La caccia al trofeo mette in pericolo la conservazione delle specie. L’allarme di Humane Society International

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credits HSUS
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Ogni anno entrano nell’UE circa 3.000 trofei di caccia di specie protette a livello internazionale: leoni, elefanti, zebre, orsi polari e molte altre specie minacciate o in pericolo di estinzione. Ciò fa dell’UE il secondo importatore di trofei al mondo dopo gli Stati Uniti, con più di 20mila trofei di caccia di animali appartenenti a 79 specie protette a livello internazionale importati dal 2014 al 2020, di cui 437 in Italia.

A causa dell’attività umana, un numero maggiore di specie è minacciato di estinzione rispetto al passato. Eppure, ogni anno migliaia di esemplari di specie protette a livello internazionale vengono uccisi per piacere ricreativo e per collezioni private, nonostante siano incluse nella Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (Cites).

La campagna #NotInMyWorld

Questi sono i dati allarmanti pubblicati dall’organizzazione internazionale per la protezione degli animali Humane Society International/Europe in un rapporto sul ruolo dell’Unione Europa nella
caccia al trofeo. L’Ong si sta mobilitando in Italia e in tutta l’UE con la campagna #NotInMyWorld per raggiungere le persone e smuovere i politici. L’obiettivo è quello di vietare l’importazione, l’esportazione e la riesportazione di trofei di caccia di specie protette, e un sondaggio rappresentativo mostra che 86% degli italiani si oppone alla caccia al trofeo.

Nel rapporto, Hsi/Europe rileva, sulla base di ricerche scientifiche, che la caccia al trofeo promuove le disuguaglianze geopolitiche e non porta benefici socio-economici significativi, confutando così uno degli argomenti più diffusi a favore di questa pratica, ovvero i presunti benefici per le economie locali. Rispetto alla caccia al trofeo, l’ecoturismo genera molte più entrate che possono essere utilizzate per la conservazione.

L’uccisione di animali imponenti

Trophy-Hunting - NotInMyWorld

L’abbattimento di un elefante maschio costa fino a 40mila dollari, ma lo stesso animale, se rimane in vita, può fruttare fino a 23mila dollari all’anno grazie al turismo fotografico. Quindi, nell’arco della sua vita, un singolo elefante ha un valore potenziale di 1,6 milioni di dollari, 40 volte quello che i cacciatori pagano per un’uccisione. Inoltre, i cacciatori di trofei uccidono animali particolarmente imponenti, eliminando così proprio gli individui chiave che sono particolarmente importanti per la salute delle popolazioni.

Questa caccia selettiva per i trofei è fatale, soprattutto per le specie le cui popolazioni sono già state decimate e sono minacciate. Alla luce di questi fatti, è difficile capire perché in Italia sia ancora permesso offrire la caccia a specie minacciate e protette nelle fiere di caccia e importare i loro trofei. Un recente sondaggio mostra che il 68% degli intervistati in Sudafrica, una delle mete principale per i cacciatori, è
contrario alla caccia al trofeo, con un aumento del 12% rispetto al 2018.

La prima proposta di legge sulla caccia al trofeo

In Italia, la campagna ha già fatto diversi, importanti progressi, tra i quali spiccano la petizione lanciata da HSI/Europe, che ha finora raccolto più di 43mila firme in Italia, nonché la presentazione della prima proposta di legge sull’argomento, riproposta recentemente in Parlamento ed elaborata per rispondere alle criticità legate al coinvolgimento dell’Italia nella caccia al trofeo, sollevate dal rapporto pubblicato nel 2021 da HSI/Europe.

La scorsa settimana l’Ong ha consegnato più di 4mila cartoline firmate da cittadini e cittadine italiani/e al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, che esortano il Ministro Gilberto Pichetto Fratin a vietare l’importazione, esportazione e ri-esportazione, verso e dall’Italia, dei trofei di caccia ottenuti da animali appartenenti a specie protette a livello internazionale.

L’organizzazione aveva lanciato nelle settimane precedenti un esplicito appello alla popolazione italiana, invitandola, tramite un’apposita piattaforma, a firmare una cartolina indirizzata al Ministro per sostenere la campagna #NotInMyWorld, in un momento politicamente cruciale per la tutela degli animali, visto l’insediamento del nuovo governo. “È ora che dall’estero si mandino cartoline, non trofei di caccia!”, questo lo slogan che accompagna la consegna delle cartoline.

Le parole di Martina Pluda di Hsi/Europe

“Chiediamo al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin di fare la propria parte per porre fine a questa attività crudele, dannosa e neo-coloniale, implementando in Italia un divieto di importazione, esportazione e ri-esportazione di trofei di caccia provenienti da specie protette. Un passo cruciale per fermare il coinvolgimento dell’Italia in questa macabra pratica”, ha dichiarato Martina Pluda, direttrice per l’Italia di Hsi/Europe.

“Riteniamo che sia giunto il momento che il governo italiano prenda le distanze dall’uccisione di animali a rischio e in via di estinzione, come stanno già facendo altri paesi europei e come ha recentemente chiesto anche il Parlamento Europeo. Europei e italiani si recano regolarmente all’estero per uccidere specie protette e portarne a casa parti del corpo come ‘souvenir’ da esporre come suppellettili, tavolini, tappeti o decorazioni d’interni”.

Humane Society International, che promuove il benessere degli animali in più di 50 Paesi, lavora in tutto il mondo per promuovere il rapporto uomo-animale, salvare e proteggere cani e gatti, migliorare il benessere degli animali da allevamento, salvaguardare la fauna selvatica, promuovere una ricerca senza animali, intervenire in caso di disastri naturali e combattere la crudeltà nei confronti degli animali in tutte le sue forme.

 

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