di PNA
Missione compiuta. Poste Italiane ha conquistato Tim, grazie al rilancio dell’opas con cui l’azienda guidata da Matteo Del Fante ha aumentato l’offerta della componente in cash di 30 centesimi, per ogni azione consegnata, portando la cifra totale messa sul piatto a 1,97 euro per azione.
La corsa degli azionisti di Telecom Italia ad aderire all’opas di Poste, è scattata subito: e così, venerdì scorso 11 settembre, Poste ha centrato il proprio obiettivo, annunciando i risultati dell’offerta: l’azienda è salita fino al 66,627% del capitale sociale di Telecom Italia, grazie ad adesioni totali all’opas pari a 993.608.722 azioni Tim, che rappresentano il 46,523% del capitale sociale di Telecom Italia e il 58,230% delle azioni oggetto dell’offerta (ovvero 1.706.361.829).
La partecipazione complessiva in mano a Poste, pari al 66,627%, si ottiene aggiungendo al 46,523% ottenuto con il successo dell’opas alla quota che il gruppo già deteneva, pari a circa il 20,104% del capitale sociale di Tim.
Risultati provvisori e riapertura dei termini di adesione
Si tratta ancora di “risultati provvisori”, in quanto il periodo di adesione sarà riaperto per cinque giorni di borsa aperta nelle sedute del 21, 22, 23, 24 e 25 settembre 2026.
Il target è stato in ogni caso centrato: Telecom Italia è entrata nell’orbita di Poste e il controllo di Tim rappresenta il primo vero banco di prova della strategia di Del Fante, volta a creare “veramente un colosso a livello europeo”, con 150mila dipendenti, come è tornato a precisare il manager qualche giorno fa.
Il piano industriale e la strategia di Matteo Del Fante
Cosa succederà a questo punto? Nel commentare il rilancio dell’opas su Tim, il numero uno di Poste Italiane ha rimarcato l’importanza cruciale che il deal ha per tutto il sistema Italia. L’opas, nella sua visione, non è infatti una semplice acquisizione, ma il tassello di una strategia più ampia, che punta a combinare infrastrutture, tlc, servizi digitali e presenza capillare sul territorio.
Già a fine marzo, nel presentare i motivi dell’offerta, Del Fante aveva spiegato il progetto alla base dell’integrazione di “due delle più grandi e importanti realtà industriali italiane”, alla stregua di un piano concepito per dare vita alla “più grande piattaforma di infrastruttura connessa del Paese, un vero e proprio motore di innovazione, un polo di sicurezza infrastrutturale e tecnologica, pilastro strategico dell’economia nazionale in grado di generare valore per tutti gli azionisti e di contribuire in modo significativo alla crescita della produttività del sistema industriale, alla competitività internazionale del Paese e alla capacità di attrarre investimenti”.
Consolidamento del settore Tlc in Italia ed Europa
La vera domanda che si sta ponendo tuttavia il mercato è la seguente: che Poste possa ora, rafforzata con Tim, diventare regista del consolidamento del settore delle tlc in Italia e in tutta Europa? L’ipotesi appare ora più concreta.
Del Fante, che nel giorno del lancio dell’opas aveva sottolineato che “l’integrazione contribuirebbe anche al rimodellamento del settore italiano delle telecomunicazioni”, ha ribadito infatti di recente che, “se ci saranno opportunità fuori dall’Italia, e quindi se c’è un processo di consolidamento europeo, possiamo sederci al tavolo e valutare se c’è una opportunità anche per noi”. Ancora il ceo: “Nei prossimi 3 anni vogliamo fare altri passi importanti per andare a consolidarci”.
Le sfide del mercato Tlc: margini, investimenti 5G e il modello stand-alone
Ed è dunque naturale che l’attenzione del mercato si sposti sul prossimo passo di Del Fante. Reuters aveva già inquadrato l’operazione di Poste, sottolineando come l’opas fosse arrivata a fronte di una prospettiva di consolidamento del settore delle telecomunicazioni, in cui la dura concorrenza sui prezzi ha compresso i margini, rendendo difficili da sostenere gli imminenti investimenti nel 5G.
Per quanto riguarda il futuro di Tim, Del Fante ha sempre affermato che il gruppo di tlc “resterà una compagnia stand-alone”: l’idea, quindi, non è quella di incorporare Tim in Poste, quanto piuttosto di utilizzarla come piattaforma per costruire un gruppo con ambizioni europee.
Il ritorno al controllo pubblico e la sovranità digitale
Detto questo, per Telecom Italia la vera trasformazione è che, nelle mani di Poste, torna sotto il controllo pubblico, attraverso la partecipazione dello Stato in Poste Italiane.
Ed è proprio qui che si apre un’altra partita strategica: Poste-Tim non è soltanto una partita industriale, ma può diventare anche uno strumento attraverso cui l’Italia potrà ritagliarsi un ruolo più forte nella sfida europea per il controllo delle infrastrutture digitali strategiche. E dunque, per il rafforzamento della propria sovranità digitale.