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13 gennaio 2026

Trump minaccia tariffe del 25% contro i Paesi che commerciano con l’Iran

Il presidente Usa punta a colpire i partner economici di Teheran e ad aumentare la pressione sugli alleati internazionali
Trump minaccia tariffe del 25% contro i Paesi che commerciano con l’Iran

TEHRAN, IRAN – JANUARY 12: Security forces are seen during a pro-government rally on January 12, 2026 in Tehran, Iran. Tens of thousands of demonstrators gathered in Tehran’s Enqelab Square on Monday, as Mohammad Bagher Ghalibaf, speaker of the Iranian parliament, made a speech denouncing western intervention in Iran, following ongoing anti-government protests. In recent days, US President Donald Trump has repeatedly threatened military action if Iranian security forces kill protesters. (Photo by Stringer/Getty Images)

Carola Desimio
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Carola Desimio

“Con effetto immediato, qualsiasi Paese che intrattenga rapporti commerciali con la Repubblica Islamica dell’Iran dovrà pagare una tariffa del 25% su tutte le transazioni commerciali con gli Stati Uniti. Questo ordine è definitivo e vincolante”, ha annunciato Donald Trump su Truth.

Il presidente Usa punta a colpire i partner economici di Teheran e ad aumentare la pressione sugli alleati internazionali, mentre il Paese è attraversato da una delle più vaste ondate di proteste antigovernative degli ultimi anni, contro il regime degli ayatollah.

Cosa sta succedendo in Iran

  • Le manifestazioni sono iniziate il 28 dicembre, dopo il crollo del rial iraniano e la crisi economica aggravata dalle sanzioni internazionali legate al programma nucleare.
  • Le proteste si sono rapidamente trasformate in una sfida politica aperta al regime teocratico.
  • Le autorità iraniane hanno risposto con la massima durezza. Un funzionario iraniano ha riferito a Reuters che sarebbero circa duemila le persone uccise durante le proteste.
  • Da giovedì il Paese è isolato: internet spento, linee telefoniche internazionali bloccate.
  • Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che negli ultimi giorni ha ripetutamente minacciato di intervenire, sabato ha scritto sui social media: “L’Iran sta cercando la libertà, forse come mai prima d’ora. Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare”.

La crisi economica iraniana

Le proteste in Iran sono iniziate a causa delle difficili condizioni economiche che la popolazione deve affrontare. L’economia del Paese è da tempo in crisi, ma la situazione si è ulteriormente aggravata dopo la guerra di 12 giorni con Israele, combattuta lo scorso anno. Durante il conflitto, mirato a colpire il programma nucleare iraniano, sono stati uccisi diversi alti funzionari militari e scienziati, indebolendo ulteriormente l’apparato strategico del Paese.

La forte svalutazione del rial iraniano ha aggravato le difficoltà quotidiane della popolazione, già colpita da un’economia fragile. La situazione è stata ulteriormente peggiorata dalle nuove sanzioni statunitensi e dalla ripresa di alcune restrizioni delle Nazioni Unite.

La reazione della Cina

La Cina è il principale partner commerciale dell’Iran, con circa il 30% del commercio estero totale del Paese. Sul fronte energetico, Pechino è il primo importatore mondiale di petrolio e acquista oltre l’80% del greggio iraniano esportato via mare.

In risposta all’annuncio dei dazi del 25% sui Paesi che commerciano con Teheran, la Cina si è dichiarata contraria a “tutte le sanzioni unilaterali illegali”. In una nota dell’ambasciata cinese a Washington, Pechino ha condannato la misura e ribadito la propria posizione: “La nostra posizione contro l’imposizione di dazi indiscriminati è coerente e chiara. Le guerre commerciali non hanno vincitori, e la coercizione e la pressione non risolvono i problemi. La Cina adotterà tutte le misure necessarie per proteggere i propri legittimi diritti e interessi”.

 

 

 

 

 

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