Il Festival di Sanremo si conferma, anno dopo anno, l’evento mediatico più seguito in Italia e uno dei principali moltiplicatori economici del Paese. All’alto tasso di share televisivo, anche se il numero dei telespettatori è sotto le aspettative, si accompagna un aumento significativo dei flussi turistici verso la cittadina, trasformata per una settimana in un hub musicale, televisivo e commerciale. Ma non tutto fila per il verso liscio in Riviera: a molti fattori positivi, si contrappongono infatti diverse stonature.
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Secondo il report di Jfc, l’edizione 2026 porterà in città 7.248 turisti (+7,3%) e 39.611 presenze complessive (+14,3%) rispetto al 2025, con una permanenza media salita a 5,5 notti rispetto alle 5,1 del 2025. Un dato che certifica il consolidamento di un turismo “festivaliero” sempre più strutturato.
Alloggi: domanda in crescita, offerta sotto pressione
L’aumento dei flussi non trova però una risposta adeguata sul fronte dell’ospitalità. Alloggiare nelle vicinanze del Teatro Ariston è diventato complesso non solo per il pubblico, ma anche per artisti e addetti ai lavori. Le major discografiche – Sony, Universal, Warner e Island Records – riservano con largo anticipo gli alberghi centrali, lamentando rincari che, nel 2026, arrivano fino al 40% rispetto all’anno precedente. Questa occupazione massiccia riduce drasticamente la disponibilità residua.
Non sorprende quindi che anche ospiti di primo piano siano costretti a soluzioni alternative: l’attrice Pilar Fogliati, protagonista della seconda serata, ha soggiornato a Bordighera, a circa 20 minuti di auto dal centro. Nel complesso, il 62,8% dei visitatori ha scelto un hotel (dato in lieve calo), mentre il 37,2% ha optato per soluzioni extra-alberghiere. L’80,8% pernotta comunque nel comune di Sanremo, mentre il restante 19,2% si distribuisce nei territori limitrofi.
Trasporti: il collo di bottiglia degli spostamenti
La pressione si fa sentire anche sul sistema dei trasporti. I taxi disponibili in città sono appena 48, un numero largamente insufficiente nei giorni del Festival. Il risultato è una mobilità spesso congestionata e, nelle ore notturne, un servizio difficile da reperire. Nonostante questo, il comparto dei trasporti – tra mezzi pubblici, parcheggi e mobilità privata – registra un incremento di incassi del +44,6% rispetto al 2025, segno di una domanda molto superiore all’offerta.
Impatto economico complessivo: 252 milioni di euro
Dal punto di vista macroeconomico, l’analisi di EY stima per il Festival 2026 un impatto economico complessivo di 252,1 milioni di euro, in crescita rispetto ai 245 milioni del 2025. Il valore aggiunto generato si attesta intorno ai 96 milioni, con oltre 1.300 posti di lavoro attivati.
Nel dettaglio, l’impatto diretto sulla produzione sfiora i 102 milioni, a cui si sommano circa 110 milioni di effetti indiretti e quasi 40 milioni di indotto. La spesa giornaliera per spettatore resta intorno ai 500 euro, includendo l’alloggio, che assorbe circa 300 euro del totale, i trasporti e la ristorazione.
Un capitolo centrale riguarda sponsor e pubblicità: il contributo complessivo è stimato in circa 176 milioni di euro. Una cifra che include investimenti in spazi televisivi, branded content, attivazioni sul territorio e iniziative digitali. La settimana di Sanremo si conferma così la più attrattiva per il mercato pubblicitario italiano e, di conseguenza, la più costosa per le aziende: per uno spot di 15 secondi si spendono fino a 300mila euro, per una telepromozione fino a 2 milioni.
Settori vincenti e settori in affanno
I benefici economici non si distribuiscono in modo uniforme. Ospitalità e ristorazione guidano la crescita: il food & beverage segna un +52,9% di fatturato, mentre l’hospitality cresce del 27,3%. Entrambi superano di gran lunga l’incremento medio complessivo dei benefici economici (+9,2%).
Di segno opposto il commercio al dettaglio, per cui si stima una contrazione del 14,9%. Un dato che evidenzia come l’aumento delle presenze non si traduca automaticamente in maggiori vendite per tutti gli esercenti.
Occupazione e redditi: un effetto paradosso
Sul fronte occupazionale, il valore complessivo della forza lavoro cresce del 17%. Tuttavia, questo aumento di reddito non si riflette in una maggiore spesa sul territorio: al contrario, i consumi locali degli occupati calano del 17,4%. Un segnale che suggerisce una redistribuzione solo parziale dei benefici economici generati dal Festival.
Le ombre nei dati
Non mancano segnali di rallentamento. Il valore aggiunto complessivo – assimilabile al pil generato – scende da 97,9 a 95,9 milioni (-2%). Ancora più marcato il calo dei posti di lavoro equivalenti a tempo pieno (Fte), che passano da 1.459 a 1.310 (-10,2%).
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Acuti e stonature a Sanremo. Le note dolenti del Festival fanno rumore | Forbes Italia