
Federico Bricolo, Federico Veronesi, Giovanni Scapagnini, Sandro Veronesi
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Rendere il vino accessibile a tutti: non solo agli appassionati esperti, ma a chiunque voglia avvicinarsi a questo mondo e al suo patrimonio culturale senza sentirsi fuori luogo. Parte da qui l’obiettivo della conferenza “Vino e Longevità. Salute, cultura, convivialità e tendenze”, con cui Signorvino, la cantina italiana fondata da Sandro Veronesi, patron del Gruppo Oniverse, e con Federico Veronesi amministratore delegato, ha presentato l’Accademia Internazionale del Bere in Salute, un organismo scientifico e culturale con vocazione divulgativa, nato per restituire al vino una narrazione fondata sull’evidenza, sottraendola alle semplificazioni che hanno dominato il dibattito pubblico degli ultimi anni.
L’evento si è svolto nella seconda giornata di Vinitaly 2026, presso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, dove il vino è stato valorizzato come pratica culturale e sociale, inserito in un modello di vita consapevole.
“Il settore vive una fase di profonda trasformazione, in cui la comunicazione sulla salute gioca un ruolo determinante. Noi di Signorvino – 43 locali di cui due all’estero, a Parigi e Praga, con oltre 2000 etichette raccontate dai wine specialist – lavoriamo ogni giorno per avvicinare le persone al vino in modo consapevole senza barriere, senza sovrastrutture. Ma su un tema come quello della salute non possiamo parlare da soli: abbiamo bisogno della scienza. L’Accademia nasce esattamente da questa esigenza: mettere dati e ricerca al servizio di chi vuole capire e conoscere, non solo di chi vuole bere”, ha raccontato Federico Veronesi, ad di Signorvino e Oniwines. “Il riconoscimento della Cucina Italiana come Patrimonio UNESCO ci ricorda che mangiare e bere secondo le nostre tradizioni non è un atto privato: è un atto comunitario, che trasmette saperi, genera benessere, crea legami. In questo quadro, il vino non è mai stato solo una bevanda: è parte integrante di un modello di vita che il mondo ci invidia e che la scienza oggi ci dice di proteggere”.
Il presidente del Gruppo Oniverse Sandro Veronesi ha sottolineato l’importanza di affidarsi ad alcuni esperti, per effettuare ricerche sul tema: “L’Italia è tra i paesi con la più alta aspettativa di vita al mondo, e il vino fa parte integrante del nostro modello alimentare e culturale da millenni. Di fronte a un dibattito sempre più polarizzato, abbiamo ritenuto necessario affidare alla scienza il compito di rispondere con rigore. Da quella scelta è nata l’Accademia”.
Alla conferenza erano presenti anche il presidente di Veronafiere Federico Bricolo, definendo Signorvino “un’azienda che sta rompendo gli schemi”, il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, e il presidente dell’Agenzia ICE Matteo Zoppas, che ha sottolineato la rilevanza strategica dell’iniziativa per la promozione del modello alimentare e culturale italiano nel mondo.

Giovanni Scapagnini, professore ordinario di Nutrizione Clinica all’Università del Molise tra i massimi esperti italiani di geroscienze nutrizionali e longevità, è l’ideatore del comitato scientifico. Scapagnini ha aperto i lavori tracciando una distinzione rilevante: il vino non è assimilabile all’alcol in senso generico e si pone, rispetto ad esso, in una posizione scientificamente distinta. A sostegno, ha presentato due studi recenti che evidenziano che un consumo moderato di vino nell’ambito della Dieta Mediterranea rallenta l’invecchiamento biologico in modo significativo, effetto assente con la stessa quantità di etanolo assunta da birra o superalcolici. Inoltre, la riduzione del rischio di mortalità cardiovascolare nei consumatori moderati di vino si quantifica in un -21%, contro un +9% per chi consuma la stessa quantità di alcol da altre fonti.
“Il vino, se inserito in un contesto di consumo consapevole, agisce come uno scudo contro lo stress, favorendo il relax e la socialità e contribuendo così a ridurre le tensioni quotidiane che minano la qualità della vita moderna. Questa funzione psicofisica si riflette direttamente sulla longevità”, ha dichiarato Scapagnini.
La professoressa della UCLA specializzata in Epidemiologia nutrizionale e microbioma, Karin B. Michels, ha ricordato come il vino nel Medioevo venisse usato al posto dell’acqua, che al tempo era contaminata, salvando vite. “Il vino è un alimento fermentato, non una bevanda alcolica tout court, e questa differenza ha conseguenze biologiche rilevanti. La fermentazione preserva e arricchisce il microbioma intestinale, il nostro più importante organo immunitario”. Il vino ha quindi un impatto positivo sul metabolismo e abbassa il colesterolo cattivo, inoltre fa bene al nostro cervello, riducendo il rischio di demenza.
Il professore di Nutraceutica e prevenzione cardiovascolare dell’Università di Bologna, Arrigo F.G. Cicero ha elogiato il modello mediterraneo, dove gli studi mostrano sistematicamente effetti protettivi perché il consumo è integrato nei pasti e nella socialità.
Giovambattista Desideri, professore di Medicina interna e Geriatria alla Sapienza, ha parlato del vino come alleato geriatrico, elogiando la convivialità e la socializzazione: “L’isolamento sociale è oggi riconosciuto come fattore di rischio clinico. Il vino condiviso a tavola non è un dettaglio culturale accessorio, ma parte integrante di un modello di vita che la medicina geriatrica studia come fattore di protezione”.
Il professor Paolo Francalacci, genetista delle popolazioni e studioso di DNA antico, ha portato la prospettiva dell’evoluzione del nostro rapporto con l’alcol. Una recente ricerca pubblicata su Science colloca la vite tra le prime forme di coltivazione della storia umana, contemporanea o addirittura precedente alla panificazione: “La nostra agricoltura parte dal vino, non solo dal pane. In prospettiva evolutiva, il vantaggio selettivo associato al consumo di bevande fermentate non è stato individuale, ma collettivo. Il vino ha contribuito alla coesione del gruppo sociale, alla sicurezza alimentare e alla trasmissione culturale: una strategia evolutiva prima ancora che una scelta alimentare. Non siamo noi ad aver scoperto l’alcol, ma è l’alcol che ha trovato noi”.

Il professor Eugenio Luigi Iorio, specializzato in Biochimica clinica e redox medicine, ha parlato di come la “vinificazione rappresenta uno dei passaggi più significativi nell’evoluzione culturale della specie umana: il primo esempio documentato di intervento consapevole dell’uomo su un processo biologico complesso, contemporaneo o precedente alla stessa panificazione”. L’uomo, in questo contesto, non è più un cacciatore passivo, ma è diventato un dominus naturae.
Infine, il professore di Anatomia Umana, istologia e medicina rigenerativa, Andrea Sbarbati ha proposto una lettura del vino come sistema di attivazione biologica multisensoriale, costruita attorno a un’immagine: “Il vino è come una mano che tocca sei tasti contemporaneamente, e da questi sei tasti escono sinfonie”.
Signorvino ha annunciato tre direttrici di lavoro per il futuro:






