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20 agosto 2026

Katie Holmes, da “Dawson’s Creek” alla regia: “Le sfide sono necessarie per evolvere”

Holmes racconta il nuovo film con Joshua Jackson, la scelta del cinema indipendente e la sua seconda vita dietro la macchina da presa
Katie Holmes, da “Dawson’s Creek” alla regia: “Le sfide sono necessarie per evolvere”

Katie Holmes. (Photo by Dia Dipasupil/Getty Images)

Alessandra Mattanza
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Alessandra Mattanza

Katie Holmes è tornata alla ribalta con un nuovo film, Happy Hours, che ha anche diretto e presentato al Tribeca Film Festival di New York. Ha preso parte a diversi eventi, tra cui il Chanel Tribeca Festival Women’s Filmmaker Luncheon e l’Artists Dinner, confermando il suo crescente impegno nel raccontare storie al femminile.

Katie ha deciso di concentrarsi su ruoli e produzioni indipendenti, piuttosto che sui grandi blockbuster. Ha persino rifiutato di prendere parte a un sequel di Batman. Una scelta legata anche alla volontà di dedicarsi maggiormente alla regia, iniziata con All We Had nel 2016 e proseguita con Alone Together, che nel 2022 ha segnato anche il suo debutto come sceneggiatrice. Nel 2021 ha inoltre lanciato, in partnership con i fondatori di Yale Entertainment Jordan Yale Levine, Jordan Beckerman e Jesse Korman, veterani del cinema indipendente, la casa di produzione Lafayette Pictures. Ama anche il teatro: negli ultimi anni ha lavorato molto a Broadway e in produzioni indipendenti. Nel 2026 ha partecipato al revival di Hedda Gabler all’Old Globe Theatre di San Diego.

Oltre al cinema, Katie Holmes è impegnata anche nella filantropia. Nel 2009 ha cofondato, insieme ad Adam Shankman, Nigel Lythgoe e Carrie Ann Inaba, la Dizzy Feet Foundation, nata per sostenere l’insegnamento e lo studio della danza e aiutare i bambini in difficoltà. Ha inoltre lanciato la linea di moda Holmes & Yang ed è stata comproprietaria del marchio di prodotti di lusso per capelli Alterna Haircare, prima della sua acquisizione da parte del gruppo tedesco Henkel nel 2014.

In Happy Hours, per cui ha scritto anche la sceneggiatura, ha scelto il suo caro amico Joshua Jackson per il ruolo del protagonista.

Era un sogno per me avere lui, perché ci conosciamo molto bene e pensavo si potesse creare una grande chimica di nuovo insieme sullo schermo.

Il film racconta di una connessione molto particolare tra due persone.

Happy Hours è una storia romantica, con qualche momento drammatico, come è del resto la vita vera. Racconta di una fotografa che ha divorziato e che ritrova il suo primo amore, uno scrittore di viaggi, dopo averlo rivisto alla presentazione di un libro a New York. Fa comprendere quanto sia importante riconoscere una connessione autentica con un’altra persona. E, se quel legame si è spezzato, quanto sia fondamentale cercare di non lasciare che accada di nuovo, nonostante le difficoltà. A volte ci si guarda indietro, riaffiorano i ricordi: basta una fotografia insieme, magari di quando si era più giovani, per chiedersi come sia potuto accadere tutto ciò che è venuto dopo e come le cose abbiano potuto prendere una piega così diversa. Quando è possibile, l’importante è non commettere due volte lo stesso errore. Happy Hours esplora così la vulnerabilità, la difficoltà di comunicare con chiarezza, la paura di essere feriti e la speranza di avere una seconda possibilità in amore dopo i quarant’anni, sullo sfondo della forte energia che anima ogni giorno New York.

Ha deciso di vivere a New York e pare che la città collabori a plasmare la dinamica delle emozioni in questo film.

I newyorchesi sono persone dirette e concrete, che non amano le ipocrisie né perdere tempo. Volevo che la città, con il suo spirito autentico e la sua energia, facesse da sfondo al percorso dei personaggi, attraverso scene di vita quotidiana nelle strade e nei locali. Un percorso che attraversa i ricordi della giovinezza, la carriera, la sofferenza e, infine, una ritrovata speranza.

Ha cominciato a recitare giovanissima. Che consiglio darebbe ai giovani attori o a chi decide di intraprendere questa professione più avanti, per riuscire ad avere successo?

Nel mio caso sono riuscita a farcela grazie a una resilienza silenziosa, a un impegno costante, a un atteggiamento positivo e al rifiuto di lasciarmi definire da un singolo evento della vita. Invece di inseguire la fama mediatica, ho preferito concentrarmi sull’apprendimento continuo, sulla crescita e sul mantenimento di una quotidianità concreta e autentica. Per me sono diversi i pilastri fondamentali del successo. Prima di tutto, la perseveranza: credo sia importante andare avanti nonostante i cambiamenti della vita, considerando le esperienze passate come lezioni anziché come rimpianti. Poi c’è la concretezza: pur lavorando in un ambiente fuori dal comune, ho sempre cercato di mantenere una routine normale, concentrandomi sui valori umani fondamentali e su mia figlia.

Altro?

È importante anche l’espansione creativa. Ho ampliato le mie competenze oltre la recitazione, dedicandomi al teatro, alla scrittura e alla regia, così da avere un maggiore controllo creativo sui miei progetti. Infine, credo molto nell’ottimismo e nella positività: per me è fondamentale mantenere un atteggiamento positivo e continuare a coltivare i propri sogni.

Lei è diventata una regista a trentasette anni. Cosa le piace di più di questa professione?

Amo la libertà creativa, la collaborazione con gli altri attori e con tutta la squadra nella costruzione delle scene, ma anche la possibilità di imparare da loro e, allo stesso tempo, di offrire la mia visione da dietro la telecamera. Come attrice, mi piace osservare gli altri interpreti quando osano qualcosa di nuovo. E, come regista, cerco di aiutarli a portare le loro idee nel progetto, facendoli sentire sicuri e protetti durante la performance. Quando recito e dirigo allo stesso tempo sento sicuramente una maggiore pressione, ma amo le sfide, perché sono convinta che siano necessarie per evolvere e migliorare.

Perché ha deciso di investire sull’universo indie?

Perché credo nell’autenticità del momento e nelle belle storie. Sono convinta che trionferanno sempre di più in futuro, perché la gente ha bisogno di onestà, di buoni sentimenti e di verità. Prediligo esplorare personaggi complessi e mettermi alla prova come regista e produttrice, al di fuori dei vincoli imposti dai grandi kolossal di Hollywood. La libertà creativa dei film indipendenti a basso budget mi consente di plasmare narrazioni autentiche e incentrate sui personaggi, senza le interferenze degli studi cinematografici. Le sceneggiature indipendenti offrono personaggi ricchi di sfumature e imperfezioni, raramente presenti nei film d’azione ad alto budget o nelle pellicole puramente commerciali. Inoltre, il vantaggio dei progetti indipendenti è che offrono ritmi di lavoro flessibili, più in linea con il mio desiderio di condurre una vita autentica.

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