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Best Italia 8 luglio, 2019 @ 2:48

Le 100 donne italiane di successo nel 2019

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
Forbes Italia è l'edizione italiana del magazine più famoso al mondo su classifiche, cultura economica, leadership imprenditoriale, innovazione e lifestyle. chiudi

Classifica

Giovanna Adelizzi
direttore generale di Sakura Italia

Marilisa Allegrini
co-owner e responsabile marketing di Allegrini

Lucia Annunziata
giornalista e direttore di Huffington Post Italia

Antonella Baldino
direttore Cassa per la cooperazione internazionale allo sviluppo di Cdp

Katia Bassi
chief marketing officer di Lamborghini

Francesca Benati
ad e dg di Amadeus Italia

Domitilla Benigni
dg e azionista di Elettronica

Adele Bilardo Iris Santa
ad di Racheli

Silvia Bolla
owner di Nep

Silvia Bolzoni
fondatrice e ceo di Zeta Service

Elena Bottinelli
ad dell’Irccs Ospedale San Raffaele 
e Irccs Galeazzi di Milano

Marica Branchesi
astrofisica

Tania Cagnotto
tuffatrice

Valentina Calaminici
dg di Mario Mele & Partners

Rossella Campaniello
personal systems business director di HP Italy

Marcella Cannariato
amministratore unico di A&C Broker

Stefania Caparrini
owner di Le antiche mura

Maria Castelnovo
ceo di Sibo

Eleonore Cavalli
art director di Visionnaire

Mirella Cerutti
country manager di Sas Italy

Livia Cevolini
ceo di Energica Motors

Antonella Cinotti
direttore generale di Fratelli Cinotti

Laura Cioli
ceo del gruppo editoriale L’Espresso

Simona Comandè
presidente e ceo Philips Iig 
(Italia, Israele e Grecia)

Paola Cortellesi
conduttrice e attrice

Samantha Cristoforetti
astronauta dell’Esa

Silvia Damiani
vicepresidente Damiani

Claudia D’Arpizio
partner di Bain & Company

Valentina De Santis
ceo di gruppo Metà

Monica Del Naja
head of digital payments di Sisal Group

Daniela Delledonne
general manager Italy&Greece di BD

Laura Donnini
ad di HarperCollins Italia

Chiara Dorigotti
ceo di Sea Prime

Costanza Esclapon 
de Villeneuve
presidente Csc vision

Sabrina Federzoni

presidente e ad di Monari Federzoni

Cristina Ferrari
stilista e owner di Fisico

Maria Luisa Fontana

owner di Chemelectiva

Nazzarena Franco
ceo di Dhl Express Italy

Isabella Fumagalli

ceo di Bnp Paribas Cardif

Anna Fusari
responsabile Bei per i rapporti 
con le banche e le imprese in Italia, Malta, Croazia e Slovenia

Rita Gagliardini
ad di Enovetro

Sara Gama
calciatrice

Maria Laura Garofalo
ad di Garofalo health care

Federica Giannattasio
ad di Iterchimica

Antonella Giannini
co-fondatrice di Montrade

Paola Giannotti de Ponti
membro del Cda di Tim, 
Terna e Ubi Banca

Laura Gillio Meina
country leader 
di Boston scientific Italia

Valeria Golino

attrice

Maria Gorni
ceo di Ri.Mos

Maria Luisa Gota
ad e dg di Fideuram Vita

Lilli Gruber
giornalista e conduttrice

Eva Khoury
interior designer

Maria Luigia Lacatena
amministratore unico di Master Italy

Stefania Lazzaroni
dg di Altagamma

Micaela Le Divelec
ad di Ferragamo

Diletta Leotta
conduttrice di Dazn

Melany Libraro
ceo di Subito e InfoJobs

Annamaria Lusardi
economista

Thalita Malagò
segretario generale di Aesvi

Cristiana Milanesi
people & organization director 
di Mars Italia

Elena Miroglio

presidente di Miroglio fashion

Cinzia Monteverdi
presidente e ad di Seif

Francesca Moretti
ad di Terra Moretti Vino

Costanza Musso
ad di M.A. Grendi

Elisa Pagliarani

general manager 
di Glovo Italia

Roberta Palazzetti
ad e presidente 
di British American Tobacco

Fiorella Pallas
presidente 100.000 
Ripartenze onlus

Micaela Pallini
presidente e ceo di Pallini

Francesca Pasinelli
direttore generale 
della Fondazione Telethon

Sonia Peronaci
scrittrice, cuoca e fondatrice 
di Giallo Zafferano

Maria Pierdicchi
presidente di Nedcommunity

Paola Pietrafesa
ad di Allianz Bank FA

Daniela Pighini

general manager di Audika c. a.i

Claudia Pingue
general manager di PoliHub

Olga Polizzi
deputy chairman & design director 
di Rocco Forte Hotels

Donatella Raggio
designer

Micaela Ramazzotti

attrice

Ida Ramponi
dg di Asst Rodhense

Daniela Riccardi
ad di Baccarat

Elisabetta Ripa
ad di OpenFiber

Manuela Ronchi
ad di Action Agency

Katja Rossi
presidente di Olmar

Chiara Rota

fondatrice di MyCookingBox

Katia Sagrafena
co-founder e coo di Vetrya

Marina Salamon
fondatrice di Altana

Elena Salzano

ad di Incorerenze

Cristina Scocchia
ceo di Kiko

Irene Serio
presidente di OIC group

CLAUDIA SEGRE
presidente Global Thinking Foundation

Manuela Soffientini
general manager cluster Italia 
di Electrolux

Valentina Sorgato
ad di Smau

Cinzia Tagliabue
ad di Amundi Italia

Francesca Terragni

marketing & communication director di Moet Hennessy Italia

Nadia Toffa
conduttrice televisiva

Beatrice Trussardi
imprenditrice, presidente 
della Fondazione Nicola Trussardi

Maurizia Villa
managing director e country chair 
di Korn Ferry Italia

Ulrika Wikstrom
generale manager 
di Lancome Italy – L’Oreal

Anna Zegna
presidente di Fondazione Zegna

Roberta Zivolo
presidente di Progetto 2000 Coop

Susanna Zucchelli
direttore generale di HeraTech

Vedi classifica

Star del cinema e note conduttrici tv. Designer emergenti, scienziate o icone dello sport. Ma anche, anzi soprattutto, imprenditrici e manager di successo. Al timone di grandi aziende con un profilo globale.
O di piccoli family business che hanno contribuito a lanciare e a far crescere, plasmandole con le proprie doti di leader. Sono le 100 italiane vincenti, elencate in ordine rigorosamente alfabetico, che Forbes ha scelto per rappresentare il meglio dell’Italia al femminile nel 2019. 100 donne capaci di interpretare il proprio ruolo, in azienda o nella società, valorizzando ogni giorno un patrimonio personale fatto di competenze, creatività, carisma, tenacia, capacità

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Tecnologia 5 luglio, 2019 @ 2:00

Claudia Pingue è la nuova talent scout degli startupper

di Pieremilio Gadda

Giornalista, coordinatore di Forbes, scrivo di economia e finanza.Leggi di più dell'autore
Giornalista professionista, da febbraio 2018 coordina la redazione milanese del magazine Forbes. Collabora con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza. Caporedattore del magazine AdvisorPrivate tra il 2015 e il 2017, in passato ha scritto per l’Espresso, il Messaggero, Capital, Patrimoni, Panorama, Mf e Wall Street Italia. È laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. chiudi
Claudia Pingue è tra le 100 donne vincenti di Forbes Italia nel 2019. (Courtesy Polihub)

Articolo tratto dal numero di luglio 2019 di Forbes Italia. Abbonati. 

“Quando sono arrivata all’università si usavano ancora i floppy disk. Oggi siamo nel mezzo della quarta rivoluzione industriale. L’Internet of Things e i sistemi d’intelligenza artificiale sono sempre più pervasivi”. Per comprendere la portata dello tsunami tecnologico che ha stravolto il mondo del lavoro, costringendo gli atenei ad attrezzarsi velocemente per essere parte attiva del cambiamento, non esiste forse immagine più efficace di quella scelta da Claudia Pingue, classe 1979, la donna che il Politecnico di Milano ha chiamato a guidare il Polihub, distretto dell’innovazione e acceleratore d’imprese del Politecnico di Milano. Una vera e propria fabbrica di startup, che in sei anni ha raccolto 12.500 idee di nuovi business, ne ha sostenute oltre 600, per 113milioni di euro investiti. Il ritmo di crescita è incalzante, se si pensa che nel solo 2018 le risorse messe in campo sono 28 milioni, suddivisi su 113 aziende ospitate.

“È il 10% del denaro investito in venture capital in Italia”, calcola Pingue. Dallo scorso ottobre la sua attività di talent scout dell’innovazione può contare su Poli360, il nuovo fondo d’investimento di 60 milioni di euro, gestito da 360 Capital Partners, società europea di venture capital che lavora in stretta collaborazione con le strutture dell’ateneo e vede la stessa Pingue in qualità di super-consulente. “Il mio compito come advisor è quello di contribuire a scegliere le idee che meritano di essere sostenute da un punto di vista finanziario”.

Nata a Sulmona in provincia dell’Aquila, Pingue arriva a Milano nel 1998, per iscriversi al corso in ingegneria delle telecomunicazioni. Fin dal principio una scelta di campo precisa. “Sono cresciuta dentro il Politecnico”, racconta a Forbes. Dopo la laurea con il massimo dei voti, nel 2004 viene chiamata come ricercatrice presso gli Osservatori digital innovation della School of management del Politecnico di Milano. Nel 2006 frequenta il master in gestione aziendale e sviluppo organizzativo del Mip – business School del Polimi. Il primo incarico di taglio consulenziale arriva nell’ambito della Fondazione dell’Ateneo, che gestisce Polihub. “Fungevo da trait d’union tra aziende, ricerca e finanziatori, accompagnando le imprese nel percorso di trasformazione digitale”.

Il 2013 è l’anno in cui in Italia nasce la startup innovativa come entità giuridica. Claudia, ex cestista – ha praticato basket a livello agonistico fino ai 28 anni – viene chiamata a gestire l’incubatore dell’Ateneo, in qualità di direttore generale. “Il nostro è un incubatore sui generis”, spiega Pingue, “perché lavoriamo con il deep tech: le idee che aiutiamo a sviluppare fanno leva su asset tecnologici difendibili: non parliamo solo di modelli di business innovativi, ma anche di tecnologie non facilmente replicabili, che nascono dalla ricerca di base, dalle università. Per questo i tempi di maturazione sono mediamente più lunghi”. Dall’idea allo sbarco del prodotto o servizio sul mercato passano in media tre anni. Si parte dalla fase di incubazione. La squadra di Pingue analizza i candidati, esaminando il valore innovativo della tecnologia proposta, il suo grado di maturità e il team che vuole lanciare l’impresa. Se l’idea supera l’esame, parte l’acceleratore. Si attiva formalmente l’azienda, viene testato il modello di business, in stretta collaborazione con il fondo Poli360 e con un club di mentori, costituito da business angel, esperti ed alumni, che collaborano in una logica di give back. “Vogliono restituire un pezzo del loro percorso di successo per favorire la nascita di nuove imprese”.

Se il test di mercato è positivo, si passa alla fase di scaleup: che significa crescita dimensionale, consolidamento organizzativo, espansione sui mercati internazionali. Il tutto in un contesto iper-stimolante e fecondo di opportunità di business, quello dell’Innovation district del Polimi, 8mila mq di spazi d’incubazione su quattro edifici nel quartiere Bovisa, più di 100 realtà tra startup e aziende, che operano in diversi ambiti di innovazione, dal design all’it, dal biomed alle micro e nano tecnologie.

Il tasso di sopravvivenza delle statup accelerate da Polihub, a cinque anni dall’uscita dal programma, è dell’82%. “Siamo molto selettivi in fase di incubazione: su 1.500 richieste, ne accogliamo una cinquantina l’anno”. Il sistema funziona al punto che nel 2018 il Polihub è stato premiato dal ranking di Ubi Global come terzo migliore incubatore universitario al mondo, secondo in Europa, per la capacità di generare impatto sull’economia. Il racconto di Pingue gronda entusiasmo per quello che fa. “Voglio continuare a lavorare a supporto di chi fa impresa”. Ma lascia trapelare anche una nota dolente. Riguarda la scarsa presenza di donne nelle startup, in linea con la media nazionale: 13%. Un dato fermo da tre anni, che nel segmento del deep tech presidiato dal Polimi precipita al 6%. Perché? “Il problema nasce dalla scarsa partecipazione delle donne ai percorsi formativi scientifici: nella nostra università il rapporto tra studentesse e studenti è uno a cinque. Tra ricercatrici e ricercatori uno su tre”.

Il risultato è un impoverimento: dell’università, del mondo lavorativo. E del tessuto imprenditoriale. “Il carburante essenziale che alimenta il potenziale innovativo di una startup è la diversità. Disciplinare, intesa come mescolanza di competenze differenti; culturale, e anche di genere. Una ricerca della Fondazione Kauffman dimostra che la presenza della componente femminile valorizza e completa la capacità di un team di analizzare un problema. Le donne manifestano l’attitudine a interpretare meglio i bisogni del mercato. C’è anche una differenza motivazionale: fanno impresa perché colgono un problema, identificano una possibile soluzione e intravedono un’opportunità di mercato. Gli uomini lo fanno più spesso per necessità”.

Se è vero che, come dice Pingue, le università “sono chiamate a trasformarsi da grandi scuole di formazione a generatori di futuro, c’è ancora del lavoro da fare, almeno sul fronte della parità di accesso. Intanto la manager resta concentrata sulla sua missione di talent scout dell’innovazione. Cosa avrebbe voluto fare in un’altra vita, se non il direttore generale di Polihub? “Il direttore generale di Polihub”, scherza. “La tecnologia mi ha sempre appassionato. Oggi le chiamiamo startup, un tempo era ricerca e sviluppo. In un modo o nell’altro mi sarei comunque occupata di innovazione”.

Claudia Pingue ce l’ha fatta. A immaginarla all’inizio di quel percorso, appena arrivata a Milano dall’Abruzzo, con in mano un floppy disk, viene da sorridere.

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Leader 11 ottobre, 2018 @ 9:00

Lady Amarone ha conquistato gli Stati Uniti con la sua etichetta

di Forbes.it

Staff

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Marilisa Allegrinin
Marilisa Allegrini è stata la prima donna a comparire su Wine Spectator

Articolo apparso sul numero di ottobre 2018 di Forbes Italia

Non conosceva quasi una parola di inglese quando nel 1983 partì per gli Stati Uniti, contro la volontà di sua madre. Nessuno, a New York, voleva bere un vino troppo alcolico, troppo pesante, troppo ossidato, troppo tutto. Ora, a distanza di quasi 40 anni e migliaia di aerei presi, quel vino è uno dei più celebrati al mondo, e lei, per gli americani, è semplicemente Lady AmaroneMarilisa Allegrini guida il gruppo vitivinicolo di famiglia proprio dal 1983, quando alla morte del padre Giovanni, enologo della Valpolicella (il territorio compreso tra Verona e il Lago di Garda), prese in mano l’azienda assieme ai fratelli Walter e Franco.

“Facevamo 200 milioni di lire di fatturato, temevamo di non essere all’altezza, così giovani e senza l’aiuto di nostro padre, che aveva investito sulla qualità del vino prima di tanti altri”. Oggi il gruppo fattura quasi 40 milioni di euro, con 4 milioni e mezzo di bottiglie prodotte e vendute soprattutto all’estero (l’export vale l’85% dei ricavi, con destinazione in oltre 75 Paesi). Dal Veneto la famiglia Allegrini ha allargato i propri orizzonti in Toscana, a Bolgheri, dove nel 2001 è nata l’azienda Poggio al Tesoro, e a Montalcino, con l’acquisizione della tenuta San Polo, nel 2007. Gli ettari di proprietà sono oltre 200, un centinaio quelli in affitto.

Amarone Allegrini
Oggi il gruppo fattura quasi 40 milioni di euro, con 4 milioni e mezzo di bottiglie prodotte e vendute soprattutto all’estero

Nel 2008 Marilisa ha coronato un altro sogno di bambina, acquistando la rinascimentale Villa Della Torre, a Fumane di Valpolicella, wine & art relais sede dell’ospitalità dell’azienda. È qui che si rafforza il legame con il mondo dell’arte, “un valore aggiunto per il nostro brand”, spiega. Villa Della Torre è diventata un luogo di incontro, animata da collaborazioni di prestigio, come quelle con l’Ermitage di San Pietroburgo che ospita una delle più importanti collezioni d’arte al mondo, e la Peggy Guggenheim Collection di Venezia. Il 10 ottobre, in villa, sarà consegnato il sesto premio Allegrini L’Arte di mostrare l’Arte, riconoscimento per chi ha creato una mostra da ricordare, che quest’anno andrà alla Frick Collection di New York. Lo riceverà il curatore Xavier Salomon per l’esposizione Canova’s George Washington, un omaggio al grande artista di origini venete.

Il vino, il territorio, la sua cultura. Marilisa Allegrini, prima donna italiana a comparire sulla copertina di Wine Spectator, bibbia del vino, non si stanca mai di raccontare nel mondo l’Italia, Verona, la Valpolicella e l’amata Toscana. La sua è diventata quasi una missione, oltre che la passione di una vita. “Ora basta investimenti”, si ripete come un mantra, ma senza crederci troppo. Infatti a inizio 2018 la famiglia ha acquistato 40 ettari di terreno in Lugana, che si aggiungono ai dieci già presi in affitto. La prossima avventura è già iniziata.

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Magazine 27 giugno, 2019 @ 11:50

Forbes di luglio porta in edicola la Space Economy

di Forbes.it

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Sarà in edicola da domani il volume n° 21 del mensile Forbes. Riflettori puntati su Samantha Cristoforetti, la prima donna italiana ad andare nello spazio che guadagna la cover a 50 anni
dallo sbarco dell’uomo sulla luna. Il suo segreto? La tensione permanente verso l’eccellenza, un curriculum fatto di fatica e miglioramenti costanti, di concentrazione, di rinunce. E soprattutto di sogni. Senza perdere mai di vista la lucidità: “temo sia da escludere che gli astronauti della mia generazione”, ricorda Samantha, “possano raggiungere Marte”.

La Cristoforetti è una delle 100 donne selezionate da Forbes per rappresentare l’idea della donna di successo: scienziate, professioniste, imprenditrici, manager, sportive, possono operare tra i numeri della finanza o in ambiti creativi ma tutte sono contraddistinte da percorsi e progetti vincenti che fanno la differenza.

Sempre in tema di Space Economy (il prossimo 9 luglio presso il Planetario di Milano Blue Financial Communication presenterà un progetto editoriale “stellare” alla presenza di Tito Stagno) da segnalare due importanti interviste all’interno della sezione dedicata di oltre 12 pagine che apre il volume di luglio di Forbes.
Quella a Luca Parmitano, astronauta siciliano dell’Esa, atteso presto sulla stazione spaziale internazionale, e l’altra a Giorgio Saccoccia, fresco di nomina alla guida dell’Asi, che ricorda come “serve una maggiore capacità di fare sistema tra imprese grandi e piccole”.

I soliti noti guidano una delle classifiche più amate in tutto il mondo dai lettori di Forbes. È Lionel Messi, seguito da Cristiano Ronaldo e Nymar, lo sportivo più pagato al mondo nella selezione 2019. Una classifica, quest’ultima, che incorona lo stesso Ronaldo, seguito da Dybala e Pjanic tra i calciatori della serie A che in Italia riescono a incassare di più tra stipendi, premi, eventuali bonus e soprattutto sponsorizzazioni.

Nella sezione Social Responsibility, recentemente introdotta nel mensile, spicca il settore automotive. C’è sintonia e collaborazione tra il sistema di produzione tedesco di auto e la componentistica italiana. Partnership industriali che definiscono una leadership globale con una precisa responsabilità: disegnare la strategia migliore per vincere la sfida dell’innovazione coniugata alla sostenibilità.

Spazio infine al Fintech nel reportage della serata celebrativa al Grand Hotel di Rimini con le premiazioni dei leader italiani del comparto che più si sono distinti per la capacità di innovare il servizio agli utenti nel corso del 2019, anno in cui le cryptovalute hanno attraversato una fase interlocutoria. Forbes, in questo numero di luglio, ha selezionato i 50 campioni a livello mondiale che utilizzano la tecnologia Blockchain per le proprie attività.

Forbes volume #21 sarà come sempre proposto in abbinata a fine luglio con le edizioni milanese e romana del quotidiano La Stampa.

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