Dopo le indiscrezioni circolate nel fine settimana, è arrivata l’ufficialità: Intesa Sanpaolo ha annunciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria sulla totalità delle azioni di Monte dei Paschi di Siena. L’annuncio arriva a meno di ventiquattro ore dalla proposta di aggregazione avanzata da Banco Bpm a Mps, segnale di una nuova accelerazione del risiko bancario nazionale.
L’operazione valuta l’istituto senese circa 30,6 miliardi di euro: l’offerta di Intesa prevede l’assegnazione di 1,6 azioni di nuova emissione e un euro in contanti per ogni azione Mps conferita, con un premio del 12,5% rispetto alla chiusura del 5 giugno.
Accanto all’Opas, il gruppo guidato da Carlo Messina ha siglato un accordo con Unipol per la cessione del marchio Mps e di oltre 600 filiali e ha approvato l’acquisto di una quota del 3% di Generali. La reazione del mercato è stata immediata: a Piazza Affari Mps sale di oltre il 9%, catalizzando l’attenzione degli investitori sull’intero comparto bancario.
Un’operazione da 30,6 miliardi
Nel comunicato che accompagna l’annuncio, Intesa Sanpaolo presenta l’iniziativa come una risposta alla crescente necessità di consolidamento del sistema bancario europeo. Secondo il gruppo, le dimensioni rappresentano un fattore sempre più rilevante per sostenere gli investimenti richiesti da tecnologia, innovazione e competitività.
L’offerta attribuisce a Mps un valore implicito di 10,09 euro per azione, con premi del 17,4% e del 18,7% rispetto ai prezzi medi ponderati degli ultimi tre e sei mesi. L’obiettivo minimo fissato da Intesa è il raggiungimento del 66,67% del capitale. La banca stima inoltre sinergie annue ante imposte per circa 2,9 miliardi di euro, derivanti da 1,5 miliardi di risparmi di costo e 1,4 miliardi di maggiori ricavi. Secondo le previsioni del gruppo, l’entità frutto dell’aggregazione potrebbe superare i 16 miliardi di euro di utile netto nel 2029.
In Borsa, la notizia ha avuto effetti immediati sui titoli coinvolti: le azioni Mps guadagnano circa il 9,4%, Unipol avanza dello 0,33%, mentre Intesa Sanpaolo cede il 4,1% e Banco Bpm l’1,32%.
Il ruolo di Unipol nella nuova geografia del gruppo
Uno degli elementi più rilevanti dell’operazione riguarda l’accordo vincolante sottoscritto con Unipol, pensato anche per affrontare in via preventiva le possibili questioni di natura antitrust.
Il progetto prevede la cessione al gruppo assicurativo del marchio Mps, di circa 635 filiali e della maggior parte delle strutture centrali necessarie a operare in autonomia. Il valore dell’operazione è compreso tra 3 e 3,5 miliardi di euro. Intesa manterrebbe invece Mediobanca, il suo marchio, circa 625 filiali del Monte e una quota limitata delle attività centrali della banca senese.
Secondo quanto comunicato dal gruppo, il perimetro destinato a rimanere sotto il controllo di Intesa rappresenterebbe circa l’80% dell’utile netto generato nel 2025 dall’insieme formato da Mps e Mediobanca. Unipol assumerebbe quindi il controllo di una banca dotata di una rete distributiva nazionale e dello storico marchio Monte dei Paschi, diventando uno dei protagonisti del riassetto in corso.
Gli effetti su Mediobanca e Generali
L’operazione produce conseguenze anche sugli equilibri di Mediobanca e, indirettamente, di Generali. Attraverso il controllo di Mps, Intesa acquisirebbe indirettamente anche la partecipazione del 13,2% che Mediobanca detiene nel gruppo assicurativo triestino.
Il consiglio di amministrazione della banca ha inoltre approvato l’acquisto di una quota pari al 3,01% di Generali. Secondo Intesa, si tratta di un investimento temporaneo e di natura finanziaria, finalizzato a preservare il trattamento contabile oggi applicato alla partecipazione detenuta da Mediobanca nella compagnia assicurativa.
Pur precisando di non voler esercitare alcuna influenza sulla governance del gruppo assicurativo, l’operazione apre una nuova fase nel riassetto della finanza italiana. Molto dipenderà ora dalla risposta degli azionisti di Mps e dall’iter autorizzativo che coinvolgerà Consob, Bce, Bankitalia, Ivass e le altre autorità competenti.