Mascherine Covid
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“Due mascherine invece di una? Le protezioni non si sommano”: lo dice il supercomputer più veloce del mondo

Mentre continuano i dibattiti – e le inchieste – sulle mascherine anti-Covid, in Giappone il gigante della ricerca Riken e l’università di Kobe hanno messo al lavoro il supercomputer più veloce al mondo, Fugaku. E hanno verificato che, se alla mascherina obbligatoria se ne aggiunge una seconda, le protezioni dei due dispositivi non si sommano. La ricerca, come spiega la Reuters, smentisce quindi anche il Center for disease control and prevention, l’organismo di controllo sulla sanità pubblica statunitense.

Gli effetti delle due mascherine non si sommano

In sostanza, la singola mascherina di tipo chirurgico in tessuto non tessuto ha un’efficacia dell’85% nel bloccare le particelle, a patto che sia aderente al viso e che copra bocca e naso. Gli scienziati di Riken e i ricercatori dell’università di Kobe hanno quindi aggiunto una seconda mascherina, in poliuretano, e “l’efficienza nella raccolta delle goccioline” è passata all’89%: un leggero incremento, ma non una sovrapposizione degli effetti.

Il team di ricercatori, guidato da Makoto Tsubokura, è giunto alla conclusione che una mascherina modello N95 è la barriera più efficace per prevenire la diffusione del virus.

Il Riken national science institute

Riken, fondato nel 1917, è il più grande istituto di ricerca giapponese. Abbraccia una vasta gamma di discipline scientifiche e impiega 3mila scienziati nei campus dislocati in varie città del Paese. Dispone di un budget annuale di 800 milioni di dollari per sviluppare ricerche e migliorare le performance del supercomputer Fugaku, la cui presentazione ufficiale è stata anticipata proprio per fronteggiare l’emergenza virus. 

Vi lavorano specialisti di tutto il mondo: fisici, chimici, biologi, medici, ingegneri specializzati in high-performance computing e computational science.

Fugaku contro il Covid

Costruito dalla Fujitsu appositamente per il centro Riken, Fugaku è l’aggiornamento del Computer K, rispetto al quale è cento volte più performante, ed è stato arricchito di funzionalità come intelligenza artificiale e deep learning.

Nella lotta contro la pandemia gli scienziati hanno impiegato Fugaku per modellare emissioni di particelle in vari ambienti chiusi. Il computer ha dimostrato, per esempio, che in un ambiente secco, con tasso di umidità inferiore al 30%, la quantità di particelle nebulizzate raddoppia. Un altro esperimento ha riguardato il contagio a tavola e ha rivelato che è molto più rischioso far sedere le persone una accanto all’altra piuttosto che faccia a faccia. E il professor Makoto Tsubokura ha sottolineato che “sia la paura cieca rispetto all’infezione sia la troppo sicurezza derivano dal fatto che il Covid-19 è invisibile”. 

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