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27 maggio 2026

WEP Forum 2026: le strategie per colmare il Gender Gap in Italia

I risultati del WEP Forum 2026 a Milano: analisi del report di Deloitte e UN Women Italy su occupazione, STEM, leadership e certificazione di parità.
WEP Forum 2026: le strategie per colmare il Gender Gap in Italia

WEP Forum 2026

Alice Iadecola
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Alice Iadecola

Il secondo Women’s Empowerment Principles (WEPs) Forum, tenutosi a Milano, ha rappresentato un importante momento di confronto volto a definire una strategia concreta per ridurre i divari strutturali di genere in Italia.

In questo contesto si inserisce il ruolo di UN Women Italy, Comitato nazionale indipendente, laico e apartitico, fondato nel giugno 2024 e parte di una rete globale composta da 13 comitati. L’organizzazione promuove i diritti delle donne attraverso la mobilitazione di risorse provenienti dal settore privato e sostenendo al contempo un cambiamento culturale profondo e duraturo nella società.

Al suo fianco opera Deloitte, network leader nei servizi professionali presente in oltre 150 Paesi con più di 460 mila persone, che solo in Italia conta oltre 14.000 professionisti in 24 città e Winning Women Institute, società benefit nata nel 2017, accompagna le imprese nei percorsi di certificazione della parità di genere, erogando consulenza strategica e supportando l’applicazione della direttiva sulla pay transparency. Havas PR gestisce la comunicazione multimediale ed è guidata a livello di relazioni media da Alessandra Quatti, mettendo a disposizione un network di oltre 22.000 professionisti in più di 75 mercati. L’evento, inoltre, è stato organizzato in collaborazione con Carter & Benson, con il supporto di Search Advice e Innomata.

La fotografia del divario occupazionale e contrattuale

Il report “Le aziende WEP in Italia. Dai principi alla pratica: insieme per tradurre i Women’s Empowerment Principles in azioni e in cultura aziendale per l’Italia”, realizzato da Deloitte con UN Women Italy e Winning Women Institute, fotografa una realtà complessa.

Nel 2025 il tasso di occupazione femminile italiano si è attestato al 58% contro il 71,3% della media UE, determinando un divario occupazionale di 19,1 punti percentuali (rispetto ai 9,6 della media europea) che posiziona l’Italia come il quarto peggior Paese in Europa. Questo squilibrio è legato al lavoro non retribuito: il 65% delle donne italiane svolge quotidianamente attività domestiche rispetto al 59% della media UE. La genitorialità incide pesantemente sulla continuità lavorativa, dato che ogni anno oltre 60 mila donne lasciano l’impiego nel primo anno di vita del figlio. Nel triennio 2022-2024, le convalide di dimissioni genitoriali hanno superato le 180 mila unità e circa il 70% ha riguardato le donne.

L’Italia registra inoltre il valore più elevato di part-time involontario femminile in UE, pari al 46,6%. Nel 2024 appena il 53,9% delle donne occupate aveva un contratto standard (rispetto a circa 7 occupati su 10 complessivi) , mentre il 25% mostrava vulnerabilità nella natura del rapporto di lavoro (rispetto al 13,8% degli uomini). Più nel dettaglio, il 19,9% delle lavoratrici sperimentava una sola forma di vulnerabilità (uomini 11,9%) e il 4,0% cumulava contratti a termine o collaborazioni col part-time involontario (uomini 1,8%).

Disparità salariali e soffitto di cristallo nella leadership

Le disuguaglianze permangono marcate nei percorsi retributivi, dove il gender pay gap calcolato sui guadagni annuali complessivi raggiunge il 21%. Nel 2024 il 31% delle donne risultava impiegato in lavori a basso reddito, contro il 16% degli uomini.

Nei consigli di amministrazione delle grandi quotate la presenza femminile raggiunge il 44,6%, ma l’accesso ai ruoli decisionali operativi resta bloccato: solo il 2,9% degli amministratori delegati è donna rispetto al 7,8% della media UE. 

Dati che evidenziano come il cosiddetto “tetto di cristallo” sia ancora una barriera concreta per molte professioniste, ostacolando la piena partecipazione femminile ai vertici aziendali e ai processi decisionali strategici.

Formazione STEM, digitalizzazione e barriere all’imprenditoria

Dal punto di vista dell’istruzione, nel 2024 le donne rappresentano il 57,4% della popolazione con titolo terziario. Questo primato non si traduce nei settori dell’innovazione: solo il 10,2% delle laureate rientra nell’area STEM e life sciences, contro il 15,1% degli uomini. Nelle professioni ICT le donne costituiscono il 17% degli occupati rispetto all’83% degli uomini, mentre la media UE si attesta al 19,5% femminile e all’80,5% maschile. L’Osservatorio STEM di Deloitte evidenzia che i principali fattori ostativi sono la carenza di fiducia e la percezione di eccessiva difficoltà. Questa distanza si scontra con un mercato europeo in cui quasi l’80% delle PMI fatica a reperire competenze tecnologiche (ICT, intelligenza artificiale, quantum computing) e in cui il target del Digital Decade punta a 20 milioni di specialisti ICT entro il 2030 rispetto ai 10,3 milioni del 2024. Sul fronte dell’imprenditoria, nel 2025 le imprese guidate da donne in Italia sono circa 1,3 milioni (22,3% del totale), ma la loro crescita è ostacolata: il 74% ricorre a capitale personale o familiare per l’avvio. In Europa, i team interamente femminili attraggono appena il 2% dei finanziamenti early-stage venture capital. L’OECD rileva che pur esistendo agevolazioni italiane per le startup innovative guidate da donne, molti programmi generali per PMI non incorporano ancora in modo strutturale disposizioni per i gruppi sottorappresentati.

Benessere fisico, molestie sommerse e partecipazione pubblica

Esaminando lo stato di salute percepito nel 2024, il 73% delle donne in Italia dichiara una condizione buona o molto buona rispetto al 66% della media UE, e a 65 anni la probabilità di trascorrere in buona salute il resto della vita è del 48% contro il 44% europeo. Questa dimensione è però inficiata dalle molestie e dai ricatti sul lavoro, che hanno colpito nel corso della vita oltre 2 milioni di donne tra i 15 e i 70 anni, pari a circa il 15% del totale. Entrando nel dettaglio, 1,9 milioni (13,5%) hanno subito molestie lavorative e 298 mila hanno affrontato ricatti sessuali, con l’aggravante che l’87,7% di chi ha subito ricatti negli ultimi tre anni non ha denunciato. L’esclusione economica comprime anche la partecipazione civica: nel 2024 gli occupati si informavano regolarmente di politica molto più dei disoccupati o di chi cercava il primo impiego (52,3% contro il 41,0% e il 27,0%), un’abitudine che persiste tra i pensionati con il 61,6%. Tuttavia, tra i lavoratori permane un divario interno, poiché si informa il 55,1% degli uomini rispetto al 48,5% delle donne. Solo il 10% delle donne tra i 16 e i 74 anni svolge attività politica o di volontariato almeno una volta alla settimana (uomini 14%) e le persone di 14 anni o più che svolgono attività gratuita per un partito sono lo 0,4% tra le donne e lo 0,9% tra gli uomini, riflettendosi nell’attuale legislatura che conta il 33,2% di donne alla Camera dei deputati e il 36,6% al Senato.

Modelli europei di welfare e la risposta dei WEPs

I benchmark europei indicano soluzioni strutturate: per l’infanzia, la Svezia offre asili da 1 anno d’età e 525 ore annuali dai tre, l’Olanda rimborsa i costi e offre assistenza fino a 12 anni, la Germania supporta la fascia 1-3 anni e la Spagna garantisce un posto dai 3 anni nei cicli 0-2 e 3-5.

Per incentivare una maggiore presenza femminile nelle discipline tecniche e scientifiche, diversi Paesi europei stanno adottando strategie mirate: dalla promozione di role model in Olanda ai programmi dedicati in Svezia e Germania, fino alle iniziative francesi e spagnole per favorire parità e inclusione nel mondo del lavoro e della formazione.

Anche i Women’s Empowerment Principles continuano a crescere a livello globale, coinvolgendo oggi oltre 12 mila aziende in più di 190 Paesi, di cui 182 in Italia. Le imprese aderenti stanno investendo sempre di più in leadership femminile, flessibilità lavorativa, contrasto ai bias e alle molestie, formazione manageriale e percorsi di crescita professionale, con un’attenzione crescente anche alla filiera, alla comunità e al monitoraggio concreto dei risultati raggiunti.

Trasparenza, monitoraggio nazionale e strategie future

In Italia cresce anche l’attenzione delle imprese verso strumenti concreti di monitoraggio e certificazione. Il Rapporto biennale sul personale ha coinvolto oltre 28 mila aziende nel biennio 2020-2021, mentre la certificazione UNI/PdR 125:2022 ha superato a febbraio 2026 le 12 mila imprese certificate, andando ben oltre gli obiettivi inizialmente fissati dal PNRR.

Durante il forum, la Presidente di UN Women Italy Darya Majidi ha annunciato la nascita della Community delle aziende WEP in Italia come piattaforma di cooperazione strutturata. Silvana Perfetti, Chair di Deloitte Central Mediterranean, ha sottolineato come i WEPs guidino la produttività tramite il Public Policy & Stakeholder Relations Centre. La Vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo ha invece ricordato che il Comune ha conseguito la Certificazione per la Parità nel 2024, adottando il Bilancio di genere e il progetto Mentorship per il Patto per il lavoro.

Al dialogo hanno partecipato anche Monica Cerutti (Segretaria Generale UN Women Italy), Paola Corna Pellegrini (Presidente Winning Women Institute), William Griffini (CEO Carter & Benson) e Daniela Bernacchi (Direttrice Esecutiva UN Global Compact Italy).

UN Women Italy collega i sette Women’s Empowerment Principles a dieci priorità strategiche e ai progetti internazionali HeForShe, Generation Equality e Orange the World. Tra i temi centrali figurano l’accesso al lavoro, i servizi di cura, il congedo parentale maschile, il contrasto alla violenza di genere, l’inclusione tecnologica e una maggiore presenza femminile nei ruoli apicali, con l’obiettivo di rafforzare empowerment economico, infrastrutture sociali e cambiamento culturale.
Lo studio, pubblicato da Deloitte Italy S.p.A. S.B., propone linee guida e spunti operativi per accompagnare questo percorso.

La sfida principale resta quella di rendere la parità di genere un criterio strutturale, concreto e misurabile all’interno delle organizzazioni, come leva fondamentale per la crescita economica e la competitività del Paese.

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