Seguici su
BrandVoice
8 Maggio, 2020 @ 4:18

Un ponte con l’Africa per gli investimenti

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
chiudi

Tratto dal numero di maggio 2020 di Forbes Italia

Il suo lavoro spesso risulta fondamentale per chiudere gli affari: “Ho lavorato spesso e continuo a lavorare dietro le quinte, per la risoluzione dei problemi”. Uno dei suoi ultimi colpi è stato guidare Kedrion BioPharma, multinazionale farmaceutica italiana con sede in provincia di Lucca, una delle top 5 al mondo e leader in Italia nel suo settore, verso una partnership di prestigio con il governo della Tanzania. “Kedrion, specializzata in terapie plasma-derivate utili ad aiutare gli individui che soffrono di condizioni debilitanti come l’emofilia e le immunodeficienze, è interessata all’Africa come lo sono tutte le multinazionali”, spiega Kevin, “io ho organizzato l’incontro tra il regional commercial director, Asia, Middle East & Africa, Ferdinando Borgese, Piersergio Martini, responsabile commerciale Medio Oriente e Africa e alti funzionari della Tanzania per fare diventare Kedrion un partner e fornitore del mio Paese”. Lo Stato, infatti, ogni anno acquista miliardi di dollari di farmaci generici che poi vengono ridistribuiti nel paese. “Con un orizzonte temporale di due, tre anni, qualora ci fosse domanda, Kedrion potrebbe costruire un centro di distribuzione del plasma in Tanzania, diventando la prima realtà nel continente a offrire un know how made in Italy di vera eccellenza”. Questi sono solo i primi passi di una collaborazione che potrebbe portare a sviluppi futuri. “La Tanzania”, spiega Nyerere, “svolge un ruolo di advisor per altri 15 Paesi africani perché ha lo sbocco sul mare e il porto di Dar es Salaam. Inoltre, sono in corso i lavori per quello che sarà il più grande porto nell’Est Africa, presso la località di Bagamoyo. Il grande progetto cinese della Via della Seta utilizzerà questo porto per entrare nei mercati africani. Quindi avere a che fare oggi con la Tanzania, che ha 56 milioni di abitanti, significa potenzialmente avere rapporti in futuro con un bacino ben più grande di 455 milioni di persone”.

Il suo nome è Kevin Nyerere. Se un’azienda gli chiede come fare per investire in Africa, il suo lavoro è indicare la via. Se un governo ha bisogno della

Kevin Nyerere

collaborazione di una grande impresa, si fa in quattro per intercettare la giusta controparte. Si tratta di un lavoro gratificante, soprattutto se a farlo è un professionista di nemmeno 30 anni che ha un network di tutto rispetto. Oltre a contatti con grandi aziende italiane e nel mondo: Nike, Pronutrition, Maddalena Trochetti Provera per il progetto Campus Party e altre ancora. Il suo business si articola in due aziende: la Jasiri Ltd, che si occupa di consulenza per le piccole e medie imprese, e la Kevin Nyerere Ltd, società focalizzata sul settore finanziario e degli investimenti, un ariete per riuscire a sfondare nel mondo degli affari africano. “Il logo dell’azienda è proprio questo”, racconta Nyerere. “L’ariete, oltre a essere il mio segno zodiacale, sta a simboleggiare la perseveranza e la testardaggine. Se tu vuoi qualcosa, io te la porto”.

Nyerere vive in Italia, la sua casa da 25 anni, anche se ama definirsi un cittadino del mondo. Dalla sua parte ha il nome di un nonno di prestigio, Julius Nyerere, padre fondatore della Tanzania, presidente dello stato africano per 21 anni dal 1964 al 1985, unico presidente nella storia dell’uomo in causa di beatificazione, processo iniziato nel 2005. “Mio nonno venne diverse volte in visita in Italia per cercare macchinari per l’industria tessile, anche per incontri istituzionali, ed era un estimatore di Sandro Pertini”. Kevin parla con orgoglio del parente illustre, però, ci tiene a sottolineare che la sua fortuna l’ha creata con le sue mani. Partendo da zero, come quando a 22 anni ha lasciato la sua casa di Brescia per trasferirsi a Milano. Lì ha iniziato a lavorare nel marketing e nelle pubbliche relazioni. Quindi l’idea di diventare un manager. Dopo due anni di lavoro ha dato forma alla sua rete di contatti: “Se non sei una persona seria, del nome non te ne fai niente. Essendo cresciuto in Italia, valorizzo le aziende italiane che hanno creduto in me e le faccio incontrare con governi, ministri e decision makers che a loro volta mi riconoscono come un interlocutore affidabile”. Nyerere, però, non si limita a fare consulenze: “A volte mi capita di partecipare direttamente in quote di società. Prendo sotto braccio i miei clienti e dico loro come camminare nel mio Paese, in Africa e non solo, poi fanno tutto loro e io mi fermo ad aspettare i frutti della mia attività. Non lo faccio per i soldi, ma perché ho passione per il mio lavoro e mi piace essere utile agli altri”.

In virtù del suo grande cognome, c’è chi gli suggerisce di candidarsi in politica per ripercorrere le orme del nonno. Lui però ha progetti diversi: “Io avevo un sogno. Ed era sedermi allo stesso tavolo con le persone più importanti del pianeta. Oggi posso dire di esserci riuscito in parte, anche se la mia lista di contatti è già infinita. Ormai se da quei tavoli volessi tirarmi fuori, non ce la farei. Molti di loro oggi sono più che amici. E so che mi risponderanno al telefono, perché ho sempre qualcosa di potenzialmente interessante per loro”.

Con la sua Jasiri, Nyerere fa consulenza a giovani imprenditori, startupper, piccole e medie imprese che cercano un aiuto per far decollare il business. Nyerere si è inventato un ciclo di corsi online:
“In questo momento c’è la crisi per molte imprese”, spiega il manager, “i miei clienti non hanno subito crolli, però ho pensato di mettere a disposizione la mia esperienza, cercando di portare vantaggi ad aziende solide e di rafforzare i punti deboli di quelle piccole. Per il cui accesso uso criteri molto selettivi, sperando di trovare non tanto clienti, ma partner per espandere la mia rete di collaboratori”.

Nel suo business offline, come lo chiama Nyerere, le prospettive di crescita sono legate a quelle dell’Africa, un continente per il quale si prevede un intenso sviluppo economico. Esattamente come avvenuto in Asia, dove Nyerere ha il supporto di aziende leader con cui si sta muovendo nell’est e nell’ovest dell’Africa. “Il boom è già iniziato. Ci sono già progetti per trilioni di dollari. Molte persone usciranno dalla povertà e altre aumenteranno il proprio potere di acquisto. Tutta l’Africa va bene per investire, anche se rimane ancora difficile fare affari per una questione di procedure. Per questo è utile avere qualcuno che spieghi come si può
fare business”.

In questa scacchiera di stati e imprenditori, l’Italia appare attardata: “Non si sta muovendo come mi sarei aspettato. Però i pochi italiani che fanno business, lo sanno fare bene e sto imparando molto anche da loro”. Già perché il made in Italy all’estero gode tuttora di un certo fascino: “Le tecnologie italiane sono ancora le più richieste. In Africa le vogliono tutti. Anche io mi sento per metà italiano e la mia mission è valorizzare l’Italia per le opportunità che mi ha dato di crescere come imprenditore e uomo”. A richiedere i suoi servizi sono anche gruppi africani, interessati a espandersi per mezzo di joint venture o altre formule. “Chi saranno i prossimi player? Ci si vedrà a un tavolo!”, conclude Nyerere, “nel frattempo aspetto gli amanti del calcio al torneo internazionale Jasiri African Cup, organizzato e sponsorizzato da Jasiri Ltd in partnership con Nike”.

Vuoi ricevere le notizie di Forbes direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!