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Business 11 Maggio, 2020 @ 3:15

3M e la sfida dei 2 miliardi di mascherine prodotte in un anno

di Alice Rosati

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(Shutterstock)

Nella fase 2 le mascherine saranno necessarie per tutti. Mentre il Governo ha deciso di bloccare il prezzo per l’acquisto di quelle chirurgiche sperando di annientare la speculazione, sulle vetrine delle farmacie, per fortuna, sono sempre più numerosi i cartelli che avvisano i cittadini che mascherine e filtranti facciali sono tornati disponibili. Dall’inizio della crisi, l’Italia si è messa in moto per fronteggiare la penuria di protezioni soprattutto per il personale sanitario. Per non dipendere solo dall’importazione, sono entrati nuovi player sul mercato che hanno convertito la produzione e oggi il rapporto domanda offerta è sicuramente più allineato, ma non è ancora sufficiente. Nel futuro prossimo, la domanda sarà sempre alta, almeno finché dovremo convivere con il Covid-19. Ne abbiamo parlato con Marc Routier, managing director South East Europe Region di 3M, azienda specializzata nella produzione di dispositivi di protezione individuale tra cui respiratori, tute, occhiali e cuffie.

Marc Routier, managing director per il sud-est Europa di 3M (Courtesy 3M)

“Oggi, in Italia, la domanda dei respiratori (ovvero i dispositivi di protezione individuale FFP1, FFP2 o N95, FFP3 o N99 e N100, ndr) è 30 volta superiore a prima della crisi, e per il sistema sanitario lo è anche di più. Nonostante gli sforzi di 3M e di altre aziende, la richiesta mondiale rimane ancora più elevata rispetto alla capacità produttiva”, afferma Routier. “In tempi normali le industrie sono i nostri principali clienti che serviamo attraverso canali di distribuzione, ma dal diffondersi della pandemia collaboriamo con i governi per indirizzare la fornitura verso le aree maggiormente colpite, abbiamo messo al primo posto le richieste della Protezione civile e degli ospedali con cui abbiamo una fornitura diretta. Pensiamo che la domanda dei respiratori, soprattutto per il sistema sanitario, rimarrà alta finché il virus non sarà debellato e prevediamo un incremento anche da parte dei nostri normali clienti nel momento della riapertura delle industrie”.

Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, 3M ha raddoppiato la produzione di mascherine N95 in tutti gli stabilimenti del mondo producendo circa 100 milioni di pezzi al mese, e in Italia è sempre riuscita a garantire le consegne agli ospedali.

Per la fase 2, l’investimento per soddisfare la domanda globale è ancora più ambizioso. “Vogliamo riuscire a raddoppiare ancora nei prossimi 12 mesi, arrivando a 2 miliardi di mascherine in un anno. Ci stiamo concentrando nell’avvio di collaborazioni non solo per aumentare la produzione ma anche per allungare la vita dei dispositivi. Negli Stati Uniti, per esempio, stiamo lavorando con compagnie di sterilizzazione, mentre la partnership con Ford Motor ci permette di aumentare la produzione di respiratori elettroventilati che utilizzano un sistema a batteria”, dice Routier. “Ci focalizzeremo sempre di più sulla produzione di respiratori, che è il settore in cui 3M può mettere a disposizione il suo know-how e la sua tecnologia per far fronte alla pandemia, ma continueremo comunque a investire anche negli altri comparti dell’azienda”. 

La sede italiana di 3M (Courtesy 3M)

Mascherine Fase 2

Per arrivare preparati e adeguatamente protetti alla Fase 2, lo sforzo produttivo da solo non basta. Per allineare domande e offerta è necessario che la curva del contagio continui a diminuire. “Durante la fase 1 c’è stata un po’ di improvvisazione per riuscire a far fronte all’enorme richiesta di mascherine chirurgiche e dispostivi di protezione. Per accorciare i tempi è stato permesso di mettere in circolazione mascherine senza le certificazioni europee ma approvate dall’Istituto superiore di Sanità e dall’Inail. Il Governo ha inoltre incentivato la produzione italiana, molte aziende hanno addirittura triplicato la loro capacità produttiva e molte imprese tessili hanno convertito le produzioni. Questo non vuol dire, però, che l’importazione dall’estero cesserà, perché la domanda è e rimarrà altissima per i prossimi mesi. Credo, però, che la combinazione di produttori nazionali e multinazionali specializzati come 3M, e nuove imprese, ci consentirà di iniziare una fase 2 in sicurezza e con disponibilità di prodotti adeguata a quelle che sono le necessità attuali”, dice Patrizio Galletta, Business Leader Salute della Regione Sud Est Europa di 3M. “Mi auguro che non ci troveremo più impreparati davanti a una emergenza di tali proporzioni, sicuramente adesso sappiamo tutti quanto è importante lavorare sulla pianificazione e sulla razionalizzazione dei flussi di acquisto”.

Mascherine: contraffazioni e prezzi

“Le attività di trading con poco scrupolo purtroppo ci sono sempre state. Come 3M non abbiamo approfittato della crisi aumentando i prezzi e fin dall’inizio ci siamo attivati contro la speculazione, le frodi e le contraffazioni lavorando con le autorità locali”, afferma Galletta. “Facciamo parte dell’associazione di categoria dei produttori di dispositivi medici, e il nostro business è gestito attraverso gara pubblica, per cui i fornitori devono stare a un determinato prezzo. Dall’altra parte, quello che possiamo fare è continuare la pressione sui rivenditori affinché non ci siano speculazioni, e collaboriamo con i siti di e-commerce per rimuovere le offerte di prodotti contraffatti o di prodotti originali ma venduti a cifre esorbitanti”.

Per capire se si sta acquistando una mascherina a norma e di qualità è importante affidarsi ai distributori autorizzati. I dispositivi devono essere nella confezione originale, con le istruzioni d’uso e le specifiche del modello. Altri indizi importanti da controllare sono la mancanza di cinghie, eventuali odori strani, valvole bloccate o la scritta di termini errati.

Trending 4 Maggio, 2020 @ 10:42

Mai senza mascherina: 3 mosse per indossarla senza far appannare gli occhiali

di Forbes.it

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Coronavirus: mascherine chirurgiche
(shutterstock.com)

Articolo di Rachel Sandler apparso su Forbes.com

Man mano che i Paesi pianificano di riaprire, indossare una mascherina potrebbe diventare la nuova normalità.

Ma seguire le linee guida è quasi impossibile quando si indossano anche gli occhiali, che possono appannarsi e impedire di vedere. Indossare una mascherina dirige l’aria calda espirata verso l’alto, che poi si condensa sulla superficie più fredda della lente, formando “goccioline che disperdono la luce e riducono la capacità della lente di trasmettere il contrasto”.

Ecco alcuni modi per non fare appannare gli occhiali con le mascherine:

  • Metti un fazzoletto nella parte superiore della mascherina: se pieghi un fazzoletto in orizzontale e lo metti tra il viso e la parte superiore della mascherina, in modo che si trovi sul ponte del naso, l’umidità del respiro sarà assorbita dal tessuto invece di colpire le lenti degli occhiali.
  • Compra una mascherina che si adatti al tuo naso: le mascherine che hanno un filo flessibile ti permettono di modellarlo attorno al ponte del naso, bloccando l’aria calda espirata dalla tua bocca.
  • Lavare le lenti con acqua insaponata: secondo un articolo del Royal College of Surgeons of England, lavare il vetro con acqua insaponata lascia un film sottile che riduce la tensione superficiale e fa sì che le molecole d’acqua si diffondano uniformemente in uno strato trasparente, quindi evitando l’appannamento degli occhiali.
Trending 24 Aprile, 2020 @ 10:41

Dispositivi di protezione per la Fase 2: dove trovare quelli validati dall’Inail

di Forbes.it

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Coronavirus: dpi - dispositivi di protezione individuale
(shutterstock.com)

Nella guerra contro il coronavirus se la strategia raccomandata dagli esperti è stata quella del distanziamento sociale, i dispositivi di protezione individuale (dpi) sono stati, e lo saranno ancora per molto, le nostre armature. Inizialmente sottovalutati, via via che il virus si diffondeva tra le comunità inermi, prodotti come mascherine, guanti e visiere sono divenuti strumenti indispensabili per difendersi dal contagio. Niente di tutto ciò era prevedibile, o forse sì, sta di fatto che il nostro sistema sanitario (e non solo) si è trovato completamente sprovvisto di tali dispositivi principalmente ormai prodotti al di fuori del nostro territorio.

Ad una prima fase di riassortimento avvenuta tra gare internazionali e gesti solidali da parte di Paesi stranieri, è seguita la volontà di riavviare la produzione in Italia insieme all’ampliamento dell’attività di importazione. Tuttavia, affinché si abbia la certezza che tali dispositivi svolgano correttamente la propria funzione salvaguardando la persona che li indossa è necessario che vengano certificati in base al regolamento Ue 2016/425, entrato in vigore dal 21 aprile 2018. L’incompatibilità tra i tempi richiesti per la certificazione Ue e l’emergenza incalzante ha indotto il Governo ad attribuire in via straordinaria all’Inail, fino al termine dell’emergenza Covid-19, la facoltà di avviare un procedimento di certificazione che trova ora la sua manifestazione nella pubblicazione di un elenco (in costante aggiornamento) di dispositivi di protezione individuale sicuri e utilizzabili.

“Il documento – come afferma l’Inail nel comunicato che lo accompagna – riporta per ciascun dpi la data di validazione, la tipologia di prodotto, il nominativo della ditta produttrice/importatrice e un’immagine, se disponibile”. Attenzione però, si sottolinea che “La validazione in deroga dell’Istituto riguarda, infatti, soltanto i singoli modelli di dpi presi in considerazione e non può essere estesa in alcun modo all’intera produzione/importazione di altri dispositivi, anche della stessa serie, da parte delle imprese presenti nell’elenco”.

In un mese la task force a cui è stata affidata la procedura ha processato circa 1.700 pratiche, 62 delle quali hanno ricevuto l’ok a procedere. Di questi, la maggior parte sono semimaschere per le quali è possibile visionare la tabella completa. Di seguito, invece, gli altri dispositivi di protezione individuale che hanno ottenuto la certificazione Inail, visiere, schermi protettivi e tute, con indicazione di produttore e eventuale importatore:

 

Dpi: visiera modello: VIS-FE  

Produttore: Femto Engineering s.r.l. | Regione: Toscana

 

Dpi: tuta protettiva presentata, modello Zanray 2020

Produttore: Shanghai Zanray Industrial Co. Ltd | Importatore Idee Cocco srl | Regione: Veneto

 

Dpi: occhiali a maschera modello: 2A01, 2B01, 2C01 – occhiali a maschera modello: 2B01 – occhiali a maschera modello: 2C01

Produttore: Kanghuai Zanray Industrial Co. Ltd | Importatore: Marvis srl | Regione: Lombardia

 

Dpi: tuta protettiva modello: FS200

Produttore: Changzhou Aiji NonWovens Co.Ltd – Cina| Importatore Hako-Med Italia di Hansjoerg Dellavaja & C. S.a.s.| Regione  Trentino Alto Adige

 

Dpi: dispositivo di protezione per il corpo modello: Iwode Protection cod. FH370001-3

Produttore: Guangzhou Caishen Custom Clothing Supply Chain Management Co. Ltd.  | Importatore: Regione Puglia sez. Protezione civile | Regione: Puglia

 

Dpi: occhiali Safety Goggle modello: 9127

Produttore: BanBao Co, Ltd. | Importatore: Makilea srl | Regione: Veneto

 

Dpi: schermo protettivo facciale cod. SF2016603

Produttore: Valerio Daniele | Regione: Veneto

 

Dpi: visiera modello: A1 HKA2002-011+EUP2003- 085

Produttore: HIP LIK Packaging Product Fty Co. Ltd Hlp Klearfold | Importatore: HIP LIK Packaging Product Fty Co. Ltd Hlp Klearfold | Regione: Hong Kong

Business 10 Aprile, 2020 @ 6:32

Helbiz dai monopattini al delivery, partendo da mascherine e gel igienizzanti – VIDEO

di Forbes.it

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salvatore palella
Salvatore Palella, ceo e founder di Helbiz

Il kit prevenzione Covid-19 arriva a casa in monopattino. Helbiz ha infatti avviato con eFarma.com un progetto non profit per la consegna di mascherine KN95 e igienizzanti a sostegno della Fondazione Humanitas per la Ricerca.

Il servizio sarà fruibile nelle città di Milano, Roma, Torino, Verona, dove sarà possibile acquistare al prezzo di 15 euro un kit che comprende una maschera certificata KN95 e un gel igienizzante.

 La meccanica dell’operazione prevede la donazione per ogni kit acquistato di 3 mascherine alla Fondazione Humanitas per la Ricerca che li metterà a disposizione degli operatori dell’ospedale. L’attività non ha profitto né per Helbiz poiché la consegna è gratuita né per eFarma.com in quanto i prodotti del kit sono venduti al prezzo di costo.   

“Si tratta di una collaborazione di responsabilità sociale con eFarma ed è l’inizio di un nuovo segmento commerciale, quello del delivery, che vedrà la sua continuazione anche una volta terminato il lockdown”, ha spiegato Ruggero Cipriani, head of Partnerships di Helbiz.

Vedi la nostra intervista al fondatore di Helbiz, Salvatore Palella, realizzata ieri in collegamento da New York.

“Helbiz è l’unico operatore di micromobilità in Italia che ha deciso di lasciare i propri mezzi elettrici a disposizione delle istituzioni e organizzazioni di volontariato. – dichiara Salvatore Palella fondatore di Helbiz – Abbiamo voluto dimostrare che la nostra società e i nostri servizi sono utili anche in momenti di un’emergenza come il Covid-19. In questo caso abbiamo sviluppato, in una sola settimana, una sezione della nostra app per rispondere alla specifica esigenza di protezione dei cittadini, ma stiamo già pensando e programmando nuovi progetti per la fase di riapertura in cui con il distanziamento sociale la mobilità delle persone sarà un elemento centrale”.   

“Questo è un momento molto delicato per la nostra società ed in qualità di farmacisti online stiamo lavorando h24 per garantire un servizio agli Italiani che necessitano di prodotti parafarmaceutici – commenta Francesco Zaccariello amministratore delegato di eFarma.com – abbiamo sposato quest’iniziativa per rafforzare la nostra presenza in determinate città e garantire la un servizio di consegna rapido ed ecosostenibile di prodotti che sono difficilmente reperibili in questo momento”.

Roberto Cagliero, Direttore Fundraising Fondazione Humanitas per la Ricerca aggiunge: “Le mascherine sono diventate un bene di prima necessità anche per gli operatori sanitari. Ringraziamo Helbiz e eFarma per questa iniziativa e per la generosità nei confronti dei nostri professionisti”.

 

Trending 1 Aprile, 2020 @ 10:39

Anche Lamborghini si riconverte: via alla produzione di mascherine e visiere protettive

di Massimiliano Carrà

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Lamborghini produrrà mascherine e visiere per combattere il coronavirus
Stefano Domenicali, presidente e amministratore delegato di Lamborghini. (Courtesy Lamborghini)

Anche Lamborghini scende in campo contro il coronavirus. Come ufficializzato in una nota, la famosa azienda automobilistica italiana ha deciso di “riconvertire alcuni reparti del suo stabilimento produttivo di Sant’Agata Bolognese”.

L’obiettivo, come afferma la stessa Automobili Lamborghini, è quello di produrre “mascherine chirurgiche e visiere protettive mediche in favore del Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna, impegnato nella lotta alla pandemia di Covid-19”.

In questo modo, Lamborghini è l’ultima azienda italiana (anche se facente parte del gruppo Volkswagen), in ordine cronologico,  ad aver deciso di riconvertire la sua tradizionale produzione a favore di dispositivi medici utili per la lotta contro il coronavirus. Nel mondo dell’automotive, la collaborazione Ferrari-Fca-Siare ne è un esempio. 

Lamborghini: quante mascherine e visiere saranno prodotte

Entrando nel dettaglio di come sarà organizzata questa nuova produzione, l’azienda afferma che “il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche si occuperà dei test di validazione dei dispositivi sanitari realizzati da Lamborghini, prima della consegna in struttura”.

Presso la selleria (il reparto dedicato alla realizzazione degli interni e delle personalizzazioni delle Lamborghini) – sottolinea l’azienda – “verranno realizzate 1.000 mascherine al giorno. Contemporaneamente, all’interno dello stabilimento di produzione compositi e presso il reparto di Ricerca e Sviluppo verranno realizzate ogni giorno 200 visiere protettive mediche in policarbonato con l’uso di stampanti 3D.

“In un momento di emergenza come questo, ci sentiamo di dover dare un contributo concreto”. Così Stefano Domenicali, chairman e ceo di Automobili Lamborghini, commenta la decisione da parte di Lamborghini di fornire il proprio aiuto in questa lotta contro il Covid-19.

La decisione di supportata l’Ospedale S.Orsola-Malpighi, rivela Domenicali, è dettata dal fatto “che è un’istituzione con cui da anni abbiamo un rapporto di collaborazione, sia per quanto riguarda la consulenza per la promozione dei programmi di tutela della salute delle nostre persone, tramite professionisti del Policlinico, sia su progetti di ricerca. Infine – conclude il ceo di Lamborghini – è con l’unione e il sostegno di chi è tutti i giorni in prima linea nella lotta a questa pandemia, che vinceremo insieme questa battaglia.”

Business 14 Marzo, 2020 @ 4:34

Mascherine nell’impianto tessile riconvertito, Miroglio inizia le consegne

di Eleonora Poggio

Scrivo – per passione – di imprese e finanza.Leggi di più dell'autore
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Miroglio produce mascherine per proteggersi dal coronavirus
Il polo logistico di Miroglio Fashion (Courtesy Miroglio)

Sono partite e stanno per essere consegnate all’Unità di crisi della Regione Piemonte 15mila mascherine, e le altre 585mila saranno consegnate nei successivi dieci giorni. Abbiamo accolto subito l’appello dell’Unità di crisi della nostra Regione, di provare a realizzare un prototipo per far fronte alle necessità urgenti degli Ospedali e ci siamo riusciti anche grazie all’impegno economico personale di Giuseppe Miroglio – terza generazione della famiglia Miroglio e vice presidente del gruppo – e del Rotary Piemonte. Le mascherine saranno in cotone STEFF e elastam, che una volta trattato è lavabile e riutilizzabile fino a dieci volte. Non ci siamo fermati però alla nostra Regione. Perché arrivano tante tante richieste. Il gruppo Miroglio da lunedì sarà in grado di produrre 75mila mascherine al giorno compatibilmente con l’arrivo della materia prima, che in questo momento, a causa del rallentamento dei trasporti e della mobilità, ovviamente non è facile.”

Alberto Racca, a.d. del gruppo Miroglio (Courtesy Miroglio)

Parla chiaro e con il cuore Alberto Racca, amministratore delegato del gruppo Miroglio di Alba, una realtà industriale operativa nel settore dal 1947, presente in 22 paesi del mondo con 4 stabilimenti produttivi, 37 marchi e un fatturato di 577 milioni di euro.

“Ci stiamo impegnando con tutta la filiera, vogliamo soddisfare tutte le richieste che ci sono pervenute e che continuano ad arrivare in questo momento difficile. Vi assicuro che siamo subissati dall’Italia e dall’estero.”

La produzione di mascherine è iniziata giovedì. Gli impianti produttivi sono già operativi, anche se non sono ancora a regime, lo saranno da lunedì, ma la materia prima deve continuare ad arrivare.

Nel nostro stabilimento di Govone, Miroglio Textile, il cotone utilizzato subisce trattamenti con idrorepellenti, viene poi confezionato da Atelier Miroglio e i nostri partner e consegnato dalla nostra società di logistica M2Log. Processo integrato, un gioco di squadra impegnativo e sfidante che non potevamo sbagliare. Siamo stati flessibili e abbiamo messo sul tavolo di lavoro dell’azienda fantasia e collaborazione. Sarà una produzione che si affiancherà alla nostra produzione ordinaria.”

Miroglio intanto ha chiuso i suoi 900 punti vendita, gli uffici amministrativi di Alba dove lavorano 700 persone sono in smart working, stabile o flessibile, mentre la produzione prosegue nel rispetto della normativa di sicurezza del nuovo Dpcm.

In momenti come questi– prosegue Alberto Racca- ognuno di noi deve chiedersi come può contribuire a superare la difficoltà e occorre non spaventarsi se anche ci sembra poco o piccolo quello che possiamo fare, perché in ogni caso ogni gesto è prezioso. Occorre che ogni imprenditore, manager, cittadino si metta in gioco per il bene comune nel rispetto delle limitazioni previste dal Governo.”

E intanto la Miroglio attende dall’Istituto superiore della Sanità il via libera per produrre e consegnare anche fuori territorio piemontese, chissà magari già da lunedì.