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Investimenti 8 maggio, 2019 @ 11:00

Le 4 incognite (e le 2 scommesse) che attendono Uber in vista dell’Ipo

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

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Giornalista di Blue Financial Communication, dove cura contenuti per i prodotti editoriali del gruppo Bluerating, Private e Forbes Italia. Con un passato alla redazione televisiva di Class CNBC, è cresciuto professionalmente scrivendo di finanza, asset management, fintech e consulenza finanziaria. Appassionato di cinema, noiosi romanzi classici e videogames, è anche consulente editoriale. chiudi
Il quartier generale di Uber a San Francisco, California. (Photo by Justin Sullivan/Getty Images)

Potrebbe essere la settimana dell’attesissimo sbarco in Borsa di Uber che, con un obiettivo di raccolta a $ 10 miliardi, si appresta a diventare la più grossa Ipo di un 2019 molto ricco sotto questo punto di vista. Ma per comprendere meglio come il colosso dei trasporti guadagna e in che modo gestisce i suoi costi, la società di ricerche CB Insight ha esaminato i suoi dati finanziari, le dichiarazioni dei top manager di Uber e le loro interviste per poter fare un bilancio sulla sostenibilità del business, e – soprattutto in vista dell’ipo – sulle incognite e sulle sfide future.

Come ricorda il report, Uber ha fatto la fortuna dei tanti investitori – tra cui SoftBank, Alphabet, il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, i suoi fondatori e la Benchmark Capital Partners – con il suo modello di business che ha rivoluzionato un settore tradizionale come quello dei taxi, azzerandone al contempo i costi di gestione. La società infatti non paga i suoi conducenti come se fossero dei dipendenti, ma come una sorta di “appaltatori indipendenti”. E, come è ormai noto, Uber (come puro servizio di taxi) non possiede nessun autoveicolo.

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Eppure questo modello è finito per essere piuttosto costoso. Ad oggi le perdite di Uber sono la più grande fonte di incertezza della startup. Nel 2018 ha registrato sì un fatturato da $ 11,2 miliardi, ma i conti in rosso (in termini di Ebitda) sono lievitati a ben $ 1,85 miliardi. Sempre secondo CB Insight tra i costi maggiori che deve affrontare Uber ci sono:

1. Acquisizione della clientela
L’acquisizione dei clienti, soprattutto all’inizio, è stata guidata in gran parte dagli effetti della rete locale e dagli incentivi finanziari per i nuovi utenti. In realtà l’abbandono da parte dei clienti non è un problema significativo: la quota di Uber sul mercato americano è di circa il 70%. Il costo dell’acquisizione dei clienti è quindi relativamente basso – con il taglio degli incentivi, potrebbe persino scendere e stabilizzarsi. Semmai, l’ostacolo più significativo alla crescita dei clienti di Uber fino ad oggi è stata la campagna #DeleteUber, che ha influenzato negativamente la sua immagine, e quindi la sua quota mercato. A marzo dell’anno scorso, tuttavia, la società era già tornata ai livelli pre-scandalo.

2. L’espansione geografica
Una delle maggiori spese di Uber è la continua espansione geografica, che spesso si è rivelata inefficace. Nel mercato cinese, russo e in quello del Sud-est asiatico, Uber ha trovato parecchie difficoltà e resistenze, e ha deciso di abbandonarli definitivamente nel corso degli anni (non senza aver speso miliardi inizialmente) per concentrarsi sui mercati ritenuti principali. “I costi di Uber sono ancora relativamente più alti rispetto alla maggior parte degli unicorni tecnologici”, dice CB Insight. “Il problema non è solo l’espansione fisica. Il problema è che ogni luogo in cui Uber si espande è diverso: ha regolamenti diversi, bisogni tecnologici diversi e diverse culture”.

3. La lotta con i monopoli
Nonostante Uber non abbia costi di gestione dei dipendenti o relativi alle auto di proprietà, deve spesso trattare (soprattutto al di fuori degli Stati Uniti) con i governi locali che hanno leggi sul lavoro più restrittive o regolamenti sui trasporti. In Germania, per esempio, Uber è stata obbligata a far acquisire a ciascuno dei suoi conducenti una patente di guida speciale, con un costo intorno ai 100 € – 200 € per autista. A Hong Kong, ha pagato le spese legali e la cauzione per i conducenti imprigionati con l’accusa di lavorare per “un servizio illegale di autotrasporto”. Ha usato il suo budget di lobbying per cercare di ridurre le regolamentazioni in città come New York City; o come a Londra, dove ha speso ingenti somme di denaro per ingraziarsi le comunità locali.

4. La scarsa fidelizzazione del driver
Il costo per l’acquisizione di driver è stata una delle voci più “dolorose” del business di Uber sin dall’inizio. La società spende ancora centinaia di milioni di dollari a trimestre per attrarre nuovi conducenti, pagare incentivi e finanziare autoveicoli. Soprattutto perché il tasso di abbandono mensile del conducente è del 13%: significa ingenti spese di marketing per mantenere i driver. “Inoltre, nonostante gli annunci sostengano che i conducenti possano arrivare a guadagnare anche $ 90.000 all’anno (circa $ 25 l’ora), la paga media di un autista Uber negli Stati Uniti oggi – dopo le imposte – è ancora di circa $ 10 l’ora. Il processo di acquisizione dei driver di Uber (che compensa così gli abbandoni) non ha comunque subìto un rallentamento significativo; ma i problemi di abbandono e stipendio rappresentano uno dei costi più significativi nella gestione dell’azienda e una delle maggiori potenziali minacce a lungo termine”.

Le 2 scommesse per il futuro

La soluzione a cui sta ricorrendo Uber è una diversificazione del business. Oggi, le due principali scommesse per il futuro sono le forme alternative di trasporto (come gli scooter) e i veicoli a guida autonoma. Va in questa direzione la decisione di circa un anno fa di comprare la startup di moto elettriche Jump per un valore di $ 200 milioni. “A lungo termine, l’espansione in forme alternative di trasporto come biciclette e scooter è un modo per Uber di fidelizzare i propri utenti”.

Le auto autonome – l’altra scommessa fondamentale – non solo potrebbero rafforzare il valore di Uber, ma anche abbattere il costo per le consegne di “ultimo miglio”. Uber ha già sperimentato la consegna con il servizio di food delivery Uber Eats. Ovviamente con le auto autonome Uber dovrà cambiare il suo modello di business: possedere una flotta di veicoli autonomi significa anche pagare i costi relativi a tali veicoli, come manutenzione, assicurazione e ammortamento.

Ma le opportunità della guida autonoma sono ancora in fase di sviluppo. E il progetto non è ancora profittevole: l’unità self-driving di Uber, Advanced Technologies Group, perde – secondo il report – tra $ 125 milioni e i $ 200 milioni a trimestre.

Conclusioni

Nonostante le sfide e le incognite per il futuro, Uber può contare sulla diversificazione dei suoi servizi. I driver di Uber, conclude il report, hanno sempre la possibilità di fare lavori per altre aree, come Uber Eats, e ciò significa un minor periodo di inattività e maggiore utilizzo degli stessi. E se Uber è in grado di incentivare i conducenti a rimanere nell’ecosistema Uber, allora questa varietà dei servizi potrebbe essere un modo efficace per differenziarsi dal competitor Lyft.

“Il destino di Uber presto si manifesterà nei mercati finanziari. Che gli investitori comprino o no dipende, in larga misura, da come vedono il modello di business di Uber. Per essere una società pubblica di successo, Uber deve ridurre i suoi costi e aumentare i ricavi”.

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