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Business 17 Febbraio, 2020 @ 1:22

La Lazio all’assalto della Juventus. Chi vale di più in campo e fuori

di Massimiliano Carrà

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Ciro Immobile (Foto di: Marco Rosi – Getty Images)

Davide contro Golia. Potrebbe essere questa la frase che sintetizza lo scontro al vertice del campionato di Serie A tra la Juventus di Maurizio Sarri e la Lazio di Simone Inzaghi, che ieri grazie alla vittoria per  2 a 1 contro l’Inter di Antonio Conte si è aggiudicata il titolo di “anti Juve”, oltre che quello di sua bestia nera.

A differenza degli altri anni, infatti, la Juventus non è ancora riuscita a battere i biancocelesti, anzi ne è uscita sempre con le ossa rotte: prima perdendo in campionato e poi in finale di Supercoppa italiana. Tra l’altro sempre con il risultato di 3 a 1.

E ciò nonostante le diverse disponibilità economiche che, inevitabilmente, vi sono tra le due società e la conseguente differenza valoriale che intercorre tra la rosa bianconera e quella biancoceleste, che analizzeremo prendendo a riferimento i dati forniti dal sito Transfermarkt.

Lazio vs Juventus: il valore delle due rose

Sebbene sul campo la Lazio ha dimostrato di poter annichilire la Juventus, dal punto di vista economico il confronto è  ad armi impari. Infatti, tralasciando i bilanci delle due società e concentrandosi esclusivamente sul valore di mercato delle due rose, le differenze sono abbastanza evidenti.

formazione più preziosa Juventus – transfermarkt.it


Da quanto emerge dai dati di Transfermarkt, prendendo in considerazione gli 11 giocatori con il più alto valore economico di mercato di entrambe le squadre, emerge che il valore della rosa della Juventus è quasi il doppio rispetto a quello della Lazio: 560 milioni di euro contro 282,50 milioni di euro. 

formazione più costosa Lazio – transfermarkt.it

Prendendo poi a riferimento i dati della rosa completa (composta da 23 giocatori), la differenza economica tra Juventus e Lazio è sempre più ampia. Se infatti il valore della rosa bianconera aumenta fino ad attestarsi a 762,5 milioni di euro, quello della compagine biancoceleste non va oltre ai 326,4 milioni di euro.

In Borsa la Lazio batte la Juventus

E se le vittorie sul campo hanno permesso alla Lazio di pareggiare l’1 a 0 della Juventus dovuto al valore della sua rosa, la performance in Borsa Italiana del titolo biancoceleste permette alla società del presidente Lotito di ribaltare la partita e portarsi sul 2 a 1. Infatti, grazie al sogno scudetto (che manca in casa Lazio precisamente da 20 anni) l’aquila biancoceleste non sta volando solamente in campo, ma anche in Borsa. In 3 mesi, e quindi dal 17 dicembre ad oggi, il titolo della Lazio ha guadagnato il 56,7%. 

Tra l’altro, grazie alla vittoria di ieri, oggi le azioni del titolo Lazio stanno facendo registrare una crescita del 9% rispetto alla chiusura di Borsa di venerdì 14 febbraio, attestandosi quindi al prezzo di 1,95 euro per azione. La Juventus, invece, sempre prendendo a riferimento gli ultimi 3 mesi, ha ceduto il 5,2%. Infatti, se alla chiusura delle contrattazioni del 17 dicembre le azioni si attestavano a 1,314 euro per azioni, adesso (al momento della scrittura) si posizionano a 1,245 euro per azione. 

Business 5 Febbraio, 2020 @ 11:45

eBay: dall’asta per un puntatore laser al possibile takeover da 30 miliardi

di Massimiliano Carrà

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eBay, colosso e-commerce
shutterstock

“Signore, sicuro che ha capito bene la descrizione di questa asta?” “Sì sono un appassionato di puntatori laser”. Inizia così, con un puntatore laser rotto venduto a 14,83 dollari, la storia di uno dei più grandi e-commerce e “mercato delle pulci” online: eBay. Fondato il 4 settembre 1995 da Pierre Omidyar (programmatore di origini iraniane nato a Parigi nel 1967 e naturalizzato statunitense) da quel giorno eBay ha iniziato una scalata imminente, che prima le ha permesso di acquisire PayPal (incrociando la storia dei tre fondatori di YouTube), e poi di sbarcare in Borsa sul Nasdaq di Wall Street.

Nelle ultime ore però eBay è finita sotto i riflettori per un motivo ben preciso: da “banditore” si appresta a diventare l’oggetto venduto. Secondo il Wall Street Journal, l’Intercontinental Exchange, la società proprietaria del Nyse (New York Stock Exchange), avrebbe presentato ai vertici di eBay un’offerta di acquisizione del valore di 30 miliardi di dollari. 

L’indiscrezione ha messo subito le ali alle azioni eBay. Nella giornata di ieri infatti il titolo dell’azienda fondata a San Jose ha guadagnato l’8,78%, fissando il prezzo delle azioni a 37,41 dollari per azioni. Non convinti invece gli investitori dell’Intercontinental Exchange che ha invece ceduto il 7,45%.

eBay: la nascita e la leggenda del puntatore laser

In occasione dei suoi prossimi 25 anni, che compirà il 4 settembre 1995, è interessante ripercorrerere tutte le tappe fondamentali della storia di eBay, a partire dalla sua nascita e dall’aneddoto che ha permesso al suo fondatore Pierre Omidyar di diventare miliardario. Come accennavamo all’inizio, un po’ come tutte le storie dei più grandi successi, eBay nasce un po’ per caso, ma da un’idea ben precisa: permettere a chiunque di potersi disfare di tutti quei vecchi oggetti che non usava più.

Per farlo, Pierre Omidyar, nella sua casa a San Jose (California), decise di inserire una sezione dedicata alle aste all’interno del suo sito “AuctionWeb”. Questo era infatti il nome iniziale di eBay. La gente postava un annuncio corredato da foto e impostava un prezzo di partenza, gli utenti poi avrebbero le loro offerte giocando al rialzo con le offerte precedenti. Il tutto era gratuito e il sito caricava suolo una percentuale sulla vendita finale.

E si narra appunto che il primo oggetto venduto fu un puntatore di laser rotto. Secondo la “leggenda”, infatti, il programmatore nato a Parigi capì la potenza della sua idea quando riuscì a vendere per 14,83 dollari proprio quell’oggetto non funzionante. Ne rimase così stupito che contattò addirittura l’acquirente, che gli rispose con tranquillità, dicendogli: “Sono un appassionato di puntatori laser, sono felice”.

Leggenda a parte, per garantire l’affidabilità eBay decide di basarsi sul vecchio sistema del passaparola che impera in ogni mercato reale. Ogni utente dà un suo giudizio, valuta se il venditore è veloce nelle risposte, se ha prezzi di spedizione equi o vende oggetti fasulli. Questo sistema di rating permette di conoscere quanto il venditore sia affidabile, oppure se vende merce contraffatta.

Il cambio nome e la storia di eBay

Dopo i primi oggetti venduti e la nomina nel 1996 di Jeffrey Skoll come primo presidente della compagnia, eBay inizia la sua ascesa nel 1997, ossia quando Pierre apre (a settembre) il dominio eBay.com e le aste da 250.000 diventano 2.000.000. La svolta però che ha contribuito a questa escalation è arrivata senza dubbio dall’accordo firmato a novembre 1996 con la Electronic Travel Auction per utilizzare la tecnologia SmartMarket al fine di vendere biglietti aerei, ferroviari e altri titoli di viaggio.

Nel 1997 eBay ottiene ingenti finanziamenti: 6,7 milioni di dollari dalla società di venture capital Benchmark (che si aggiudica il 21% della società) e diversi milioni di dollari anche da altri finanziatori (che hanno anche investito in  Instagram e Twitter). Siamo giunti al 21 settembre 1998 e eBay (dopo 3 anni dalla sua fondazione) si quota in Borsa. Il primo giorno è un successo. Le azioni del titolo infatti volano dai 18 dollari iniziali a 53,50 dollari. Omidyar ha ufficialmente ottenuto il successo, è milionario.

Tra le operazioni più importanti di eBay si ricorda soprattutto l’acquisizione nel 2002 per 1,54 miliardi di dollari di PayPal (che nel 2018 ha fatturato oltre 15 miliardi di dollari), e quella di Skype nel 2005 per 2,6 miliardi di dollari. Quest’ultima però è stata rivenduta da eBay nel 2011 a Microsoft per 8,5 miliardi di dollari.

L’arrivo di Amazon e la difficoltà di eBay

Ovviamente, c’è anche un aspetto che va ricordato: eBay detiene anche siti come eBay annunci, Kijiji o Gumtreeche, che hanno portato in Rete i vecchi annunci sui giornali, dando vita quindi a un mercato delle pulci online e globale.

E proprio queste controllate sarebbero state messe in vendita da eBay al prezzo di circa 10 miliardi di dollari per cercare di contrastare Amazon che ovviamente negli ultimi anni ha costretto l’azienda di San Jose a cambiare strategia. Decisione dettata anche dal fatto che i numeri non stanno sorridendo.

Per esempio, negli ultimi tre mesi del 2019 eBay ha visto gli utili scivolare a 558 milioni di dollari (dai 763 milioni di dollari dello stesso corrispettivo precedente) e il fatturato è diminuito del 3,4%, passando da 2,9 (degli ultimi tre mesi del 2018) a 2,8 miliardi dollari. Ma non è tutto. Secondo eBay stessa il giro d’affari per il prossimo trimestre del 2020 è previsto ancora al ribasso e con precisione intorno ai 2,55-2,60 miliardi di dollari. 

Investimenti 11 Settembre, 2019 @ 2:02

Hong Kong vuole comprarsi la Borsa di Londra (e quindi anche Piazza Affari)

di Forbes.it

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La Borsa Italiana finirà nelle mani di Hong Kong? Lo scenario potrebbe delinearsi se dovesse andare in porto l’acquisto della Borsa di Londra, che detiene il 100% di Piazza Affari, da parte della Borsa di Hong Kong. Hong Kong Exchanges e Clearing Limited proprio questa mattina hanno infatti annunciato, tramite una nota, di aver presentato un’offerta di 32 miliardi di sterline per l’acquisto della London Stock Exchange.

Charles Li, ceo di HKEX,  ha detto che unire le due Borse “ridefinirà i mercati dei capitali globali per i decenni a venire. Tutte e due le aziende hanno grandi marchi, forza finanziaria e comprovata esperienza di crescita. Insieme noi collegheremo est e ovest, saremo più diversificati e saremo in grado di offrire maggiori clienti innovazione, gestione del rischio e opportunità commerciali. Un gruppo combinato sarà fortemente posizionato per beneficiare di un panorama macroeconomico dinamico e in evoluzione, migliorando al contempo la resilienza e la pertinenza a lungo termine di Londra e Hong Kong come centri finanziari globali”.

I termini dell’offerta prevedono che per ogni azione della London Stock Exchange gli investitori ricevano 20,45 sterline e 2495 nuove azioni emesse dall’Hong Kong Exchanges. In sostanza, ogni azione della Borsa di Londra viene valutata 83,61 sterline. L’offerta dovrà essere finalizzata entro il 9 ottobre.

Come condizione necessaria a un esito positivo della trattativa, spiega la nota, la Borsa di Hong Kong chiede che la London Stock Exchange rinunci all’acquisizione di Refinitiv, un provider di dati finanziari di proprietà di Thomson Reuters, con cui era stato raggiunto un accordo nel mese di agosto.

Forbes Italia 30 Agosto, 2019 @ 12:00

Meglio senza Governo? Durante le crisi la Borsa italiana sale in media del 5%

di Salvatore Gaziano

Analista e consulente finanziario.Leggi di più dell'autore
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Che esito avrà la crisi di Governo che si è aperta con la fine del Conte I è ancora difficile da prevedere anche perché in Italia abbiamo avuto Governi che sono durati in carica poco più di una settimana (il Fanfani VI).

Può essere interessante fare un’analisi statistica di Piazza Affari per smontare alcuni luoghi comuni.

L’Italia priva di un Governo per la Borsa rappresenta necessariamente un mercato senza bussola e investitori (italiani e stranieri) in fuga?

Le cose non stanno in realtà come molti sarebbero indotti a pensare e un’analisi statistica condotta da SoldiExpert SCF, società di consulenza finanziaria indipendente, dimostra che in base all’andamento di Piazza Affari dal 1973 (fine del primo governo Andreotti) a oggi le crisi di Governo fanno dal punto di vista statistico bene alla Borsa italiana, poiché mediamente dalla caduta o fine dell’esecutivo all’insediamento del nuovo, l’indice Comit tende a salire mediamente del +5,28% (l’indice Comit ha il vantaggio di essere una delle serie storiche più lunghe del nostro listino e tiene conto anche dei dividendi staccati, fornendo quindi un rendimento “total return”).

(Fonte: SoldiExpert SCF)
(Fonte: SoldiExpert SCF)

Gli investitori probabilmente sperano sempre che l’esecutivo futuro sia migliore del precedente ed è significativo che su 38 Governi che si sono succeduti in 46 anni (mediamente uno ogni 14 mesi) nell’86,5% delle volte Piazza Affari sia salita durante il periodo di transizione dal vecchio al nuovo.

Naturalmente ogni crisi di governo è figlia del suo tempo e delle condizioni economiche e finanziarie specifiche dell’epoca, sia a livello nazionale che internazionale, e sono esistite anche crisi o cambi di Governo che hanno lasciato il segno meno sul listino italiano. Fra le peggiori, la caduta del Governo Forlani nel maggio 1981 (a seguito dello scandalo della loggia P2) a cui succedette dopo un mese il primo Governo Spadolini (e la Borsa italiana perse il -14,5%).

(Fonte: SoldiExpert SCF)
(Fonte: SoldiExpert SCF)

Il periodo più positivo senza un Governo pieno è stato nel 1994 precedentemente all’ascesa del primo Governo Berlusconi: le attese nei 118 giorni dopo le dimissioni del governo Ciampi erano evidentemente altissime e la Borsa salì del 34,2%. In realtà poi il governo Berlusconi I, in sella dal maggio 1994 al dicembre 1994 (quando cadde in seguito alla decisione dell’allora segretario della Lega Umberto Bossi di revocare l’appoggio all’esecutivo), non fu particolarmente fortunato per Piazza Affari che perse il -21,4%.

Al Berlusconi IV (dal maggio 2008 al novembre 2011) va il palmares del Governo in carica con la peggiore performance: Piazza Affari registrò un pesantissimo -40,5% dopo lo scoppio della Grande Crisi che dagli Stati Uniti si è propagata in tutto il mondo ma con un effetto più pesante per l’Italia che da allora borsisticamente non si è più ripresa, restando ben lontana dai massimi mentre tutte le altre borse mondiali raggiungevano nuovi record.

(Fonte: SoldiExpert SCF)
(Fonte: SoldiExpert SCF)

La medaglia d’oro, con un anno da incorniciare per la Borsa italiana campione del mondo (il 1985), va senza dubbio al Governo Craxi I dall’agosto 1983 al giugno 1986 con un rialzo da Borsa emergente: +274,5%.

Di rilievo, quando fu in carica, anche la performance di Piazza Affari durante il Governo Prodi I dal maggio 1996 all’ottobre 1998 con un +70% che arrivò prima della caduta perfino al +160% e che fu sfiduciato dal passaggio all’opposizione di Rifondazione Comunista di Fausto Bertinotti.

(Fonte: SoldiExpert SCF)
(Fonte: SoldiExpert SCF)

Il fenomeno che in assenza di Governo i mercati azionari non crollano ma addirittura si rafforzano, come spesso paventato invece da alcuni esperti o dal senso comune, non è solo stato osservato in questi anni in Italia ma anche in altri Paesi e questo apparente paradosso lo abbiamo visto realizzarsi per esempio in Belgio (con una crisi di governo durata 541 giorni) e Spagna (oltre un anno) che hanno addirittura avuto il periodo più forte di crescita dell’economia senza governi effettivi in carica ma solo “provvisori”.

Alcuni economisti spiegano che questo fenomeno da una parte è dovuto anche al fatto che la maggior parte delle politiche di governo oramai viene deciso fuori dai paesi sovrani ovvero da Bruxelles e Francoforte e lo spazio di manovra non è poi così largo come i politici in campagna elettorale vogliono far credere. E l’assenza di un governo c’è chi provocatoriamente ritiene che per un Paese come l’Italia sia quasi un toccasana visto che decenni di provvedimenti economici “salvifici” hanno solo provocato fino a oggi un innalzamento del rapporto debito pubblico/Pil ai massimi livelli mondiali e una delle performance dell’economia fra le più deboli di tutti i Paesi occidentali.

(Fonte: SoldiExpert SCF)
(Fonte: SoldiExpert SCF)

 

Investimenti 4 Luglio, 2019 @ 1:47

Pietro Giuliani e il segreto per crescere del 50% all’anno, per 15 anni – Video

di Marco Barlassina

Direttore, Forbes.it

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ritratto di pietro giuliani
Pietro Giuliani, presidente di Azimut (Imagoeconomica)

Ricordate il 2008, il crack Lehman Brothers e la grave crisi che ne è seguita? Da allora il più importante indice della Borsa Italiana, il FTSE Mib, che contiene le 40 azioni a maggiore capitalizzazione del nostro mercato finanziario, non si è più risollevato. Resta ancora abbondantemente al di sotto dei valori precedenti lo scoppio della crisi iniziata con i subprime. Sono passati quasi 11 anni, ma anche estendendo lo sguardo su un orizzonte di 15 anni il bilancio resta negativo, per ben 23 punti percentuali.

E proprio 15 anni fa, il 7 luglio 2004, fa sbarcava a Piazza Affari Azimut, società indipendente che si occupa di consulenza e gestione del risparmio. Ebbene, dal giorno della quotazione il gruppo, che ha oggi oltre 55 miliardi di euro di masse gestite, ha premiato i suoi azionisti con un total return, ossia con una performance che tiene conto anche dei dividendi distribuiti, del 751% (circa un +50% all’anno), classificandosi 1° nel periodo per rendimento totale tra i titoli finanziari italiani e 4° tra i componenti del FTSE Mib.  Anche gli altri titoli del settore dell’asset management hanno offerto rendimenti di tutto rispetto. Si va da un total return del 455% di Banca Generali, al 191% di Fineco, fino al 148% di Mediolanum. Più contenuti invece i valori riferiti al mondo bancario/assicurativo, dove tra i principali titoli gli unici casi positivi sono quelli di Mediobanca (57%), Generali (36%) e Intesa Sanpaolo (32%).

Azimut, il segreto di una crescita costante

Forbes.it ha chiesto al presidente di Azimut, Pietro Giuliani, il segreto di questi risultati e quali potrebbero essere gli scenari di aggregazione nel settore che dovessero riguardare anche Azimut.

Dal 2004 la struttura della società è cresciuta in Italia di circa 1.100 consulenti finanziari e private banker, portando così il numero complessivo da 700 professionisti a quasi 1.800 di oggi (2.200 includendo la rete all’estero). Nei 15 anni Azimut ha inoltre raccolto circa 44 miliardi di euro di nuove masse e ha generato 2 miliardi di euro di utile netto, di cui 1,3 miliardi di euro pagati agli azionisti come dividendo.

 

Investimenti 24 Giugno, 2019 @ 9:18

5 azioni ad alto dividendo scelte da Warren Buffett

di Forbes.it

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La stagione dei dividendi di Piazza Affari toccherà il suo picco questa settimana, con oltre 2 miliardi di cedole che verranno staccate da alcune tra le blue chip dell’indice FtseMIB, tra cui: Poste Italiane, Snam, Terna, Exor, Prysmian.

Ma conviene investire in dividendi? Uno dei più famosi investitori in azioni ad alto dividendo è il miliardario americano Warren Buffett, le cui scelte si orientano in particolare su titoli in grado di garantire continuità nell’erogazione di un flusso di cedole, possibilmente con un trend di crescita nell’entità del dividendo distribuito.

Secondo l’ultima comunicazione alla Securities and Exchange Commission (la Consob americana), la Berkshire Hathaway,  holding d’investimento di Buffett a fine marzo deteneva posizioni in 47 titoli quotati. 32 di questi hanno pagato regolarmente un dividendo.

Partendo dai dati della Sec è possibile individuare almeno 5 titoli con un dividend yield, ossia il valore del dividendo rispetto al prezzo di mercato del titolo, prossimo a superiore al 4 per cento.

Il primo titolo di questa particolare classifica è Kraft Heinz, che occupa una quota del 5,3% del portafoglio complessivo di Berkshire Hathaway. Per Kraft Heinz il dividend yield è pari al 4,9%.

Segue General Motors (l’1,3% del portafoglio di Buffett), con un dividend yield del 4,1%.

Al terzo posto c’è un titolo poco conosciuto dal pubblico italiano: Phillips 66. La società, frutto di uno spinoff da ConocoPhillips nel 2012, si occupa di raffinazione di prodotti petroliferi. Phillips 66 offre un dividend yield del 4,1 per cento. Con una striscia di crescita positiva da 6 anni.

Al quarto posto un altro titolo che potrebbe dire poco a un investitore italiano: Store Capital. Si tratta di un gruppo d’investimento immobiliare di cui Berkshire possiede approssimativamente l’8,7% del capitale. Il dividend yield è pari al 3,9 per cento. In crescita da 4 anni.

Wells Fargo è il quinto titolo della classifica con uno yield del 3,9%, in crescita da ormai 8 anni.