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Lifestyle 4 Novembre, 2019 @ 2:24

Il marchio made in Italy per l’1% più ricco del Pianeta

di Marco Barlassina

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Nataliya Bondarenko, fondatrice e designer di Rubeus (Courtesy Rubeus)

Non creare prodotti, ma opere d’arte. Per una clientela esclusiva che le tramanderà di generazione in generazione. Come si fa con i gioielli. Perché le creazioni di Rubeus pur non essendo propriamente gioielli assomigliano molto a dei tesori.

Sono borse, scarpe e prossimamente profumi disegnati e realizzati a Milano con materiali italiani per una clientela internazionale disposta a spendere. E tanto, pur di avere qualcosa di unico.

(Courtesy Rubeus)

La designer è Nataliya Bondarenko, un passato nella nazionale russa di tennis, innamorata di Milano, città della moda e “posto migliore dove gestire un brand”.

“Lavoriamo per l’1% del mondo”, ci dice. “I prezzi delle nostre borse con gioielli vanno dai 10mila euro in su e il nostro obiettivo è mantenere i prezzi altissimi”. Perché “il competitor numero uno è Hermes, ma i super ricchi si annoiano con le Birkin. Vogliono le Rolls Royce personalizzate. Ecco perché anche noi realizziamo prodotti personalizzati”. Come la collezione speciale realizzata per il Medio Oriente: in 6 anni sono state create 22 borse con gioielli, ciascuna del valore di 180mila euro.

Nulla in confronto alla borsa che Rubeus ha esposto al Louvre di Parigi realizzata con inserti in Alessandrite, una pietra che non viene nemmeno più estratta, quindi quasi introvabile, che con la luce del giorno assume una colorazione verde per diventare viola con il calare della sera. Un oggetto dal valore incalcolabile, che secondo Christie’s potrebbe essere acquistata solo da 5 o 6 famiglie al mondo.

“Se parti alto poi puoi scendere, se parti basso non puoi fare il contrario”, dice Bondarenko per spiegare il progetto Rubeus. A partire dal nome, latino, ma che si legge nello stesso modo in Italia e nel resto del mondo. Un’avventura iniziata sei anni fa con una ricerca di mercato tesa a scoprire cosa mancasse nel mondo dell’altissima gamma. Risposta: gli accessori di super lusso. Così parte la produzione di borse con materiali pregiati. Gli stessi che ci circondano mentre la incontriamo nei suoi uffici nel centro di Milano, tra pellami esotici e cofanetti contenenti pezzi unici.

(Courtesy Rubeus)

Nataliya Bondarenko, da otto anni in Italia, dove ha conseguito un master in architettura, disegna gli oggetti e guida la maison anche dal punto di vista strategico: “Oggi vendiamo principalmente in Gran Bretagna (il primo partner è stato Harrods, ndr), Medio Oriente e Russia, mentre è ancora presto per la Cina, un mercato che ha bisogno di brand. All’inizio comunque vendevamo solo a clienti privati su commessa, da quest’anno lavoreremo con un distributore, poi magari tra una decina di anni arriverà anche il momento per dei negozi monomarca, ora è un po’ troppo presto”. Perché adesso è il momento di allargare il raggio d’azione: “Nel giro di 2-3 anni lanceremo una linea di cosmetica e di piccola pelletteria. E nel 2020 sarà sul mercato una capsule di giubbotti e cappotti creati ad hoc con i tessuti veneziani Bevilacqua, realizzati con telai manuali e disegni presi dall’archivio storico dell’azienda”. Con un obiettivo: uscire dalla nicchia del super lusso e diventare una grande firma. Per passare da zero a 100 nel giro di 10 anni. “Magari – conclude Bondarenko – anche con il contributo di un designer famoso, che possa dare ancora maggiore visibilità al brand”.

(Courtesy Rubeus)

 

Business 27 Giugno, 2019 @ 3:00

La startup che trasforma la plastica negli oceani in borse da viaggio

di Anna della Rovere

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borsa persona
(miterro.com)

Robert Luo è sempre stato un ambientalista convinto. E un giorno non molto lontano, il suo sogno di creare una borsa sostenibile, che avrebbe dato “filo da torcere” all’industria della moda si è realizzato con la nascita di Mi Terro, marchio di borse sostenibili che utilizzano plastica riciclata. E così, insieme a un gruppo di studenti della Marshall School of Business della University of Southern California ha realizzato una borsa da viaggio in sughero e plastica dell’oceano riciclata, battezzata Aka, la prima valigia premium in sughero al mondo.

borsa rosso beige
(miterro.com)

Il nome, Mi Terro, è una combinazione di spagnolo e portoghese che significa, non a caso, La Mia Terra. Il motivo è che la maggior parte degli alberi di sughero crescono proprio in Spagna e Portogallo. Un progetto che si è presto trasformato in una storia di successo: la borsa da viaggio, Mi Terro CDS (Cork Duffle Suitcase), è stata finanziata in meno di 22 ore dopo il lancio di febbraio su Kickstarter, sito web americano di finanziamento collettivo per progetti creativi.

Per ciascun modello, che costa sui 200 dollari, vengono utilizzati circa 2 kg di plastica, che arriva a Mi Terro da un’azienda specializzata nel riciclaggio in Cina.

 

Style 23 Maggio, 2019 @ 3:06

Ad Amsterdam c’è un museo dove puoi trovare borse del 16esimo secolo

di Roberta Maddalena

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borse fiori
Ph. Louise te Poele

Si chiamano Hendrikje e Heinz Ivo e hanno qualcosa in comune: la passione per le borse d’epoca. Passione che ha portato i due collezionisti a riunire una raccolta di pezzi risalenti a vari periodi, dal 1500 ai giorni nostri, oggi ospitati all’interno del Tassenmuseum Hendrikje di Amsterdam. Al suo interno più di 5000 oggetti: borse, borsoni e borsette, ma anche accessori come guanti, scarpe, beauty-case e bauli da viaggio organizzati in ordine cronologico, dal XVIº secolo a oggi.

Borse di pelle, coccodrillo o plexiglas, incastonate di pietre preziose o a forma di cuore, talmente piccole da contenere solo il portacipria o grandi bauli per viaggiare: ce n’è davvero per tutti i gusti e tutte le epoche. Non mancano, ovviamente, le borse iconiche degli stilisti più famosi, mentre una sezione è dedicata a giovani bag designers.

Situato in una vecchia casa del XVII secolo lungo l’Herengrancht, uno dei canali più belli e famosi della capitale, il Museum of Bags and Purses, che accoglie oltre 80.000 visitatori all’anno, è stato aperto dai due imprenditori che iniziarono a collezionare borse dopo averne trovata una di cuoio degli anni ’20 del 1800 con piastre di copertura di tartaruga. “Affascinati dalla bellezza di questo modello abbiamo iniziato a studiare la storia della borsetta”, spiega Hendrikje Ivo, da sempre legato a tutti i piccoli oggetti d’antiquariato.

“Costruire da zero una collezione di borse è divertente e molto istruttivo. Alle fiere d’antiquariato abbiamo trovato borse uniche che ci fissavano in modo quasi provocatorio e implorante. Non abbiamo saputo resistere alla tentazione e abbiamo iniziato a portare a casa valigie piene di borse. E dato che volevamo che il maggior numero possibile di persone condividesse la nostra gioia, abbiamo elaborato un piano per creare un piccolo museo nella nostra casa”, spiegano i coniugi. E nel 1996, appunto, aprono le porte della loro casa ad Amstelveen per mostrare al pubblico la loro collezione anche grazie al supporto della loro figlia, la storica dell’arte Sigrid Ivo, che ne ha sviluppato il contenuto informativo.

Grazie al contributo di un mecenate anonimo, nel 2007 il museo è stato in grado di trasferirsi nell’attuale sede di Amsterdam, oggi parte del patrimonio UNESCO.

Style 20 Maggio, 2019 @ 4:01

Louis Vuitton, l’iconica tela Monogram diventa extralarge

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

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persone borse volti
(Courtesy Louis Vuitton)
L’iconico Monogram di Louis Vuitton assume una nuova veste con Monogram Giant, una versione extra-large del logo LV, rivisitazione contemporanea dell’iconica tela della maison.
Gli esclusivi modelli della collezione si distinguono per la combinazione di due motivi diversi: il Monogram Giant e il Monogram Reverse. E anche in questo caso, sono i dettagli a fare la differenza. Come i pratici manici Toron e la lunga tracolla in vacchetta naturale o in pelle nera a contrasto, ad esempio.
La storia di Louis Vuitton, e del suo iconico logo è iconica quasi quanto il marchio parigino. Era il 1837 quando il sedicenne Louis Vuitton giunse a piedi fino a Parigi e iniziò a lavorare come apprendista di Monsieur Maréchal. All’epoca, i principali mezzi di trasporto erano le carrozze e i bagagli venivano maneggiati con scarsa delicatezza. L’immediato successo ottenuto dall’artigiano lo portò ad espandere la sua attività e ad inaugurare, nel 1859, il suo primo Atelier ad Asnières, a nord-est di Parigi.
Il motivo a monogramma LV compare per la prima volta nel 1896 ma è nell’era del jet set anni ’50 e ’60 che i bauli Louis Vuitton raggiungono la fama grazie a personaggi come l’attrice Anna Magnani che ne portò con sé un’intera schiera durante un viaggio a Parigi. Negli anni, la tela Monogram è diventata l’elemento distintivo di Vuitton, diventando oggetto di numerose interpretazioni di stilisti come Marc Jacobs, Virgil Abloh, Nicolas Ghesquière e Kim Jones.