Di Pna
Mancano poco più di 24 ore per conoscere l’esito della riunione della Fed, che prenderà il via oggi, terminando domani, mercoledì 16 settembre 2026. Alle 20 in Italia i mercati conosceranno la decisione sui tassi Usa che sarà stata presa dalla banca centrale guidata dal presidente Kevin Warsh.
Il dado è tratto, sia secondo gli analisti che per i mercati: la Federal Reserve, per la precisione il suo comitato di politica monetaria Fomc, annuncerà un rialzo dei tassi di 25 punti base, dall’attuale range compreso tra il 3,5% e il 3,75% alla nuova forchetta tra il 3,75% e il 4%. Motivo: la crescita dell’inflazione che, a causa della guerra tra gli Stati Uniti e l’Iran e del conseguente balzo dei prezzi del petrolio, viaggia a livelli ben superiori al ritmo di crescita del 2% a cui punta la Fed.
Ma come potranno reagire i mercati? E quale potrebbe essere l’impatto sulle azioni AI, già attaccate dalle vendite all’inizio della settimana, dopo l’annuncio del ceo di OpenAI Sam Altman di rimandare l’Ipo della società e a seguito del piano di Anthropic, orientato a frenare il ritmo di crescita dei modelli di intelligenza artificiale?
L’inflazione spinge la stretta monetaria
Partiamo intanto dalle ragioni che porteranno la Fed ad alzare i tassi. Secondo i mercati e gli analisti, la Fed alzerà i tassi per arginare la crescita dell’inflazione, alimentata soprattutto dalla componente dei prezzi energetici.
Dall’ultimo indice dei prezzi al consumo Cpi di agosto – salito su base annua del 3,4% – è emerso infatti che il sottoindice dei prezzi energetici è balzato su base annua del 16,3%, sulla scia del boom dei prezzi della benzina (+27,4%) e del gasolio da riscaldamento (+52%).
Dot plot e nuove stime saranno il vero market mover
Ma i mercati guardano sempre avanti e la loro reazione a quanto emergerà nel giorno della Fed dipenderà non tanto dalla stretta monetaria, che viene considerata ormai certa, ma dalle indicazioni sul futuro che emergeranno dalla riunione.
Insieme all’annuncio dei tassi, la Federal Reserve pubblicherà infatti anche il documento noto come Sep (Summary of Economic Projections), che comprende le proiezioni sulla crescita del Pil, del tasso di disoccupazione e del tasso di inflazione Usa.
Del Sep fa parte il dot plot, il grafico a punti che comprende le previsioni degli esponenti del Fomc sulla direzione futura dei tassi di interesse. E proprio le nuove proiezioni e il dot plot saranno il vero market mover di domani. Il rischio, considerate le pressioni rialziste sull’inflazione, è che i messaggi della Fed e le parole di Warsh si confermino hawkish.
Cosa potrebbe far scattare le vendite a Wall Street
Di fatto, sia i mercati azionari che obbligazioni potrebbero reagire in modo negativo se dal nuovo outlook sull’economia Usa emergesse una revisione al rialzo delle stime sull’inflazione, eventualmente accompagnata da una crescita del Pil più solida del previsto.
In questo caso, infatti, a fronte di un mercato del lavoro che rimane resiliente, la Fed non avrebbe alcun motivo di non alzare di nuovo i tassi, a fronte di prezzi attesi in ulteriore crescita. E le azioni AI potrebbero essere tra le più penalizzate in quanto, di norma, la prospettiva di tassi più alti va a detrimento delle azioni cosiddette growth, settore a cui appartengono i titoli delle aziende che scommettono sull’intelligenza artificiale. Il motivo si spiega con il fatto che, di norma, le società growth tendono a generare una quota maggiore dei loro utili più in là nel tempo: fattore che porta i mercati a valutarle attualizzando i flussi di cassa futuri e riportandoli al valore di oggi.
Perché le azioni AI sono particolarmente esposte
Ora, quando i tassi aumentano, sale anche il tasso di attualizzazione e, di conseguenza, il valore attuale degli utili futuri prezzato dalle azioni scende. Ma c’è un altro elemento che spiega perché le azioni AI rischiano di essere minacciate da una Fed più “hawkish”.
La febbre AI ha scatenato forti buy sui titoli del settore, e il risultato è che diverse azioni sono scambiate a multipli P/E elevati. Di conseguenza, la minore propensione al rischio che si manifesterebbe sui mercati a fronte di aspettative di tassi più elevati potrebbe rafforzare le scommesse di chi ritiene che molti titoli abbiano già raggiunto il picco e siano sopravvalutati.
Il nodo del debito delle Big Tech
Infine, l’altro rischio legato alla possibilità di una Fed falco riguarda il debito. Se Wall Street iniziasse a scommettere su tassi Usa più alti e i rendimenti dei Treasury dovessero segnare nuovi rialzi, le società AI che hanno emesso bond per finanziare i loro investimenti rischierebbero di dover affrontare costi di rifinanziamento più elevati, a discapito della loro redditività. Stando ai dati di Lseg, aziende AI come Alphabet, Amazon e Meta hanno emesso 220 miliardi di dollari di obbligazioni nel corso del 2026, più del doppio rispetto ai 108 miliardi di euro dell’intero 2025.
In sostanza, il rischio per Wall Street e per le azioni AI non è rappresentato tanto dal rialzo dei tassi in sé, ampiamente scontato, quanto dalla possibilità che la Fed segnali un percorso di ulteriori strette più aggressivo di quello attualmente incorporato nei prezzi. Allo stesso tempo, se dalla Fed emergessero indicazioni meno hawkish del previsto, la pressione sulle azioni growth, comprese quelle legate all’AI, potrebbe rallentare.