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18 maggio 2026

Come il miliardario cofondatore di Robinhood vuole installare data center nello spazio

La startup di Baiju Bhatt punta a rivoluzionare l’AI con data center spaziali alimentati dal Sole e una rete orbitale integrata proprietaria
Come il miliardario cofondatore di Robinhood vuole installare data center nello spazio

Photo by Tasos Katopodis/Getty Images for Semafor World Economy

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Cowboy Space Corporation, la startup spaziale fondata dal cofondatore di Robinhood Baiju Bhatt, accelera la corsa ai data center orbitali con l’annuncio di un maxi round da 275 milioni di dollari. L’operazione di Serie B, che porta la valutazione della società a 2 miliardi di dollari, è stata guidata da Index Ventures con la partecipazione di nuovi investitori come Ivp, Blossom Capital e Saic, oltre ai soci già presenti tra cui Andreessen Horowitz, Nea e Breakthrough Energy Ventures. Contestualmente, la società ha annunciato il rebranding: il nome Aetherflux, utilizzato dalla fondazione nel 2024, lascia spazio a Cowboy Space Corporation.

L’ambizione della startup è tra le più radicali emerse negli ultimi anni nel settore space-tech: costruire infrastrutture completamente integrate per alimentare ed eseguire carichi di intelligenza artificiale direttamente nello spazio. In pratica, Cowboy punta a sviluppare una rete di data center orbitanti alimentati da energia solare continua, sfruttando l’orbita terrestre bassa per superare i limiti energetici e infrastrutturali che stanno rallentando la crescita dell’AI sulla Terra.

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L’ambizioso progetto di Baiju Bhatt

Il progetto combina tre elementi progettati insieme sin dall’inizio: una costellazione di satelliti in Low Earth Orbit, un razzo proprietario per il lancio e moduli di calcolo sviluppati specificamente per l’ambiente spaziale. La differenza rispetto ai tradizionali modelli satellitari sta nel fatto che il razzo e il payload non vengono trattati come due sistemi separati. Lo stadio superiore del vettore sarà infatti trasformato direttamente in un data center orbitale da 1 megawatt una volta raggiunta l’orbita, eliminando componenti ridondanti e massimizzando la capacità computazionale disponibile.

L’obiettivo è costruire infrastrutture ottimizzate esclusivamente per il calcolo ad alte prestazioni e per l’intelligenza artificiale. Cowboy collaborerà inoltre con Nvidia per integrare i moduli AI Space-1 Vera Rubin, progettati per supportare carichi computazionali avanzati in orbita.

La sfida energetica dell’AI nei data center

Dietro questa corsa allo spazio c’è un problema ormai evidente per le Big Tech: la crescente domanda energetica generata dall’intelligenza artificiale. I nuovi data center terrestri richiedono enormi quantità di elettricità e acqua per il raffreddamento, generando opposizioni locali e costi sempre più elevati. In questo scenario, lo spazio viene visto come una possibile soluzione grazie all’energia solare praticamente continua disponibile in determinate orbite.

Restano però enormi interrogativi tecnici ed economici. Una delle sfide principali riguarda la dissipazione del calore generato dalle Gpu necessarie per i carichi AI. In assenza di atmosfera, raffreddare sistemi di questa scala nello spazio rappresenta un problema complesso. Cowboy sta studiando l’utilizzo del fairing del razzo come gigantesco radiatore orbitale, ma il progetto è ancora in fase di sviluppo.

Anche la roadmap è estremamente aggressiva. L’azienda punta a lanciare il primo satellite entro la fine del 2026 per dimostrare la trasmissione di energia dallo spazio verso la Terra e mira a mettere in orbita il primo vero data center entro il 2028. Tempistiche che diversi osservatori considerano molto ambiziose, soprattutto considerando che società come SpaceX e Blue Origin hanno impiegato oltre un decennio per sviluppare sistemi riutilizzabili comparabili. Per questo Cowboy ha reclutato ingegneri provenienti da SpaceX, Nasa, Kuiper, Astranis e Nvidia, oltre a figure chiave dell’ex team propulsione di Blue Origin.

Chi è Baiju Bhatt

Baiju Bhatt è uno degli imprenditori più ricchi e influenti emersi dalla fintech americana dell’ultimo decennio. Nato negli Stati Uniti da famiglia di origini indiane, nel 2013 ha cofondato insieme a Vlad Tenev la piattaforma di trading senza commissioni Robinhood, rivoluzionando il settore del brokeraggio retail.

Bhatt è stato co-ceo della società fino al 2020, successivamente chief creative officer, per poi lasciare il ruolo operativo nel marzo 2024 mantenendo però il posto nel board. Robinhood si è quotata al Nasdaq nel 2021 con una valutazione di circa 32 miliardi di dollari, diventando uno dei simboli della democratizzazione degli investimenti finanziari negli Stati Uniti.

Secondo le stime di Forbes, il patrimonio di Bhatt è pari a circa 4,6 miliardi di dollari, collocandolo intorno alla posizione numero 926 tra le persone più ricche al mondo. Mantiene una quota vicina al 6% di Robinhood e oggi sta investendo gran parte della propria attenzione nel settore spaziale, con l’obiettivo dichiarato di creare la prossima grande infrastruttura tecnologica per l’era dell’intelligenza artificiale.