Benvenuta primavera, perché il caldo potrebbe frenare il Coronavirus

Il centro di Milano desolatamente vuoto nei giorni del Coronavirus (Shutterstock)
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Coronavirus a Milano
Il centro di Milano desolatamente vuoto nonostante una bella giornata di sole a causa dell’emergenza Coronavirus (Shutterstock)

Nei giorni scorsi si è discusso della possibilità che la diffusione del contagio da Coronavirus possa trovare un freno con l’approssimarsi dei mesi più caldi. La speranza si è accesa con la constatazione che il virus si sta finora diffondendo unicamente nella fascia climatica temperata del pianeta.

Il Coronavirus ha infatti finora colpito maggiormente zone con una stretta distribuzione est-ovest approssimativamente lungo il corridoio 30-50 N” a modelli meteorologici costantemente simili (5-11°C e 47-79% di umidità). Ad oggi l’OMS ha chiarito di non poter garantire che con l’estate il virus si auto-estinguerà. Forbes.it ha raccolto in proposito il parere del professor Pierre Flori, presidente di Biologie sans frontières.

Le aree climatiche mondiali e nei cerchi le aree più colpite dal Coronavirus

Quanto si può essere ottimisti

Confrontando l’evoluzione del numero totale di casi in Malesia, Singapore, Australia, Tailandia, Vietnam, paesi caldi perché intertropicali (temperatura notturna attuale tra 18 e 30 ° C) a quelli dei paesi freddi perché temperato nella stagione invernale (temperatura notturna attuale tra -5 e 10 ° C), Corea, Giappone, Germania, Stati Uniti e Francia, Italia e Iran), l’evoluzione è in gran parte diversa, spiega Flori.

L’andamento dei casi nel mondo

Naturalmente, questi paesi provengono da diversi continenti, sono di cultura e indici di sviluppo diversi (HDI)densità di popolazione molto variabile. Ci sono quindi molti fattori da considerare.

Ancora, Paesi caldi come quelli africani, sicuramente incapaci di diagnosticare in modo affidabile, hanno molti pochi casi, il Sud America (certamente distante dalla Cina con pochissimi casi), ma anche e soprattutto l’India e Indonesia hanno pochissimi casi. Il Giappone- e paesi freddi come i paesi del nord Europa e in particolare i paesi scandinavi, anche molto meno popolati di Francia e Germania, sono anche fortemente colpiti.

 

La temperatura ottimale per il virus

La rapida analisi di queste cifre – prosegue la riflessione del professor Flori –  sarebbe la seguente: questo virus non ama il caldo; certamente circola nei Paesi caldi (di passaggio) ma non si diffonde facilmente rispetto ai paesi freddi. La temperatura ottimale per questo virus sarebbe di 8 ° C.Ciò significa che possiamo sperare in una pausa al primo caldo, speriamo in una calda primavera! Una pausa non significa fermarsi, ma la sua diffusione sarebbe, spero, più debole.
Oggi, questa speranza è l’unico segnale positivo a cui possiamo aggrapparci. Combinandola con gesti di buon senso e di buona cittadinanza, viaggiare al minimo, limitare i contatti, seguire i consigli di igiene e protezione, isolamento.