
Jason Marks e Forrest North, fondatori di Telo
Vent’anni fa, proprio questo mese, Tesla si presentava al mondo con la Roadster elettrica, la sportiva da 100mila dollari che diede il via all’era moderna dei veicoli elettrici. Oggi i due fondatori originari dell’azienda scommettono su Telo, una startup dell’elettrico che rappresenta una risposta estetica all’imponente Cybertruck di Tesla.
Invece di partire con l’ennesimo Suv compatto destinato a competere con la Model Y, il modello più venduto di Tesla, Telo – con sede a San Carlos, in California, nello stesso parco tecnologico della Silicon Valley dove Tesla aveva il proprio quartier generale al momento del lancio della Roadster – debutterà sul mercato con un pick-up dalle dimensioni simili a quelle di una Mini Cooper. Il modello Mt1, con un prezzo di partenza di 41.520 dollari, ricorda un veicolo uscito da un anime giapponese e si distingue per un design lontano dall’estetica aggressiva e quasi militarizzata del Cybertruck.
Telo riprende però un elemento fondamentale della strategia iniziale di Tesla: partire in piccolo e crescere gradualmente. Il ceo e cofondatore Jason Marks ha spiegato a Forbes che l’azienda prevede inizialmente di produrre appena 500 esemplari, per poi arrivare, nell’arco di circa un anno, a una capacità di 5mila veicoli all’anno. Secondo Marks, anche con questi volumi relativamente contenuti l’azienda può raggiungere la redditività.
“Molte aziende nate dopo Tesla hanno cercato fin dall’inizio di produrre grandi volumi. Ma Tesla non ha fatto così. Se si guarda alla sua strategia, ha costruito 2.400 Roadster, poi 10mila Model S e solo dopo ha aumentato la produzione”, spiega Marks, il cui cofondatore Forrest North è un ex ingegnere Tesla. “La nostra intenzione è esattamente la stessa. Questo primo prodotto destinato alla fascia media serve soprattutto a dimostrare che anche il piccolo può essere potente. Non entreremo sul mercato costruendo subito un modello ad alti volumi”.
Come la Tesla delle origini, anche Telo è partita con risorse finanziarie limitate. Finora ha raccolto circa 27 milioni di dollari, inclusi i 20 milioni ottenuti nel round di settembre scorso sostenuto da Spero Ventures, il fondo di Marc Tarpenning, e dallo stesso Martin Eberhard, ex ceo e cofondatore di Tesla.
Pur prevedendo un nuovo round di raccolta fondi entro l’anno, la startup non necessita degli enormi capitali richiesti da aziende come Tesla o Rivian per avviare la produzione, perché non costruirà un proprio stabilimento. La carrozzeria dell’Mt1 sarà realizzata dalla statunitense Schwab Industries, con sede in Michigan, mentre a San Carlos verranno assemblati il pacco batterie e gli altri componenti progettati internamente.
“Con il tempo porteremo sempre più competenze all’interno dell’azienda e utilizzeremo tecnologie produttive più avanzate che oggi abbiamo già sviluppato, ma per le quali non disponiamo ancora del capitale necessario”, afferma Marks. L’obiettivo è consegnare i primi veicoli entro la fine dell’anno o all’inizio del 2027, aumentando poi gradualmente la produzione.
Tarpenning, oggi investitore nel settore cleantech dopo aver lasciato Tesla nel 2008, siede anche nel consiglio di amministrazione di Telo. Sia lui sia Eberhard, estromesso da Elon Musk dalla guida di Tesla alla fine del 2007, ritengono che il mercato americano delle auto elettriche sia pronto ad accogliere nuovi prodotti e nuovi operatori, soprattutto se capaci di trasmettere un’immagine divertente o simpatica.
“Steve Jobs diceva che bisogna entusiasmare il cliente. Questo significa curare tutto: il design, le sensazioni trasmesse dal prodotto, i materiali, l’assistenza e l’esperienza d’acquisto. Tutto deve contribuire a sorprendere positivamente il cliente”, afferma Tarpenning.
Ripensando agli inizi di Tesla aggiunge: “All’epoca la gente diceva: ‘Non compreremo mai una Tesla perché non è una vera casa automobilistica. In America esistono solo tre produttori’. Oggi le persone accettano l’idea che possano esistere molte aziende automobilistiche diverse e sono molto più disponibili a provarne una nuova”.
Se il programma verrà rispettato, l’Mt1 sarà disponibile in due versioni. Il modello base offrirà un’autonomia di 260 miglia (circa 420 chilometri), mentre la variante Long Range, proposta a 45.500 dollari, arriverà fino a 350 miglia (circa 560 chilometri) con una ricarica. Aggiungendo un secondo motore per incrementare prestazioni e accelerazione, il prezzo salirà a circa 50mila dollari.
Pur essendo inferiore al prezzo medio di 55mila dollari delle nuove auto elettriche negli Stati Uniti, Tarpenning riconosce che il piccolo pick-up non è economico. Per i primi volumi di produzione il prezzo non rappresenterà un ostacolo, ma nel tempo dovrà diminuire per conquistare una quota più ampia del mercato.
I crash test inizieranno entro la fine dell’anno. Marks si dice fiducioso che il veicolo otterrà ottimi risultati, nonostante le dimensioni ridotte, grazie alle simulazioni effettuate al computer. Un contributo importante arriverà dal pacco batterie piatto con motori integrati, progettato per aumentare la rigidità strutturale del telaio.
“Abbiamo ripensato un’architettura automobilistica rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi sessant’anni”, spiega. “Siamo partiti da una domanda fondamentale: qual è la zona di assorbimento dell’urto frontale minima necessaria per ottenere cinque stelle nei crash test? Da lì abbiamo cercato di inserire un veicolo completamente funzionale nel minor spazio possibile”.
Eberhard, consulente anche della casa svizzera di microcar Microlino, è arrivato a Telo grazie a Tarpenning. È convinto che oggi sia il momento giusto per puntare su segmenti di mercato inesplorati, come stanno facendo Telo e Slate con il suo pick-up elettrico essenziale e a basso costo.
“Nessuno deve più dimostrare che un’auto elettrica funziona, che può essere divertente o veloce. Questo è già stato dimostrato e cercare di rifarlo sarebbe inutile”, osserva Eberhard. “Telo mi interessa perché punta a un segmento completamente diverso, senza scontrarsi frontalmente con Tesla, con i produttori cinesi o con altri grandi costruttori. Ha trovato una propria nicchia e, se riuscirà a mantenere le promesse, credo che troverà il suo mercato”.
Pur dichiarandosi orgogliosi dei risultati ottenuti da Tesla negli ultimi vent’anni, entrambi i fondatori vedono con dispiacere la perdita della leadership globale dell’azienda nel settore dei veicoli elettrici, superata dai concorrenti cinesi mentre Elon Musk concentra sempre più l’attenzione su robotaxi, robotica e intelligenza artificiale.
Su un punto, inoltre, Tarpenning ed Eberhard concordano pienamente: nessuno dei due apprezza il Cybertruck. “Personalmente penso che Tesla abbia un po’ perso la propria direzione, soprattutto con il Cybertruck”, conclude Tarpenning. “Sono convinto che Elon Musk sia intervenuto in maniera molto, molto diretta sul progetto, perché nessun designer avrebbe mai ideato un veicolo del genere”.





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