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Podcast 26 Marzo, 2020 @ 2:56

Non c’è sviluppo senza promozione della diversità – PODCAST

di Forbes.it

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Studi dimostrano che concentrare i finanziamenti alla ricerca nelle mani delle cosiddette elites produce via via rendimenti marginali decrescenti. Mentre è con la promozione della diversità che si promuove lo sviluppo senza lasciare nessuno escluso. Ne parla Oscar di Montigny in “Successo e diversità”, il nuovo episodio del podcast 0.0.

Ascolta 0.0, il podcast di Oscar di Montigny, su Forbes.it nella sezione dedicata ai podcast, ma anche su Spreaker, Spotify, Apple Podcast e Google Podcast.

 

Tutti gli episodi di Forbes 0.0:

 

Forbes Italia 20 Febbraio, 2020 @ 5:00

Un futuro più equo e sicuro: a Dubai si parla anche di sviluppo sostenibile

di Forbes.it

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dal numero di febbraio di Forbes Italia

di Camilla Conti

Expo 2020 Dubai sarà un passaggio cruciale per gli obiettivi dello sviluppo sostenibile: cinque anni dopo l’approvazione dell’Agenda 2030, nel baricentro della regione meno sostenibile del mondo – l’area Me.Na.Sa (Middle East, North Africa, South Asia) che conta 3,2 miliardi di persone, dove si prevedono per i prossimi anni la maggiore crescita demografica del pianeta, gravi rischi ecologici e ambientali, e la più seria crisi di risorse idriche – verranno messe in mostra le azioni che i 190 paesi partecipanti all’Esposizione universale intendono intraprendere per rafforzare la propria capacità di entrare in un futuro più equo e sicuro.

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Lo stesso Padiglione Italia sarà un prototipo all’avanguardia in termini di progettazione integrata e utilizzo di materiali riciclati, durevoli, naturali (bucce d’arancia, fondi di caffè, funghi e plastica riciclata raccolta anche nell’oceano) così come di tecnologie per il massimo contenimento dei consumi energetici e idrici con sistemi di risparmio, raccolta e riciclo delle acque, di smaltimento dei rifiuti e di riduzione dell’inquinamento acustico e luminoso. L’Italia porterà a Dubai la sostenibilità educativa (con centinaia di studenti delle scuole superiori e una grande offerta formativa di oltre 40 università), la sostenibilità culturale, la sostenibilità agro-alimentare delle nostre filiere e la sostenibilità aerospaziale insieme alle imprese che lavorano sul monitoraggio degli ecosistemi, sulla sicurezza dei mari e delle coste, sulla sperimentazione in condizioni estreme di nuovi farmaci e nuovi alimenti.

Podcast 20 Febbraio, 2020 @ 2:58

La ricetta per lo sviluppo sostenibile è una strategia win win – PODCAST

di Forbes.it

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Come fa un’azienda a sposare davvero una causa sociale senza rinunciare alla ricerca del profitto? A rispondere a questa domanda è Oscar di Montigny nel nuovo episodio di 0.0, il podcast che ogni settimana realizza per Forbes Italia, intitolato “La ricetta per lo sviluppo sostenibile”. E la risposta a una simile domanda passa inevitabilmente da una “strategia di tipo win win” che sia in grado di portare “beneficio ai singoli e al mondo nel suo complesso”. Secondo quanto spiega di Montigny, infatti, “sono queste le logiche che ci porteranno prosperità, ci faranno crescere insieme, coniugando profitto ed effetti positivi per la società”. E anche laddove si tratti di “scelte necessarie” sarà “forte” il “vantaggio competitivo” che da esse ne deriva quando saremo in grado di mettere “l’uomo al centro di tutto”.

Ascolta 0.0, il podcast di Oscar di Montigny, su Forbes.it nella sezione dedicata ai podcast, ma anche su Spreaker, Spotify, Apple Podcast e Google Podcast.

 

Tutti gli episodi di Forbes 0.0:

 

Responsibility 21 Gennaio, 2020 @ 10:30

La Blue economy di Riccardo Bonadeo: lo sviluppo sostenibile che passa dal mare

di Forbes.it

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Blue Economy e sostenibilità del pianeta: Riccardo Bonadeo, vicepresidente One Ocean Foundation
Riccardo Bonadeo

Articolo tratto dal numero di Forbes di gennaio 2020

di Enzo Argante

“Occuparsi della salute degli ecosistemi marini e costieri è fondamentale non solo dal punto di vista ambientale ma anche sociale ed economico. Ma gli oceani sono minacciati: l’appello alle aziende, alle associazioni, alla comunità scientifica e al grande pubblico è trovare nell’amore per il mare e la sua tutela una vocazione condivisa per la sua salvezza”. E dell’amore per il mare, Riccardo Bonadeo è un vero e proprio portabandiera. Commodoro dello Yacht Club Costa Smeralda, è un personaggio mitico del velismo internazionale, con le sue barche Rrose Sélavy che hanno partecipato alle più straordinarie regate del Mediterraneo. Ma può parlare a pieno titolo anche nella nuova
veste di vicepresidente di One Ocean Foundation, presieduta dalla principessa Zahra Aga Khan, nata allo scopo di contribuire alla salvezza degli oceani.

L’appello è forte e chiaro: va bene guardare con il naso all’insù, all’atmosfera, alle temperature e in generale al cambiamento climatico. Ma attenzione, anche il mare è sotto minaccia grave: “Gli oceani sono una fonte di risorse fondamentale per la nostra sopravvivenza e saranno sempre più indispensabili per affrontare molte delle sfide globali dei prossimi decenni, come la sicurezza alimentare, i cambiamenti climatici e la generazione di energia pulita. Per questo proteggere la salute dell’oceano e la vita marina è indispensabile allo sviluppo sostenibile e la blue economy può contribuire a raggiungerlo”.

Chi e cosa minaccia la sopravvivenza degli oceani? Ci sono molte risposte possibili ma la responsabilità – in maniera diretta o indiretta – ricade anche sulle imprese che incidono sensibilmente sulla tenuta degli ecosistemi marini. “L’integrità dei fondali, delle acque e della biodiversità marina è messa a rischio dalla pesca a strascico, dallo sfruttamento delle risorse naturali e dall’inquinamento di agenti contaminanti scaricati o versati accidentalmente nelle acque così come da plastiche e microplastiche”.

Il quadro che ci si presenta è allarmante: qual è il livello di consapevolezza, e quindi di azione possibile per difendere e valorizzare la cosiddetta economia blu? La ricerca Business for Ocean Sustainability, realizzata da One Ocean Foundation in collaborazione con Sda Bocconi, McKinsey & Company e Csic (The spanish national research council), ha coinvolto più di 220 aziende nazionali e internazionali, startup, associazioni e ong di 13 settori industriali, per un fatturato totale di quasi 1.000 miliardi di euro, pari circa al 15% del Pil italiano.

“Lo studio ha preso in esame le relazioni esistenti tra la sostenibilità degli oceani e l’economia da una prospettiva inedita, focalizzata sulla consapevolezza, sulle strategie e sulle pratiche più innovative adottate dalle imprese. Partendo dal presupposto che gli oceani hanno un impatto determinante sulla crescita mondiale: se la blue economy fosse un paese, con i suoi 3mila miliardi di dollari, sarebbe la settima economia più grande al mondo”. E se questo modello è fondamentale per la salvezza del pianeta, l’Italia e il Mediterraneo sono la prima, più importante, angolatura di visuale. Per questo la prima fase della ricerca si concentra sulla culla della civiltà mondiale che genera 386 miliardi di euro e poco meno di 5 milioni di posti di lavoro. “La ricerca sostiene che il 45% delle imprese è consapevole delle pressioni esercitate sugli ecosistemi marini ma non sempre agisce per limitarli. Il nostro obiettivo è alimentare ulteriormente questa consapevolezza sensibilizzando leader internazionali, istituzioni, aziende e il grande pubblico alla cultura della sostenibilità. Vogliamo accrescere questa consapevolezza e creare relazioni costruttive tra tutti gli stakeholder di diverse fasce di età impegnati a più livelli nella conservazione marina. Per questo abbiamo concepito la Charta Smeralda: un documento che guida individui e organizzazioni verso  comportamenti più rispettosi dell’ambiente”.

C’è una formidabile squadra pronta all’azione, una nuova generazione di manager al timone di aziende con motivazioni etiche e strategiche: i sustainability leader – circa un terzo del campione in esame – sono presenti nella maggior parte dei settori, sia quelli legati all’oceano (trasporto marittimo, attività portuali, cantieristica navale), sia quelli non legati (energia, utility, tessile e abbigliamento, prodotti chimici, alimentari e bevande). Con la tecnologia che definisce percorsi innovativi sempre più determinanti. E non dimentichiamo che l’Italia è in prima linea e pesa 37% sull’economia legata al Mediterraneo. Una grande opportunità per il nostro paese. Da One Ocean Foundation, è partito un segnale importante.