Il fondatore di Alibaba conosce il vero motivo dei dazi di Trump

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Jack Ma, fondatore di Alibaba
Il fondatore di Alibaba, Jack Ma.

Nessun problema di deficit della bilancia commerciale. Secondo il miliardario cinese e fondatore di Alibaba, Jack Ma, il vero motivo della guerra dei dazi è che Washington vuole colpire le industrie più competitive della Cina per assicurare agli Stati Uniti il primato di super potenza mondiale e proteggersi dalla fiorente economia cinese. Lo spiega Kenneth Rapoza in un articolo apparso su Forbes.com.

“Il 100% del mercato dei microchip è controllato dagli americani”, ha affermato Ma agli studenti e agli imprenditori della Waseda University in Giappone. “Se smettono di venderli a noi… Capite cosa significa questo? Ed è per questo che la Cina ha bisogno di crearsi un mercato di tecnologie di base”. Non è solo Jack Ma a pensarla così. Anche i colleghi del settore, come Tencent Holdings e Beijing, sono a favore di uno sviluppo di un’industria di chip nazionale. “Stiamo entrando in un mondo in cui le persone non si fidano l’una dell’altra. Ecco perché abbiamo guerre commerciali e tanti problemi”, ha sottolineato Ma. “Ma non bisogna arrendersi. La fiducia non si acquisisce, si tratta di conquistarla”.

Il riferimento è al recente caso della società di telecomunicazioni ZTE, alla quale Washington ha vietato di vendere i microchip made in Usa per sette anni. La Cina sta diventando un leader nello sviluppo della tecnologia 5G – scrive Rapoza – ma il governo degli Stati Uniti ritiene che lo abbia fatto attraverso una combinazione di fattori tra i quali una chiusura delle porte alla concorrenza, trasferimenti forzati di tecnologia per l’accesso al mercato e spionaggio industriale. Questo sebbene ZTE non sia mai stata accusato di aver rubato segreti tecnologici statunitensi. Washington pensa che lasciar usare i propri chip a ZTE sia come rinunciare ai gioielli di famiglia: i cinesi li copierebbero e alla fine li farebbero loro, probabilmente a prezzi più economici, battendo così gli Stati Uniti nei principali mercati asiatici.

L’azione intrapresa contro ZTE ha dato però un ulteriore impulso al piano dichiarato dalla Cina di spendere 150 miliardi di dollari in 10 anni per lo sviluppo della propria industria dei semiconduttori. Come scrive Tom Holland del South China Morning Post di Hong Kong, i tentativi di Washington di indurre la Cina ad aprire i suoi mercati e ad adottare le migliori pratiche internazionali potrebbero sortire l’effetto esattamente contrario: “Invece di demolire sussidi e aprirsi, Pechino raddoppierà il mercantilismo autarchico”.