
Articolo tratto dal numero di gennaio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
Wide Group è una delle realtà più dinamiche del brokeraggio assicurativo italiano, nata per costruire un modello industriale fondato sull’integrazione delle competenze e sul ruolo centrale dell’intermediario. Attraverso un ecosistema di tecnologie proprietarie, servizi condivisi e know-how verticale, il gruppo ha sviluppato un approccio che vuole unire solidità, innovazione e crescita sostenibile.
Il 2025 ha segnato una forte accelerazione: da un lato l’importante operazione di finanziamento con fondi gestiti da BlackRock, che sostiene il piano di espansione nazionale e internazionale; dall’altro l’ingresso di storiche realtà italiane del settore del brokeraggio.
Secondo la visione dei tre soci fondatori e managing partner – Gerardo Di Francesco, Matteo Barbini e Gianluca Melani –, in un mercato del brokeraggio assicurativo sempre più concentrato e guidato da logiche finanziarie, Wide Group si distingue per una visione diversa: quella di un progetto industriale fondato sull’integrazione, sulla valorizzazione delle persone e sul percorso di crescita nel lungo periodo. Un paradigma che cerca di coniugare performance economica e sviluppo umano e di proiettare l’azienda oltre i confini nazionali.
“Fin dalla nascita, Wide Group ha creduto che l’unione tra società di brokeraggio tradizionali del territorio potesse generare molto più di una semplice somma di risultati economici”, spiega Melani. “Ogni aggregazione è concepita come un incontro di esperienze, competenze e visioni imprenditoriali, in cui il know-how in segmenti verticali arricchisce l’offerta destinata ai clienti e, al contempo, valorizza il territorio che ciascun intermediario rappresenta”.
L’obiettivo non è centralizzare, ma integrare, costruendo un ecosistema di professionisti che, nel segno della continuità verso i clienti, benefici al tempo stesso di strumenti innovativi, tecnologie e servizi condivisi. “La crescita di Wide Group si fonda su una leadership diffusa e profondamente umana”, aggiunge Barbini. “I nostri broker, dipendenti e collaboratori entrano nel cuore del progetto, portano visione e la trasformano in azione.
Ogni acquisizione o aggregazione non è mai solo un’operazione, ma un’opportunità unica per rafforzare il management, diventando parte attiva e promotrice della strategia aziendale e del progetto condiviso. Il nostro modello, modulare e flessibile, raccoglie ciò che storicamente ha funzionato in ciascuna realtà e lo rilancia. In questo modo creiamo una nuova Wide Group, giorno dopo giorno”.
In questo contesto, la piattaforma tecnologica proprietaria Policy è uno degli asset più importanti del gruppo. Gerardo Di Francesco spiega che si tratta di un cambio di paradigma: “Non è una tecnologia acquistata all’esterno, ma un’infrastruttura sviluppata in house, che è nata dai bisogni dei professionisti del settore e cresce grazie all’esperienza delle società che entrano nel gruppo. Questo ci permette di standardizzare i processi pur mantenendo la personalizzazione, di ridurre drasticamente la complessità operativa e di abbracciare la rivoluzione tecnologica del prossimo futuro”.
Digitalizzazione, intelligenza artificiale e piattaforme verticali stanno cambiando il ruolo dell’intermediario e anche questa professione dovrà evolvere. Secondo i fondatori di Wide Group, il broker di domani dovrà unire capacità consulenziale e competenze tecniche, supportate da tecnologia avanzata. L’IA non sostituirà il consulente, ma potenzierà la sua capacità di analisi, di gestione dei rischi e di relazione con il cliente. Wide Group, in questa prospettiva, sarà un abilitatore, lavorando per offrire strumenti digitali che liberano tempo e risorse, permettendo ai professionisti di concentrarsi sul valore aggiunto della consulenza. La tecnologia diventa quindi un mezzo, non un fine.
Wide Group guarda ora ai principali mercati europei. La sfida è quella di replicare il modello all’estero, mantenendo radicamento territoriale e autonomia locale. “Il progetto di sviluppo internazionale è la naturale evoluzione di un impianto che ha già dimostrato di essere scalabile e sostenibile”, spiegano i fondatori. “L’obiettivo è riproporre l’approccio operativo italiano di Wide Group, basato su integrazione, innovazione e valorizzazione delle competenze locali, nei principali mercati europei.
A partire da quello londinese, per poi guardare anche a paesi con un’economia simile, come Spagna e Grecia, con una presenza che mantenga la tecnologia come fattore abilitante e la centralità dell’intermediario come valore distintivo”. Tra le operazioni più recenti ci sono gli ingressi della Ariostea Broker di Ferrara, specializzata nella tutela di imprese e realtà del settore agricolo, e di Acf, realtà romana fondata nel 2011, specializzata nel settore dei trasporti.
L’altro importante avvenimento di quest’anno è il finanziamento da parte di fondi gestiti da BlackRock, completato a luglio e finalizzato a sostenere l’espansione del gruppo, con la possibilità di mettere a disposizione fino a 300 milioni di euro. “BlackRock ha creduto nella solidità del nostro modello”, dice Di Francesco. “Il capitale ci permette di accelerare senza snaturare ciò che ci ha portato fin qui. Investiremo in tecnologia, sull’evoluzione della piattaforma Policy, sulla crescita internazionale e sul rafforzamento del management”. Per il gruppo, quindi, “non cambia la visione: cambia la velocità con cui può essere realizzata”.
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