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20 luglio 2026

Elite Villas, la pmi italiana delle ville di lusso che punta a conquistare l’Europa

Da startup nata nel Covid a PMI da 7,5 milioni di euro: la scalata di Elite Villas nel turismo di lusso raccontata dalla fondatrice
Elite Villas, la pmi italiana delle ville di lusso che punta a conquistare l’Europa

Penelope Vaglini
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Penelope Vaglini

Contenuto tratto dal numero di luglio 2026 di Forbes Small Giants. Abbonati!

Nel viaggio di alta gamma, la villa è molto di più di una casa da affittare per l’estate. Per una certa clientela internazionale, abituata a muoversi tra Capri, St. Moritz, Courchevel, la Costiera Amalfitana e il Lago di Como con la stessa naturalezza con cui altri prenotano un weekend, la dimora è diventata il punto di partenza di un sistema più ampio. Un ecosistema fatto di spazio privato, servizi di lusso e accesso al territorio, ma anche di eventi su misura, charter yacht e chef stellati; un esercito di figure invisibili chiamate a fare in modo che ogni dettaglio sembri semplice.

In questa zona sottile tra hospitality, travel design e luxury event production si muove Elite Villas, la società fondata da Giada Filippetti Della Rocca nel 2019 e cresciuta fino a diventare una Pmi innovativa con una valutazione di 7,5 milioni di euro dopo l’ultimo aumento di capitale. 

“Da fuori sembra tutto perfetto e bellissimo, ma in realtà questo lavoro presuppone tanti step, anche molto duri, per riuscire ad arrivare a risultati importanti”, racconta Filippetti. 

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Scostare l’immagine patinata del lusso

Il suo obiettivo è quello di scostare l’immagine patinata del lusso per mostrare la struttura che la sostiene. “Elite Villas è una delle poche aziende di settore che è riuscita a scalare in Italia. Ci sono tante realtà locali che si muovono nello stesso perimetro, ma riuscire a coprire praticamente tutta l’Italia, sia in location invernali sia estive, è ancora molto raro”. 

Elite Villas è nata alla vigilia del Covid, quando il travel globale si fermò e il turismo sembrò il settore meno ragionevole su cui costruire un’impresa. All’inizio il progetto si chiamava One Percent, prima formulazione di una visione che poi avrebbe trovato una fisionomia più precisa. “Ho aperto l’azienda nel 2019 e i primi due anni sono stati molto tosti. Era molto più facile mollare che andare avanti”, ricorda. “Mi ero appena licenziata dal mio precedente lavoro, vivevo a Napoli, non conoscevo nessuno e l’azienda era ferma. Per due anni ho fatto anche altri lavori oltre al mio per poter mandare avanti il progetto”.

L’immagine della fondatrice di una società di ville di lusso, vista da fuori, potrebbe evocare un ingresso naturale in un ambiente già familiare. La storia di Filippetti procede in senso opposto. “Tutti mi dicevano che stavo facendo una mossa avventata. Durante il Covid mettersi alla prova nel turismo era una follia, però io ci credevo tantissimo. Visualizzavo già quello che poi è successo”. 

Quella fase diventa così il primo vero banco di prova. “Mi svegliavo e mi chiedevo: sto facendo bene? Sto buttando via la mia vita? Sto facendo qualcosa di sbagliato? Non ricevendo un grande appoggio, non è stato facile”. 

La decisione di restare dentro l’impresa, anche quando il mercato sembrava negarne ogni possibilità, è oggi parte del racconto fondativo di Elite Villas. “Se posso ispirare anche una sola persona a non mollare, per me conta. In quel momento c’erano mille professionisti più adatti di me a fare il mio lavoro. Io non conoscevo nessuno, non avevo una famiglia alle spalle nell’hôtellerie o nel turismo. Sono partita veramente da sola. A volte la convinzione di riuscire a volere una cosa batte anche circostanze di privilegio”. 

La crescita di Elite Villas

Nessuna dinastia alberghiera o passaggio di testimone nel turismo: Elite Villas è cresciuta attraverso una serie di scelte progressive. Prima la fase di property management, poi il cambio di direzione verso la commercializzazione tramite piattaforma proprietaria, infine la costruzione di un modello più leggero, scalabile e orientato alla distribuzione. Le ville rappresentate dispongono spesso di team interni; il valore aggiunto si sposta quindi sulla capacità di posizionarle, farle lavorare, intercettare la clientela giusta e costruire intorno alla casa un’esperienza coerente.

“Avere un portfolio di ville è una cosa, farle lavorare davvero è un’altra”. Oggi Elite Villas conta più di 200 proprietà in Italia, un team che con i freelance esterni supera le venti persone, una squadra americana di quattro sales dedicati e una società in Florida per il lavoro di inbound. Il portfolio copre Capri, Costiera Amalfitana, Toscana, Sicilia, Sardegna, Puglia, Dolomiti, St. Moritz e Courchevel. 

Il traguardo dichiarato è diventare il primo brand di ville in Italia e accelerare l’espansione europea. “I nostri clienti viaggiano tanto e iniziano a chiederci anche altre località oltre all’Italia. Abbiamo iniziato con l’Europa e con le località sciistiche. Per l’invernale, con St. Moritz e Courchevel, abbiamo coperto una parte importante del target. Per l’estate guardiamo al sud della Francia, Saint-Tropez e Ibiza. Noi non apriamo una località finché non abbiamo qualcuno del nostro team a terra. Deve esserci sempre qualcuno che rappresenta Elite Villas in ogni luogo. Poi serve tutta la catena di fornitori e partner. Quando troviamo la villa, dobbiamo essere in grado di fornire un’esperienza completa”. 

Gli ospiti

In questa frase si concentra la differenza tra una piattaforma di booking e una società che lavora sul desiderio prima ancora che sulla prenotazione. La casa è il primo elemento, mai l’unico. “Partiamo dalla villa e attorno alla villa abbiamo la capacità di produrre un’esperienza: un evento, una cena, un pranzo, un weekend intero”. Il compleanno di Chiara Ferragni a Villa Antea, sul Lago di Como, è un esempio concreto di questo modello. “Il cliente ci ha contattati per cercare una villa dove festeggiare il compleanno. Da lì siamo partiti per costruire tutto il resto”, racconta Filippetti. Nel caso specifico, il progetto ha preso la forma di un weekend con un pranzo più ampio per circa cinquanta amici. “Il cliente affitta la villa, però poi dovrebbe trovare da solo lo chef, magari non conosce il posto, deve chiamare un fiorista, un noleggio, altri fornitori. Noi diamo la possibilità di avere un pacchetto chiuso, con la garanzia che tutto ciò che proponiamo è stato precedentemente testato da noi”. La promessa riguarda l’affidabilità e l’accessibilità a luoghi straordinari in modo lineare e senza nessun attrito. 

Lo stesso vale per gli ospiti internazionali. Ed Westwick e Amy Jackson sono ormai clienti abituali. “Abbiamo organizzato prima la location del matrimonio due anni fa e poi l’anno scorso sono tornati a Capri, a Villa Miamo”, racconta Filippetti.

Il cliente al centro

In casi come questi, la relazione supera la singola prenotazione e diventa continuità: il cliente ritorna perché trova un interlocutore capace di tenere insieme privacy, logistica, gusto e controllo. Inoltre, nel turismo di altissima fascia, la fidelizzazione nasce spesso da qualcosa che non appare nelle fotografie: la gestione dei problemi. “Più si cresce, più si alza il livello. E più si alza il livello, più i clienti pretendono anche l’impossibile”, dice Filippetti. La frase fotografa una parte essenziale del suo lavoro. “È complicato gestire le aspettative di persone abituate al meglio del meglio. Anche una formica che entra in casa può trasformarsi in un’Odissea”. 

L’esempio è volutamente minimo, ma rivela un tema più profondo: nel lusso, la soglia della tolleranza si abbassa perché il prezzo pagato crea un’aspettativa di perfezione. “Le crisi sono all’ordine del giorno anche per cose fuori dal nostro controllo. Cercare di mantenere la calma, ridimensionare il problema e far capire che siamo presenti è il nostro valore aggiunto, ma è anche quello che ci costa tanto ogni giorno”.

La risposta di Elite Villas passa attraverso protocolli, formazione e una presenza costante sul campo. “Presenza e tanta attenzione. Piccoli gesti, carezze, chiamiamole così. Se ti entra una formica in casa e tu ti lamenti, io risolvo il problema, ma poi ti faccio arrivare una bottiglia di champagne, ti offro una cena, un aperitivo, ti faccio trovare qualcosa che so che ti piace o un ricordo del luogo”.

La cura non cancella l’imprevisto, lo trasforma in una prova di relazione. “Voglio che il cliente vada via felice, con il sorriso. Deve avere la certezza che noi abbiamo fatto tutto quello che era possibile fare per lui”. Questa dimensione relazionale ha aperto a Elite Villas anche il segmento brand ed experience.

Progetti e collaborazioni

Tra le collaborazioni figurano Garofalo, L’Oréal e Nike Usa. Proprio Nike rappresenta uno dei progetti più significativi: durante le Olimpiadi Invernali, il brand americano ha scelto Elite Villas per accompagnare in Italia cinquanta tra le sue migliori atlete nel mondo. “È stata una soddisfazione enorme. Per la prima volta lavoravamo sull’invernale con un brand internazionale così importante. Nike Usa si è affidata a noi e questo ha consolidato anche la nostra presenza in America”.

Il progetto è durato dieci giorni e ha incluso non soltanto accomodation, ma un programma di esperienze tra Milano e Cortina. “Abbiamo fatto fare un’esperienza italiana, con attività molto particolari”. Tra queste, una pizza class privata con Franco Pepe in un loft milanese interamente brandizzato e una visita privata all’archivio Missoni. “Sono esperienze che non puoi semplicemente prenotare”, spiega Filippetti. “Il valore aggiunto del nostro brand è aprire porte che normalmente non potresti in autonomia”. In un mercato affollato di concierge improvvisati, questa capacità di accesso diventa capitale reputazionale. “È facile dire di avere un cliente milionario, ma se non hai struttura, formazione ed esperienza per affrontare i problemi, non basta”. 

Le imbarcazioni

Il modello si sta allargando anche verso il mare. “La nostra seconda linea sono diventate le imbarcazioni. Molti clienti, soprattutto nelle destinazioni di mare, oltre alla villa vogliono anche lo yacht”. A volte l’imbarcazione accompagna il soggiorno in villa, altre diventa richiesta autonoma. Il principio resta identico: un servizio chiavi in mano, costruito attraverso una rete di marchi e partner selezionati, in cui il cliente viene assistito nella scelta della location e dei fornitori migliori della zona. La villa diventa così il centro di gravità di un sistema di mobilità, ospitalità e intrattenimento privato.

La scelta strategica più ambiziosa riguarda però la distribuzione. Elite Villas sta progressivamente uscendo dalle Ota, le online travel agencies, per rafforzare il proprio canale diretto. “Se vuoi prenotare un albergo vai su Booking, se vuoi prenotare un appartamento vai su Airbnb. Se vuoi prenotare una villa, non esiste ancora un player così affermato. Vorremmo occupare quello spazio”. 

Il fundraising da circa un milione di euro, con investitori come Francesco Zaccariello e Maurizio Donato, serve anche a finanziare questo salto tecnologico e l’apertura di nuove località. “L’uso dei fondi riguarda soprattutto la parte tecnologica e l’espansione”, conferma. 

L’impresa e la vita personale

Nel racconto di Filippetti, l’impresa e la vita personale non corrono su binari separati. A 33 anni, guidare una società in crescita significa anche misurarsi con il tempo biologico, con le scelte rimandate, con l’idea di futuro. Per questo ha deciso di raccontare pubblicamente il proprio percorso di egg freezing.

“Avere un’azienda a 33 anni, che sta crescendo tanto, ti lascia poco spazio per guardare al futuro e pensare di mettere su famiglia. Ho congelato gli ovuli e per me è stata una scelta determinante anche per la mia serenità lavorativa”. Dopo averne parlato sui social, ha ricevuto moltissimi messaggi. “Tante donne mi hanno scritto, mi hanno fatto domande. Per chi ha la mia età e vive una fase molto veloce, può essere importante sapere che esiste un’opzione”. Il tema è intimo, ma Filippetti lo affronta con la stessa lucidità con cui parla di business. “Ora lavoro con una serenità diversa, perché so che lo farò quando sarò pronta, quando sarà vicino a me la persona giusta. Nel 2026 non bisognerebbe dover rinunciare a una cosa o a un’altra. Lo rifarei cento volte e credo che su questo tema serva più awareness”. 

Il futuro

La storia di Elite Villas si muove lungo questa doppia traiettoria: da un lato l’architettura di un’impresa che vuole scalare un settore frammentato, dall’altro la vicenda personale di una fondatrice che ha costruito la propria autorevolezza senza ereditare una posizione. 

Il futuro guarda all’Europa, agli Stati Uniti come mercato di provenienza, alla tecnologia come infrastruttura e alla costruzione di un brand capace di diventare riferimento per un’intera categoria. “Siamo già quella piattaforma in piccolo. Ora dobbiamo crescere ed esserlo in modo molto più esteso”. Dietro la frase, più che un’ambizione generica, si intravede una convinzione maturata nei giorni più incerti: la stessa che le ha permesso di restare nel turismo quando il settore era fermo, e di trasformare una startup nata in salita in una società pronta a competere su scala internazionale.