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6 febbraio 2026

L’AI non è più una scommessa: è tempo di risultati concreti

L’AI è già leva strategica: ROI in crescita, processi trasformati e nuove opportunità competitive per le imprese italiane
L’AI non è più una scommessa: è tempo di risultati concreti

In the System Control Room Chief Engineer Thinks While Standing Before Big Screen with Interactive Map on it. Data Center is Full of Monitors Showing Graphics.

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L’intelligenza artificiale ha superato la fase delle promesse. Oggi, per un numero crescente di aziende, è già una leva strategica che genera valore di business. Lo dimostrano i risultati di una recente ricerca che abbiamo condotto con Oxford Economics intervistando 1600 leader aziendali in tutto il mondo. Secondo questa analisi, le organizzazioni che hanno investito in AI nel 2025 hanno ottenuto un ritorno sull’investimento del 16%, destinato a salire fino al 31% entro i prossimi due anni.

Sono numeri significativi, che raccontano un cambiamento profondo: l’AI non è più una tecnologia “sperimentale”, bensì un fattore competitivo cruciale. E lo è anche per le imprese italiane, chiamate a crescere in un paese con un tassi di natalità negativo, forti pressioni sui costi, e carenza di competenze digitali. Secondo lo studio, entro il 2029, l’intelligenza artificiale diventerà una componente centrale dei processi decisionali, operativi e di relazione con il cliente per la grande maggioranza delle organizzazioni. Solo il 3% ritiene infatti che l’AI non giocherà un ruolo strutturale nel proprio modello di business.

Carla Masperi, Amministratore Delegato di SAP Italia

L’Italia tra pragmatismo e opportunità

Nel contesto italiano, questo dato assume un significato particolare. Le imprese del nostro Paese, dalle grandi realtà industriali alle PMI che costituiscono l’ossatura del sistema economico, si distinguono per un approccio pragmatico alla tecnologia: si investe quando il valore è chiaro, misurabile e sostenibile nel tempo. È anche per questo che vediamo crescere l’interesse verso soluzioni di intelligenza artificiale integrate nei processi core, dalla pianificazione della supply chain alla gestione finanziaria, dalla manutenzione predittiva alla customer experience, piuttosto che verso progetti isolati o puramente sperimentali.

Ad esempio, MD, tra i principali operatori italiani della GDO discount, ha utilizzato l’AI per digitalizzare e automatizzare il processo di Entrata Merci. La lettura e validazione automatica delle bolle di consegna, integrate nei sistemi gestionali, ha trasformato un’attività tradizionalmente manuale in un flusso tracciabile e standardizzato. Il risultato è una riduzione di oltre il 70% del lavoro manuale, con benefici in termini di efficienza operativa e qualità dei dati.

Dati e governance: il vero terreno di gioco

Se l’AI è il motore, i dati sono il carburante. In Italia, questo tema si intreccia con questioni centrali come la protezione del dato, la conformità normativa, il cloud sovrano e la resilienza digitale. Non è un caso che sempre più organizzazioni, pubbliche e private, chiedano soluzioni che garantiscano controllo, sicurezza e trasparenza, senza rinunciare alla scalabilità e all’innovazione.

A complicare il quadro c’è il fenomeno della shadow AI: il 77% delle aziende esprime preoccupazione per l’uso non autorizzato di strumenti di intelligenza artificiale, spesso adottati dai dipendenti senza adeguata governance. Un rischio che riguarda da vicino anche le imprese italiane, soprattutto in assenza di policy chiare e piattaforme integrate.

Dall’AI generativa all’AI agentica: la prossima frontiera

Guardando al futuro, la vera svolta sarà rappresentata dall’AI agentica: sistemi intelligenti e autonomi in grado non solo di generare contenuti o automatizzare singole attività, ma di pianificare, agire e collaborare lungo processi aziendali complessi. Oggi solo una minoranza delle aziende si dichiara pienamente pronta a scalare questa tecnologia, ma le aspettative sono elevate: oltre il 75% delle imprese riconosce un potenziale trasformativo significativo degli agenti AI, e due terzi ritengono che possano creare valore concreto orchestrando flussi di lavoro trasversali.

Per l’Italia, l’AI agentica rappresenta un’opportunità straordinaria: aumentare la produttività, compensare il divario di skill, liberare risorse dalle attività ripetitive e consentire alle persone di concentrarsi su decisioni a maggiore valore aggiunto.

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