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Style 10 Giugno, 2019 @ 10:53

Come funziona lo Shazam per i vestiti creato da Amazon

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

Scrivo di moda, viaggi, arte e nuove tendenze.Leggi di più dell'autore
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donna con fasci di laser
(GettyImages)

Moda e tecnologia, capitolo due. Quante volte, tramite Instagram, avete fatto lo screenshot di un capo di abbigliamento per poi cercarne una versione simile sul web? E quante volte ci siete effettivamente riusciti? A non sottovalutare il problema è stata Amazon che in occasione dell’evento re:MARS dedicato a robotica, spazio ed AI ha presentato, oltre al suo drone per le consegne di pacchi, il nuovo gioiellino in tema di moda: StyleSnap.

Si tratta di una funzionalità integrata nell’app di Amazon, che sfrutta l’intelligenza artificiale per fare ricerche partendo da un’immagine. Per usarla, basta caricare la foto di un capo oppure di un outfit visto su una rivista di moda o indossato da un influencer. A questo punto, la palla passa alla tecnologia di deep learning che sarà in grado di fornire suggerimenti di capi simili acquistabili sul sito del colosso di Seattle, tenendo conto di parametri quali marchi, prezzi e recensioni.

Il deep learning è un campo di ricerca basato sull’apprendimento automatico che sfrutta un network di reti neurali artificiali, ispirate al funzionamento del cervello umano. Le reti sono costituite da milioni di neuroni artificiali collegati tra loro e possono essere “addestrati” per rilevare le immagini degli abiti alimentando una serie di immagini. E classificare gli articoli di abbigliamento nell’immagine in categorie come “abiti fit-and-flair” o “camicie di flanella”.

E se è vero che come ha dichiarato il ceo consumer worldwide Jeff Wilke: “La semplicità dell’esperienza del cliente nasconde la complessità della tecnologia che sta dietro”, è anche vero che una delle finalità della nuova app, disponibile a breve per iOS e Android, strizza l’occhio anche ai cosiddetti influencer della moda, specie a quelli che partecipano al programma Amazon Influencer, che potranno sia espandere la loro community sia ricevere commissioni per gli acquisti che hanno contribuito a ispirare.

Naturalmente, StyleSnap non è il primo esempio di aiuto virtuale nella moda. Basti pensare a Style match, strumento di ricerca visuale inventato dal sito britannico Asos (il cui modello ricorda molto Amazon) oppure Echo Look, sempre di casa Bezos, che tramite una telecamera smart attivata con l’assistente virtuale Alexa, “fotografa” un outfit da te indossato per proporti alternative valide e in linea con i tuoi gusti personali. Come avere uno stilista virtuale, a prova di click.

Cultura 28 Maggio, 2019 @ 12:01

L’Intelligenza Artificiale arriva anche alla Biennale di Venezia

di Glenda Cinquegrana

Dirigo una galleria d’arte e mi occupo di consulenza.Leggi di più dell'autore
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installazione verde luci
AVZ_arsenale-34_HITO STEYERL Andrea Avezzù

Che cosa si intende per Intelligenza Artificiale oggi? Sotto il termine AI si vogliono racchiudere quegli algoritmi che oggi sono capaci di processare un alto numero di dati e informazioni, alla luce dei quali riescono a fornire interpretazioni a fenomeni di diverso genere. Questi sono perfino capaci di generare opere d’arte.

E’ del novembre dello scorso anno la notizia che una pittura digitale realizzata da un algoritmo processando informazioni visive è stata venduta a un’asta da Christie’s per la cifra record di 432.000 dollari.
L’arte e gli artisti si sa, guardano avanti sul proprio tempo: da diversi anni ci sono alcuni artisti che stanno lavorando su questo argomento come oggetto-soggetto delle proprie ricerche. E’ il caso di Hito Steyerl classe 1966. La Steyerl, premiata recentemente con il prestigioso premio tedesco Käthe Kollwitz prize, è la prima donna essere nominata artista più influente nella classifica Power 100 redatta dall’Art Review nel 2017. Il suo lavoro, che lo scorso anno è stato esposto alla Serpentine Gallery di Londra sotto la guida di Hans Ulrich Obrist, con una mostra dedicata all’Intelligenza Artificiale.

Con Hito Steyerl l’Intelligenza Artificiale quest’anno approda alla Biennale di Venezia, nell’ambito della mostra May you live in interesting times curata da Ralph Rugoff. Il suo è un doppio lavoro di video installazione certamente destinato a lasciare il segno nel pubblico. La Steyerl usa in modo critico e ironico l’intelligenza artificiale: i suoi AI computer costruiscono opere che hanno un finto carattere didattico, e le cui voci del computer parlanti ci raccontano storie che lungi dall’essere vere, risultano essere fallaci e inutili.

installazione foto
AVZ_arsenale-34_HITO STEYER

Pieni di sense of humor e visivamente interessanti, le sue opere offrono ai visitatori esperienze ricche, e cariche di riflessioni sulla stessa validità del mezzo AI. Le notizie diffuse dai suoi computer parlanti aprono le sue opere a molteplici letture, di cui non ultime alcune relative al virtuale quale sede di diffusione di false informazioni ed errate credenze. Della Styerl la mostra May you live in interesting times a cura di Ralf Rugoff propone due opere differenti. Nel Padiglione dei Giardini, il lavoro intitolato Leonardo Submarine 2019 è ispirato ad un progetto di Leonardo da Vinci del 1515 pensato per difendere la città sull’acqua dagli attacchi nemici. Questa installazione vede l’AI discutere con il pubblico di pace, di guerra, di tecnologia e di potere. Gli schermi permettono ai visitatori di fare un viaggio su l’imbarcazione, mostrando in immagini corsi d’acqua, palazzi, e i cieli aperti di Venezia.

L’installazione parlante fa riferimento al fatto che Finmeccanica, principale azienda italiana produttrice di armi, avrebbe cambiato la sua ragione sociale in Leonardo s.p.a, in onore dell’artista fiorentino, quale metafora del tema della guerra. La mistione fra realtà e finzione è tale da confondere lo spettatore, in un procedimento ironico che mette in dubbio la veridicità delle informazioni prodotte dal computer continuamente. Ancora più elaborata e complessa è il l’opera collocata da Rugoff nell’Arsenale: l’installazione ‘This is the future’ è un ambiente in cui il visitatore entra percorrendo passerelle articolate e popolate di schermi digitali sui quali alcuni fiori che si muovono in processo di sviluppo continuo. Il percorso poi immette il pubblico in uno spazio simile a quello di un teatro, dove un’Intelligenza Artificiale, sotto forma di computer generatore di immagini e voce, parla del presente e del futuro della nostra civiltà, fra ironia e serietà, fra profezia e gioco. In un percorso ad ostacoli, in cui tutto quelle che viene detto può essere
messo costantemente in dubbio dallo spettatore.

Tecnologia 11 Aprile, 2019 @ 11:24

Quando non capiremo più se di fronte a noi c’è un uomo o un’intelligenza artificiale

di Antonella Scarfò

Contributor

Giornalista professionista, con un passato da studiosa di letteratura e un futuro da digital strategist.Leggi di più dell'autore
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donna con fasci di laser
(GettyImages)

Tra qualche anno vivremo in case Google, Amazon o Apple. E potrebbe essere il nostro microonde a decidere se siamo a dieta. Parola della futurologa americana Amy Webb, professoressa della NYU Stern School of Business. Nel libro “The Big Nine”, Webb denuncia i rischi di un’intelligenza artificiale attualmente in mano solo a 9 aziende: 3 cinesi, Baidu, Alibaba e Tencent definite con l’acronimo BAT e 6 statunitensi, che qualcuno ha ribattezzato G-MAFIA (Google, Microsoft, Amazon, Facebook, IBM and Apple). L’unica alternativa a un presente controllato dai giganti del tech, afferma Webb, è la nascita di un ente internazionale per l’AI simile all’Agenzia per l’Energia Atomica (AIEA). Un organismo capace di garantire sia il controllo delle aziende che la difesa dei diritti umani, e di promuovere il progresso pacifico della scienza e dell’ingegneria.

 

Intelligenza artificiale: se i regolamenti sono inutili

Un’idea che le autorità europee e statunitensi starebbero prendendo in considerazione, secondo la studiosa, ma non secondo fonti interne alla Casa Bianca, da cui non arrivano conferme. La proposta imporrebbe infatti una svolta strategica sull’AI molto radicale rispetto all’attuale immobilismo del governo americano e alla timidezza delle iniziative europee. Lo scorso 8 aprile, la Commissione Europea ha emanato le linee guida su quella che viene definita la “Trustworthy AI”, l’intelligenza artificiale “di cui ti puoi fidare”. La strategia europea sceglie così di puntare tutto sui temi etici: centralità umana, trasparenza, privacy, benessere sociale e rispetto dell’ambiente. L’OECD (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), inoltre, ha già annunciato l’arrivo di raccomandazioni. Secondo alcune voci critiche, questi regolamenti servono a poco, perché la guerra per il dominio dell’AI tra Usa e Cina è combattuta su ben altri fronti e a colpi di innovazione tecnologica. Nell’attuale contesto competitivo, l’unico governo che riesce ad imporre le proprie regole sulle aziende nazionali, quello di Pechino, ha già scelto da tempo tutt’altra strada rispetto a quella europea, puntando alla leadership mondiale.

 

Uno sviluppo etico dell’intelligenza artificiale, la mossa “naive” dell’Ue

L’Europa sta cercando di “unire le forze, per restare all’avanguardia nella rivoluzione tecnologica nel rispetto dei valori UE” si legge sul sito web della Commissione, attraverso la conquista della fiducia dei consumatori. C’è però chi la pensa diversamente. “I consumatori si preoccupano innanzitutto dell’efficacia della tecnologia” afferma Daniel Castro, vice presidente dell’Information Technology and Innovation Foundation (ITIF), un think tank che include membri di alcune Big tech. Castro mette in guardia l’Europa dal perseguire regole che definisce “naive”: “L’approccio europeo “ethics-first” impedirà lo sviluppo di prodotti competitivi” afferma. Oltre alla voce di esperti vicini ai grandi investitori americani, la rivista Politico.eu riporta il commento di un analista di Bruxelles, secondo il quale “l’ethic Ai” sarebbe “il nuovo Green”.

 

L’intelligenza artificiale etica ha una sola chance: la rivolta dei consumatori

E se l’approccio UE riuscisse a conquistare davvero i consumatori? Tra i requisiti previsti dalle linee guida europee c’è la “trasparenza”. Chi fruisce della tecnologia, si legge nel rapporto, deve essere informato in modo chiaro che sta interagendo con un sistema di intelligenza artificiale e non con un essere umano. La richiesta dell’UE sfida il noto “test di Turing” alla base dell’AI, secondo il quale, semplificando, una macchina diventa “intelligente” se è in grado di spacciarsi per una persona. A 70 anni di distanza da Alan Turing, i consumatori hanno sperimentato anche gli effetti emotivi di questa sovrapposizione artificiale tra uomo e macchina. Forse non ci siamo ancora innamorati delle voci di Siri, Alexa o Tiān Māo (l’assistente vocale cinese), ma ci sarà capitato sicuramente di litigare per sbaglio con il chatbot di un ristorante o di una compagnia telefonica. Come consumatori, quindi, prima ancora che come cittadini, potremmo stancarci di questa confusione e optare per prodotti “di cui poterci fidare”.

 

La sfida dell’invisibilità dell’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale si sviluppa grazie alla sua invisibilità. La scrittrice Pamela McCorduck l’ha definito “paradosso di odd” oppure “effetto AI”: ogni innovazione introdotta diventa dopo poco tempo familiare a tal punto che le persone dimenticano si tratti di intelligenza artificiale. E’ questa la sfida più grande che ogni tentativo di regolamentazione deve superare.

 

Il test del “contributo significativo” per misurare l’efficacia dell’AI

Una buona notizia per gli umani, però, c’è: è sempre più difficile per un robot mostrarsi “intelligente”. “La nuova sfida per un sistema di AI sarà riuscire a sedere in un meeting e dare un contributo significativo al dibattito, senza essere interpellato da qualcuno e ovviamente prima che il meeting finisca” scrive Amy Webb. La capacità di leggere il contesto, capire l’opportunità e misurare l’efficacia di un contributo intellettuale, dopo tutto, resta ancora una prerogativa tutta umana.