Skin
Leader

Una voce per lo sviluppo sostenibile e la responsabilità sociale, l’attivista Claudia Conte si racconta

Articolo di Mirko Crocoli

Cinema, letteratura, impresa, diritti umani, vita pubblica. A trent’anni Claudia Conte è tra le più giovani e visionarie rappresentanti del panorama culturale italiano. Dopo gli studi classici ha cominciato il suo percorso in teatro e al cinema grazie alla New York Film Academy, per poi approdare nel mondo dell’impresa con alle spalle una laurea in Giurisprudenza e due borse di studio: La Scuola Politica di Pellegrino Capaldo e Sabino Cassese e la Scuola di Politiche economiche e sociali Carlo Azeglio Ciampi.

Convinta sostenitrice della cultura ha fondato Far from Shallow, società benefit operante nel settore della sostenibilità. Uno dei pochi network del Paese in grado di unire istituzioni, politica, mondo del corporate, della finanza e della comunicazione per sensibilizzare le molteplici sfere d’influenze (così come i media e la carta stampata) sul valore dello sviluppo sostenibile.

Conte promuove i 17 Obiettivi dell’Agenda ONU 2030 attraverso progetti di utilità sociale in collaborazione con le principali realtà istituzionali: da Palazzo Madama a Montecitorio, da Bruxelles al Vaticano, passando per le sedi diplomatiche e le emittenti televisive.

Presente anche nel cda della Fondazione Marini San Pancrazio di Firenze, portavoce di Assobenefit e nel comitato scientifico dell’Academy Spadolini, Conte è volto di rassegne cinematografiche, mostre, premi ed eventi di beneficenza per enti del terzo settore come Unicef, Fondazione Bambino Gesù’ e Comunità di Sant’Egidio. Inoltre è autrice di romanzi di successo presentati al Salone internazionale del libro di Torino tra i quali Soffi Vitali. Quando il cuore ricomincia a battere, Il vino e le rose. L’eterna sfida tra il bene e il male e La legge del cuore. Storia di assassini, vigliacchi ed eroi, per Armando Curcio Editore.

Nella sua carriera, l’attivista ha ricevuto diversi riconoscimenti: dall’Oscar dei Giovani in Campidoglio al Premio Eccellenze Italiane in Senato. Infine è produttrice e volto di Women in Cinema Award presso la Mostra del Cinema di Venezia e la Festa del Cinema di Roma, giunto alla sua settima edizione. Potremmo definirla “influencer di valori” in quanto opinionista Rai e attiva anche sui social, ponendosi come figura di spicco che incarna la responsabilità sociale.

Cos’è per lei la cultura?

La cultura per me è uno strumento di riscossa e di emancipazione, di affrancamento dall’ignoranza e di libertà dai pregiudizi. È il viatico più importante per realizzare ogni cambiamento sociale. È dialogo tra persone, stati e continenti. Apertura verso altre culture. È lo strumento per ritrovare quel sogno che si chiama pace.

Ma la cultura è anche un grande motore di sviluppo economico. L’Italia, visto il suo patrimonio inestimabile di oggetti culturali (58 siti Unesco, 10mila musei e aree archeologiche, 100mila chiese per non parlare delle bellezze artistiche a cielo aperto) dovrebbe valorizzare la cultura trasformandola da spesa in asset con il supporto di fondazioni, banche e aziende per contribuire al sostegno di progetti e luoghi, in partnership con la pubblica amministrazione e le istituzioni. Ragionando in tal senso, si crea occupazione puntando su ciò per cui siamo apprezzati e amati in tutto il mondo, la cultura e la bellezza che sono la nostra identità.

Presentatrice, scrittrice, imprenditrice, opinionista tv: come riesce a coniugare tutto?

Da sempre mi appassionano i temi di cultura e attualità e studio lo scenario politico, e da sempre mi batto per i diritti umani nei Paesi in cui sono calpestati in maniera irragionevole, non discostandomi tuttavia da ciò che avviene anche più vicino a noi. Da sempre sogno un mondo senza ingiustizie e senza mafia.

Cerco così di impegnarmi per valorizzare e promuovere i valori in cui credo e che sono per me delle priorità, attraverso la mia professionalità. In questa ottica, scelgo gli eventi da presentare, i progetti da produrre, i temi da affrontare in tv o nei libri.

Sono felice di avere l’opportunità di esprimermi liberamente e di vivere in un Paese che, seppur lentamente, inizia a dare spazio ai giovani e alle donne che con impegno e tenacia tentano di costruirsi un proprio pensiero critico. Per arrivare a questo non ho mai smesso di studiare e impegnarmi, anche facendo sacrifici nel privato.

Cultura e sostenibilità: un binomio vincente che guarda al futuro. Ci spiega il suo punto di vista?

L’obiettivo che perseguo con la mia impresa culturale è creare un network virtuoso tra i diversi stakeholder del Paese (mondo delle istituzioni, del corporate, della finanza, dell’entertainment, dello sport) che spesso non comunicano tra loro. La cultura può rappresentare il trait d’union per fare sistema e dialogare su obiettivi comuni, come la solidarietà e il benessere del nostro Paese. Attraverso progetti culturali di diversa natura (film, libri, mostre d’arte, spettacoli dal vivo) è possibile promuovere lo sviluppo sostenibile affrontando i 17 Obiettivi dell’Agenda ONU 2030 (no poverty, diversity, inclusion, gender parity, peace and justice e tutti gli altri). Si parla spesso di sostenibilità ambientale, ma per la cultura sostenibile si parla e si fa poco. È un campo nuovo, che va quasi inventato insieme a veri e propri modelli di business replicabili.

Ci fa entrare nel comparto dei suoi lavori letterari?

Nel mio libro di esordio, Soffi Vitali. Quando il cuore ricomincia a battere, affronto il tema dell’amore. Il modo di pensare di chi ama è più vicino al bene, è più puro. Chi ama non dichiara guerra, non sparge miseria, è solidale.  Il secondo lavoro, Il Vino e le Rose. L’eterna sfida tra il bene e il male è un saggio travestito da romanzo nel quale, attraverso la storia di tre donne, affronto diversi temi sociali di scottante attualità.

La Legge del Cuore. Storia di assassini, vigliacchi ed eroi nasce per commemorare le vittime della mafia in occasione dei tristi recenti anniversari. Parla di una storia di illegalità, imposta dalle mafie a tutto il tessuto sociale ed economico del nostro Paese. E di alcune persone che hanno creduto che tutto ciò potesse non essere ineluttabile. Uomini e donne che hanno spontaneamente dedicato la loro vita al servizio di valori considerati superiori, anche alla loro stessa vita, come il bene comune, la giustizia, la lotta ai soprusi.

Romana, milanese adottiva, cittadina del mondo: come si considera? 

Sono cresciuta nel piccolo paese di 4mila abitanti che ha dato i natali al filosofo San Tommaso d’Aquino, attualmente vivo nella grande e bella Roma. Per studio prima e per lavoro ora, ho viaggiato e viaggio molto, in tutta Italia e all’estero.

Non dimentico le mie origini, certamente mi sento italiana e amo profondamente il mio Paese. Ma sono anche una cittadina del mondo e un’ambasciatrice del dialogo interculturale e inter-religioso tra i popoli. Grazie all’incontro tra culture e religioni, possiamo diminuire i conflitti e le discriminazioni e prefigurare politiche pubbliche volte all’integrazione dei migranti e delle minoranze etniche. 

Conduttrice di eventi che narrano la storia repubblicana di questo Paese, dalla mafia ai contesti degli anni di piombo e della cosiddetta strategia della tensione. Secondo lei si è fatta ampia verità su alcuni misteri del recente passato o c’è ancora tanta strada da percorrere?

Credo di no. Purtroppo gli interessi economici e della gestione del potere hanno sempre reso l’uomo distante dall’idea utopistica della giustizia e dell’umanità, intesa come pietas romana. Alcune grandi persone, che nel mio libro definisco ironicamente supereroi, hanno provato a scardinare i lucchetti che nascondono grandi e piccoli segreti ma sovente hanno pagato con la vita. La cultura, il coraggio, la sana aggregazione di uomini e idee possono aiutare a rendere più difficile la creazione di nuovi e crudeli segreti.

La chiave del successo? Un consiglio alle nuove generazioni?

Trovare chiavi e soprattutto distribuire consigli è quanto mai rischioso. Credo, obiettivamente, che la mia chiave sia stata la perseveranza. Sono una giovane self made woman in un mondo in cui credo sia necessario un maggiore dialogo intergenerazionale e un maggiore spazio alla meritocrazia.

In una società ancora troppo dominata dal maschio, le donne che hanno il desiderio di crescere e farsi spazio hanno vita dura. Il consiglio,  quindi,  non può che derivare da queste considerazioni: perseverare e dimostrare di essere capaci, ognuno nel proprio ambito.

Collabora senza sosta con tante fondazioni ed enti del terzo settore. Cosa significa aiutare i più bisognosi?

Credo di aver avuto molto dalla vita e quindi mi sento in dovere di restituire ciò che ho ricevuto dando tutto il mio sostegno e la mia vicinanza a chi ne ha bisogno. Nel dono della vita è meraviglioso trovare vita nuova da donare a chi soffre: donne e bambini vittime di violenze e abusi, traffico di esseri umani, persone in guerra che vedono violati brutalmente i propri diritti, persone che vivono nella povertà. Come dice Papa Francesco, tutti noi abbiamo la responsabilità di “dare loro il calore dell’amore che spezza il cerchio della solitudine”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Forbes.it CLICCANDO QUI .

Forbes.it è anche su WhatsApp: puoi iscriverti al canale CLICCANDO QUI .