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27 maggio 2026

Chi è Jony Ive, il designer dell’iPhone che ha progettato la Ferrari Luce

Per anni è stato tra i più fidati collaboratori di Steve Jobs. Ora è accusato di avere creato una specie di prodotto Apple su ruote
Chi è Jony Ive, il designer dell’iPhone che ha progettato la Ferrari Luce

Jony Ive (foto Brian Ach/Getty Images for The New Yorker)

Matteo Novarini
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Matteo Novarini

Sul web l’hanno paragonata alla Fiat Multipla e a quelle ‘auto del futuro’ viste in film di fantascienza anni ’90 come Demolition Man. Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari tra il 1991 e il 2014, ha parlato del pericolo di “distruzione di un mito” e auspicato la rimozione del simbolo del cavallino rampante. “Questa è una macchina che almeno i cinesi non ci copieranno”, ha detto. La nuova Ferrari Luce non è piaciuta quasi a nessuno. Nemmeno ai mercati: subito dopo la presentazione, il titolo ha perso il 6% in Borsa.

Molti critici hanno paragonato la Luce a una specie di prodotto Apple su ruote. Non è un caso: a progettarla è stato Sir Jonathan ‘Jony’ Ive, ex capo del design di Apple, l’uomo dietro prodotti come iMac, iPod, iPhone, iPad e Apple Watch. John Elkann lo ha scelto proprio per questo: in passato ha detto che l’Apple Watch è “probabilmente l’esempio di maggiore successo” di rivisitazione digitale di un prodotto analogico. Per qualcuno, Ive ha realizzato, sotto il marchio Ferrari, quella Apple Car di cui si è parlato per anni e che alla fine non è mai entrata in produzione.

Chi è Jony Ive

Ive, originario di Londra, ha 59 anni e ne ha passati 30 in Apple. Figlio di un argentiere, in un’intervista a Time ha raccontato che fu proprio la passione per le auto a spingerlo a diventare designer. Pensò anche di iscriversi a un corso dedicato al Royal College of Art, ma cambiò idea dopo avere visto chi lo frequentava: “Le classi erano piene di studenti che facevano ‘vroom! vroom!’ mentre disegnavano”. Alla fine si iscrisse a design industriale alla Northumbria University. “Già da studente disegnava telefoni cellulari snelli e dettagliati, come quelli moderni”, ha riferito un suo insegnante allo scrittore Leander Kahney, autore del libro Jony Ive. Il genio che ha dato forma ai sogni Apple.

Dopo l’università Ive cominciò a lavorare per studi londinesi. Nel 1990 entrò in Tangerine, società con grandi clienti industriali. Disegnava forni, spazzolini elettrici, arredo bagno. Presto diventò insofferente perché i clienti rigettavano le sue idee più originali. La Ideal Standard, per esempio, rifiutò un progetto per un water, un lavandino e un bidet perché troppo innovativo e costoso. Ma tra i clienti di Tangerine c’era la Apple, che invece si dimostrò aperta ai suoi slanci e gli offrì un lavoro nel 1992.

Il “partner spirituale” di Steve Jobs

In Apple Ive ha fatto carriera fino a diventare capo del design ed è stato per anni una delle figure più potenti dell’azienda. Era l’unico designer con un proprio ufficio, a cui potevano accedere in pochi. Non potevano entrare nemmeno i familiari e buona parte dei dirigenti, perché per quella stanza passavano tutti i progetti dei prodotti Apple.

Ive divenne uno dei collaboratori più stretti e più fidati del fondatore, Steve Jobs. Pranzavano assieme ogni giorno, condividevano le vacanze. Tutte le giornate lavorative di Jobs finivano con una visita al reparto design. “Se ho avuto un partner spirituale in Apple, è stato Jony”, ha detto Jobs al giornalista Walter Isaacson, autore della sua biografia autorizzata. “Ha più potere operativo di tutti in azienda, dopo di me”. La vedova di Jobs, Laurene, ha riferito a Isaacson che “Jony aveva uno status speciale. La maggior parte delle persone nella vita di Steve erano sostituibili. Ma non Jony”. Secondo Kahney, nel 2004, dopo la prima operazione per il tumore al pancreas che lo avrebbe ucciso sette anni dopo, Jobs chiese di vedere due persone: sua moglie Laurene e Ive.

L’imprenditore Jony Ive

Ive ha lasciato Apple nel 2019, anche se ha continuato a collaborare con l’azienda fino al 2022. Sempre nel 2019 ha lanciato un suo studio, LoveFrom, assieme al designer industriale australiano Mark Newson. La società ha lavorato con Airbnb, ha disegnato una collezione per la Moncler del miliardario italiano Remo Ruffini e un sigillo per re Carlo d’Inghilterra. Già nel 2021 aveva firmato un accordo con Exor e Ferrari per esplorare progetti comuni. 

Due anni fa Ive, assieme ad altri tre ex Apple, ha lanciato anche una startup di prodotti che usano l’intelligenza artificiale, chiamata io. In pochi mesi ha raccolto 225 milioni di dollari da varie società. Tra queste c’era OpenAI, che nel maggio 2025 ha rilevato l’intera azienda a una valutazione di 6,5 miliardi di dollari. Nell’operazione, Ive ha ricevuto azioni della società di ChatGPT per un valore stimato, all’epoca, in 715 milioni di dollari.

Le due aziende collaborano a un dispositivo di cui si sa ancora molto poco. All’epoca dell’acquisizione l’amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman, disse che sarebbe stato “il prodotto tecnologico più fico che il mondo abbia mai visto”, ma non spiegò in che cosa sarebbe consistito. Raccontò di averlo già testato e lo paragonò a un “incredibile cervello esterno”.

Pochi mesi fa, in seguito a una causa intentata dalla startup iyO, OpenAI ha fatto sapere di avere rinunciato all’uso del brand io. In un documento depositato durante il procedimento, ha comunicato anche che il dispositivo non arriverà sul mercato prima del febbraio 2027.

Un futuro miliardario?

A seguito della cessione di io, Forbes pronosticava per Ive un prossimo ingresso nella classifica dei miliardari. Nell’occasione parlava anche del suo enorme patrimonio immobiliare nella zona di San Francisco, stimato in 100 milioni di dollari, al netto dei debiti.