungere un miliardo di dollari grazie a contratti con clienti come xAI di Elon Musk e con governi impegnati nella costruzione di supercomputer nazionali dedicati all’intelligenza artificiale.
La crescita non riguarda soltanto Ddn. La domanda di componenti per data center è esplosa. SanDisk, produttore di memorie di archiviazione, ha visto il proprio titolo salire del 3.100% negli ultimi dodici mesi, raggiungendo una capitalizzazione di 210 miliardi di dollari. Micron, che produce memorie ancora più sofisticate, ha quadruplicato il fatturato anno su anno fino a 41,5 miliardi di dollari nel secondo trimestre del 2026, mentre il titolo è cresciuto di oltre il 615%.
Il messaggio di Bouzari è semplice: se un server Nvidia costa circa 500.000 dollari, a cui si aggiungono bollette energetiche enormi, ogni minuto di inattività pesa. Secondo Ddn questi sistemi rimangono spesso inutilizzati per circa due terzi del tempo.
Grazie al software sviluppato dall’azienda, i dati fluiscono molto più rapidamente da e verso le Gpu, consentendo di sfruttarle quasi senza tempi morti. “Siamo il motore dei dati che rende le Gpu redditizie e produttive”, afferma Bouzari.
Nel gennaio 2025 Blackstone ha investito 300 milioni di dollari in Ddn, valutando la società 5 miliardi di dollari.
L’operazione ha fatto lievitare il patrimonio dei due fondatori: Bouzari e Bloch possiedono ciascuno circa il 40% dell’azienda, una quota oggi valutata intorno ai 2 miliardi di dollari. Ma, secondo Bouzari, il valore aggiunto dell’accordo è soprattutto l’accesso ai clienti di Blackstone e al suo portafoglio di data center, che vale circa 325 miliardi di dollari.
Un mercato così redditizio ha inevitabilmente attirato nuovi concorrenti. Colossi come Dell, Pure Storage e NetApp vendono sistemi di archiviazione, ma hanno reagito con lentezza all’ondata dell’intelligenza artificiale. Startup come Weka e Hammerspace stanno conquistando nuovi clienti, ma il rivale più temibile è Vast Data, società di New York valutata 30 miliardi di dollari dopo un aumento di capitale da un miliardo raccolto ad aprile.
Vast fornisce software per l’archiviazione dati a CoreWeave e ad altre aziende specializzate nell’AI come Nebius e Mistral.
Trasformare una società di 28 anni in una startup agile ha comportato inevitabilmente alcune difficoltà. Per troppo tempo l’azienda aveva insistito nel vendere software e hardware come un unico pacchetto, mentre molti clienti avevano ormai iniziato a preferire l’acquisto autonomo dei sistemi di archiviazione. Soltanto nel 2023 ha iniziato a commercializzarlo come prodotto indipendente, seguendo una tendenza del mercato che vede sempre più clienti acquistare autonomamente l’hardware.
L’azienda continua a vendere anche rack di archiviazione, ma il software garantisce margini lordi superiori al 90%, contro circa il 60% dell’hardware. “È un’azienda che ha attraversato la pubertà dopo i vent’anni”, osserva John Watson, senior managing director di Blackstone. “Bouzari e Bloch non sono due ragazzi di 25 anni: sono imprenditori affermati e di enorme successo, ma hanno ancora una straordinaria voglia di vincere”.
Bouzari entrò nel settore dell’archiviazione dati poco dopo la laurea al Caltech. Nato a Parigi da genitori iraniani, fondò insieme all’amico di università Paul Bloch la società Mega Drive Systems, che nel 1998 generava circa 30 milioni di dollari di ricavi annui, ma competere direttamente con colossi come Ibm ed Emc era estremamente difficile per una realtà di piccole dimensioni. Nello stesso anno i due imprenditori crearono Ddn per risolvere un problema che i ricercatori dei principali laboratori scientifici continuavano a segnalare: gli hard disk non riuscivano a stare al passo con la velocità dei supercomputer.
Nel 2001 raccolsero quasi 10 milioni di dollari da investitori di venture capital. Secondo Bouzari fu un errore. I nuovi soci spinsero l’azienda verso il mercato corporate proprio mentre l’economia entrava in crisi dopo gli attentati dell’11 settembre. Con la liquidità in esaurimento, i fondi volevano vendere rapidamente la società.
I fondatori decisero invece di resistere. Ridussero il personale e convinsero i dipendenti rimasti a rinunciare temporaneamente a parte dello stipendio. “Una settimana di autonomia finanziaria diventò sei settimane e, nel frattempo, tornammo in utile”, ricorda Bouzari, che nel 2002 riacquistò le quote degli investitori.
Per molti anni, al di fuori del mondo dei supercomputer e dell’alta sartoria (Bouzari, in passato, si serviva dello stesso camiciaio di Karl Lagerfeld), pochi avevano motivo di conoscere Ddn. Nel 2008 aveva raggiunto i 100 milioni di dollari di ricavi; nel 2018 erano diventati 220 milioni, senza raccogliere un solo dollaro di capitale esterno. Quella redditività trasformò Ddn nel tipo di azienda capace di permettere a Bouzari non solo di acquistare yacht, ma addirittura di valutare l’acquisizione di un cantiere navale norvegese specializzato in navi della classe ‘explorer’. “Ci abbiamo provato, ma costruire navi è estremamente complicato”, ammette.
Oggi il suo obiettivo è ancora più ambizioso. Da marzo lavora a un nuovo data center a Wheeler, in Texas, destinato a raggiungere una capacità di 1,3 gigawatt, paragonabile a quella dei nuovi campus di Meta e sufficiente ad alimentare circa un milione di abitazioni. Il progetto potrebbe richiedere investimenti superiori ai 60 miliardi di dollari. Questa volta, però, il design non riguarda abiti eccentrici o appartamenti di lusso: l’obiettivo è costruire un’infrastruttura capace di far funzionare l’intelligenza artificiale in modo sempre più rapido, economico ed efficiente.
Parc de Bagatelle
Passeggiare nei suoi circa 24 ettari di giardini curati, accanto a un castello del XVIII secolo immerso nel Bois de Boulogne. “Ci andiamo spesso per ammirare i tanti pavoni che si muovono liberamente”.
Le Récamier
Un ristorante nel VII arrondissement celebre per i soufflé. Bouzari consiglia di provare il soufflé di lumache, oltre a foie gras, andouillette e crème brûlée.
L’Opéra Royal
Assistere a un’opera barocca o a un balletto nello storico teatro della Reggia di Versailles, inaugurato nel 1770 per celebrare il matrimonio tra Luigi XVI e Maria Antonietta. “Il direttore Laurent Brunner è un caro amico e, se sarete molto gentili, potrebbe mostrarvi persino le fondamenta del teatro”.
Maison Philippe Conticini
Per Bouzari nessun viaggio a Parigi è completo senza un croissant. Il suo preferito è quello gigante da 45 centimetri preparato dal celebre pasticcere Philippe Conticini. “Divino!”





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