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5 febbraio 2026

Cambiare azienda per aumentare lo stipendio, per il 71% non è adeguato alle responsabilità

Ral sotto la media, benefit e lavoro da remoto guidano le scelte, mentre lo skill gap resta una sfida per aziende e talenti
Cambiare azienda per aumentare lo stipendio, per il 71% non è adeguato alle responsabilità

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Il settore technology si trova in una fase di forte fermento. Nei prossimi dodici mesi oltre sei aziende su dieci prevedono di ampliare il proprio organico, aprendo nuove opportunità per i professionisti. Ma a crescere non è solo la domanda di talenti: aumenta anche la propensione al cambiamento. Più di cinque lavoratori su dieci si dichiarano pronti a cambiare azienda entro un anno, spesso con l’obiettivo di migliorare le proprie condizioni economiche e professionali.

Retribuzioni sotto pressione e voglia di cambiamento

La retribuzione resta infatti un tema centrale: la Ral media annuale del settore technology è di 50.730 euro, inferiore alla media nazionale di 56.360 euro, ma ben 7 lavoratori su 10 non la considerano adeguata alle responsabilità ricoperte. Inoltre, guardando alla propria esperienza, i professionisti confermano che il principale modo per aumentare la propria retribuzione è quello di cambiare l’azienda (40%), e nella scelta conta sempre di più il lavoro da remoto e i benefit.

La fotografia del mercato: i dati della Hays Salary Guide 2026

È la fotografia emersa dal report annuale Hays Salary Guide 2026 presentato oggi da Hays Italia durante un evento dedicato, con l’obiettivo di monitorare i principali trend del mercato del lavoro in Italia per l’anno 2025 e le aspettative per il 2026. L’indagine è stata condotta su un campione di circa milletrecento intervistati tra colletti bianchi e aziende, di diversi settori.

A partire da questi dati, è stata poi elaborata una panoramica di approfondimento dedicata al settore Technology, estrapolando le evidenze più rilevanti emerse dall’analisi complessiva. È un segnale chiaro per le imprese: oggi l’attrattività non si gioca solo sul salario, ma su un’offerta complessiva che valorizzi crescita interna, retribuzione e benefit in modo coerente con le aspettative delle persone.

Le scelte strategiche per il 2026

“Il 2026 non sarà un anno di attesa, ma di scelte strategiche”, commenta Chris Dottie, Managing Director di Hays Italia”. In un mercato del lavoro in cui le persone valutano sempre più il pacchetto complessivo — retribuzione, benefit, qualità dell’ambiente e contenuto del ruolo — le aziende devono agire su tre fronti: trasparenza salariale, per prepararsi alla nuova normativa e rafforzare fiducia ed equità; sviluppo delle competenze, per colmare gli skill gap con percorsi chiari di crescita; e Intelligenza Artificiale, da integrare in modo responsabile per aumentare produttività e valore. Allo stesso tempo, diventa essenziale costruire percorsi di crescita chiari e sostenibili, valorizzare correttamente l’impegno richiesto e creare contesti inclusivi e flessibili. Oggi attrarre e trattenere talenti significa investire in persone, competenze e cultura: chi anticipa il cambiamento lo trasforma in un vantaggio competitivo”.

Mobilità e carriera: il nodo dei percorsi di crescita

Sul fronte retributivo, la Hays Salary Guide 2026 conferma che per molti professionisti l’aumento passa ancora dalla mobilità: la principale motivazione legata all’incremento dello stipendio – anche nel settore technology – è infatti il cambio di azienda (40%). Guardando al 2026, la mobilità resta un’opzione concreta per una quota rilevante di professionisti (54%), un dato superiore alla media nazionale di ben 10 punti percentuali (44%). Questo anche perché, sul fronte dei percorsi di carriera aziendale, per più di 5 rispondenti su 10 i meccanismi di crescita interna delle aziende di settore risultano ancora poco chiari o poco strutturati: nel 32% dei casi manca del tutto una struttura di promozione definita, mentre per il 23% le promozioni avvengono ma con criteri non sempre trasparenti.

Sul piano dei livelli retributivi, la Ral media nazionale del settore Technology è di 50.730 euro, inferiore alla media nazionale di 56.360 euro. Per esperienza, la retribuzione cresce progressivamente: si parte da 39.710 euro per profili con 2–5 anni di esperienza, si sale a 55.820 euro nella fascia 5–10 anni e si arriva a 70.320 euro oltre i 10 anni.

Benefit e flessibilità: il valore dell’offerta complessiva

Tra i fattori più importanti per il settore technology al primo posto vi è il lavoro da remoto (55%), seguito dal pacchetto di benefit (53%), un dato che conferma il peso crescente di questo elemento nella valutazione delle opportunità professionali, mentre al terzo posto troviamo ruoli o progetti stimolanti (45%).

A fronte di questa aspettativa, tra i benefit più frequentemente offerti dalle aziende del settore spiccano i buoni pasto, seguiti da lavoro flessibile, oltre a programmi di formazione interna e tecnologia per il lavoro mobile.

Competenze: un gap riconosciuto, ma non ancora colmato

Sul tema competenze emerge un disallineamento tra bisogni percepiti dai professionisti e risposte messe in campo dalle aziende. Il 49% dei lavoratori del settore Technology riconosce di avere competenze utili, ma di avere la necessità di aggiornarsi, trovando però poco supporto dal proprio datore di lavoro, oppure limitato all’accesso a piattaforme online.

Anche le aziende confermano il gap di competenze: quasi tutte ne hanno riscontrato uno negli ultimi 12 mesi. Per affrontarlo, indicano di offrire principalmente programmi di formazione interna o workshop, insieme a piattaforme di apprendimento online.

Intelligenza artificiale: adozione in crescita, formazione decisiva

L’intelligenza artificiale entra sempre più nelle attività quotidiane e viene percepita prevalentemente come una leva di supporto. Tra i professionisti del Technology, il 67% dichiara di utilizzarla regolarmente sul lavoro, un dato sensibilmente superiore alla media nazionale del 52%. I vantaggi percepiti sono soprattutto supporto nell’analisi dei dati (62%), maggiore produttività ed efficienza (52%), e creatività/generazione di idee (36%). Un approccio complessivamente positivo che si riflette anche nella disponibilità a formarsi: l’88% sarebbe disposto a partecipare a workshop o corsi di formazione in IA.

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