
La Sicilia d’estate si vive da costa a costa, di città in città, dalle terrazze di Taormina sospese tra il Teatro Antico e l’Etna alle vigne vulcaniche delle Eolie, dai templi di Agrigento ai palazzi Liberty di Palermo, l’isola cambia volto a ogni provincia. La sua cucina segue lo stesso movimento, tra alta ristorazione d’albergo, insegne di ricerca sull’Etna e tavole di mare affacciate sull’acqua. Da Taormina fino alle isole, ecco i sedici indirizzi da provare quest’estate:

Nel cuore di Taormina, dentro l’ex convento domenicano trecentesco oggi San Domenico Palace, a Four Seasons Hotel, il Principe Cerami riapre la stagione 2026 tornando nella sala intima in cui è nato, aperto solo a cena e con un massimo di ventiquattro-ventotto coperti.
La cucina è quella dell’executive chef Massimo Mantarro, una stella Michelin, che quest’anno mette al centro il mondo vegetale come ritorno alle radici contadine dell’isola, con antipasti come la capasanta con topinambur, tartufo nero e caffè e classici riletti come la pasta alla Norma o la pasta con le sarde. Accanto al gastronomico, l’hotel schiera il Rosso, dedicato alla cucina italiana, e l’Anciovi, affacciato sul mare a bordo piscina.
Sempre a Taormina, l’Otto Geleng è il ristorante gourmet del Grand Hotel Timeo, A Belmond Hotel, nato nel 2018 per i centoquarantacinque anni dell’albergo e premiato con una stella Michelin appena un anno dopo. Aperto solo a cena e per un massimo di sedici commensali, prende il nome dal pittore che rese celebre il panorama taorminese e si sviluppa su una terrazza fiorita di buganvillee affacciata sulla baia di Naxos e sull’Etna. La cucina è affidata allo chef Roberto Toro, con una mise en place di argenteria Christofle e ceramica Bernardaud che richiama i fasti di una dimora d’altri tempi.
Sulla spiaggia privata di Villa Sant’Andrea, A Belmond Hotel, a Taormina Mare, Brizza è l’insegna di pesce dell’albergo, aperta d’estate anche a chi non soggiorna in hotel. Il nome viene dalla parola siciliana per le correnti che salgono dal mare verso la costa, e la proposta segue il pescato in una semplice piattaforma con tavoli di legno a filo d’acqua, sotto la firma dello chef Agostino d’Angelo. È l’indirizzo per una cena di mare informale ma curata, ai piedi della collina di Taormina.
Al Metropole Taormina, il Bellevue è un ristorante affacciato sulla baia di Naxos con una terrazza sospesa sul mare e la vista che raggiunge Taormina e l’Etna. La cucina parte da ingredienti scelti ogni giorno da piccoli produttori del territorio e segue la stagione, con piatti che intrecciano il mare e l’entroterra siciliano. Aperto anche agli ospiti esterni, è una tappa comoda per chi cerca una cucina d’albergo contemporanea nel centro della città.
Nel centro di Taormina, Palazzo Vecchio è un boutique hotel di lusso ricavato dal recupero di una dimora nobiliare taorminese dell’Ottocento, aperto nel 2023 e riaperto per la stagione il 3 aprile 2026. Il suo ristorante, Monsù, guidato dallo chef Giuseppe Privitera, accompagna l’ospite dalla colazione alla cena riscoprendo le ricette dei monsù, i cuochi che lavoravano nelle case aristocratiche del Regno delle Due Sicilie. Sopra, il Blue Sky Bar occupa un torrione affacciato sul mare e sull’Etna, mentre l’Orangerie in stile coloniale, tra carte da parati trompe l’oeil e arredi d’epoca, richiama le dimore siciliane di un tempo.
A pochi passi dal centro di Taormina, in via Roma, Nunziatina nasce nel 2022 dalla visione di Salvatore Lo Giudice, Christian Sciglio, Guido Spinello e Dario Zappalà, e dal 2025 fa parte del gruppo Bella Repertoire. Il locale ricrea l’atmosfera opulenta e barocca di una casa siciliana, tra sale in stile Wunderkammer e una terrazza-giardino d’inverno affacciata sull’Etna e sul golfo di Naxos, con una cucina siciliana contemporanea che alterna carne e pesce. All’ingresso, un’area bar con la miscelazione del Morgana Cocktail Club completa la proposta, nel segno di un servizio pensato come concierge restaurant.
Tra l’Etna e il mare, a Calatabiano, il Castello San Marco è una dimora tardo-seicentesca del principe di Palagonia, dal 1971 casa della famiglia Murabito, oggi charming hotel da ventotto camere con orto biologico, agrumeti e un palmento del 1892. Il suo ristorante fine dining, il Giardino di Pietra, è affidato all’executive chef Giuseppe Bonaccorso, che rilegge in chiave gourmet le grandi ricette siciliane partendo dai prodotti della tenuta e da una rete di piccoli produttori locali, con particolare attenzione al mondo vegetale. In sala, l’F&B Manager Mario Cutroneo cura una cantina di oltre quattrocento etichette a forte vocazione etnea e il Carrello degli Amari, selezione che profuma degli agrumi del parco.
Sulle pendici dell’Etna, a Zafferana Etnea, il Relais & Châteaux Monaci delle Terre Nere ha costruito la sua ospitalità attorno alla biodiversità: orti biologici, oltre centocinquanta varietà autoctone di alberi da frutto e il recupero di semi antichi, per iniziativa del fondatore Guido Coffa. Il ristorante della tenuta vive per l’estate 2026 un nuovo capitolo con l’arrivo dell’executive chef Onofrio Pagnotto, che interpreta il territorio vulcanico con una cucina essenziale e stagionale, costruita sulla produzione agricola della dimora, sulla pesca sostenibile e sulle eccellenze locali.
Ad Agrigento, affacciato sul quartiere ellenistico-romano della Valle dei Templi, Carusu propone un viaggio tra i sapori del territorio, tra terra e mare. Lo guida lo chef Alen Mangione, classe 1998, tra i nomi emergenti della nuova gastronomia siciliana, formatosi al fianco di Ciccio Sultano, Nino Ferreri e della famiglia Cerea prima di tornare nella sua Agrigento per un progetto dedicato alla terra d’origine. La cornice archeologica fa da sfondo a una cucina che rilegge la memoria isolana con uno sguardo contemporaneo.
Nel cuore barocco di Noto, Da Vincenzo è il primo ristorante del gruppo Vincenzo Dascanio, aperto nel giugno 2026 accanto al quinto Vincenzo Dascanio Cafe del brand, in via Silvio Spaventa. La cucina porta la firma dello chef Angelo Convertini, che reinterpreta i sapori della cucina domestica siciliana intorno ad agrumi, mandorle, pistacchi, capperi e pescato del Mediterraneo, alternando ricette popolari come il maccu di fave, i ravioli alla Norma e le busiate a piatti più ricercati. La carta dei vini valorizza il territorio, dal Grillo di Feudo Santa Tresa al Gatto Nero di Funaro, in un ambiente firmato dall’architetto Corrado Papa.
A Bagheria, alle porte di Palermo, LIMU è il ristorante una stella Michelin dello chef Antonino Ferreri, ospitato nella storica Torre Ferrante del 1565. Il nome viene dall’antico termine arabo-persiano per il limone, simbolo dell’isola e delle sue stratificazioni culturali, e la cucina è contemporanea, essenziale e legata al territorio, costruita sul rispetto della materia prima e della stagione. Per il 2026 il ristorante è entrato nel network Calvisius, aggiungendo il caviale sostenibile alla sua proposta.

A Palermo, ai piedi di Monte Pellegrino, Villa Igiea è il palazzo Liberty di Ernesto Basile per i Florio, oggi hotel di Rocco Forte affacciato sul golfo. Alicetta è il suo bistrot di mare, a bordo piscina nel giardino, dove pranzi, aperitivi e cene raccontano la Sicilia e il Mediterraneo sotto la direzione dello chef Fulvio Pierangelini, creative director of Food del gruppo. La proposta punta su materie prime in prevalenza locali e, ogni settimana, si arricchisce con Focu, piatti di carne e pesce cotti alla griglia a fuoco vivo.
Sulla costa sud-occidentale, a Sciacca, il Verdura Resort è il flagship siciliano di Rocco Forte e ospita nella sua torre saracena il ristorante Nagori, progetto lanciato nel 2024 da Fulvio Pierangelini. Qui la cucina unisce Giappone e Sicilia in uno spazio dal design minimalista, con piatti pensati per la condivisione come i cannoli di tonno e wasabi, i ravioli di gambero rosso di Mazara e shiitake o le capesante di Sciacca e yuzu. È una lettura che guarda al Giappone senza rinunciare all’identità italiana dello chef.

Sull’isola di Salina, a Malfa, l’Hotel Signum è un borgo diffuso di tipiche case eoliane gestito dalla famiglia Caruso, con trenta camere, terrazze sul Mediterraneo e una spa dai profumi isolani. Il suo ristorante stellato, Signum, è guidato da Martina Caruso, chef e patron, che racconta il territorio, la storia familiare e la materia prima dell’arcipelago; accanto operano il Signum Bar per la miscelazione e il Bistrot. La stagione ha introdotto anche un brunch settimanale, tra sapori tradizionali dell’isola.

Sempre a Salina, il Relais & Châteaux Capofaro è un resort tra i vigneti di Malvasia affacciato sul mare, dove il ristorante Sira, che in siciliano significa sera, celebra il momento della cena. Lo chef Matteo Manco unisce le sue radici salentine all’energia vulcanica dell’isola in una cucina gourmet di stagione, costruita sui prodotti della tenuta e sul pescato del giorno. È una tavola che accompagna la fine della giornata sull’isola con eleganza misurata.
A Lipari, sulla piana di Castellaro a trecentocinquanta metri d’altezza, la Tenuta di Castellaro è una cantina biologica con una spettacolare cantina interrata e la vista che raggiunge Salina, Filicudi e Alicudi. Accanto alle visite e alle degustazioni di Malvasia, il Castellaro Bistrot propone una cucina siciliana contemporanea affidata alla brigata dello chef Giuseppe Geraci, del ristorante Modì di Torregrotta e di ispirazione eoliana, tra piatti di mare e di terra e abbinamenti con i vini della casa. È l’indirizzo per unire l’enoturismo eoliano a una tavola di ricerca.






