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Leader 13 Agosto, 2020 @ 3:17

L’investitore Under 30 a caccia di imprenditori italiani

di Daniele Rubatti

Staff writer, Forbes.it

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Articolo apparso sul numero di agosto 2020 di Forbes. Abbonati

Da Milano a Berlino. E poi di nuovo Milano. Che voleva andarsene all’estero Guglielmo Reina lo sapeva fin dal principio, nonostante le perplessità della sua famiglia. Una scelta che ha portato avanti con convinzione e tenacia a partire dagli studi: si è iscritto al corso di International economics, management and finance all’Università Bocconi, rigorosamente in inglese, e principalmente in mezzo a colleghi stranieri. Un internship di sei mesi a Berlino lo ha definitivamente convinto a trasferirsi in Germania. Dopo aver perso l’opportunità di lavorare con un fondo di venture capital, a causa della poca conoscenza del tedesco, ha però colto al volo l’occasione di entrare a far parte di JustBook, startup in seguito acquisita dalla più famosa società di viaggi Secret Escapes. In questa prima esperienza si è fatto le ossa, lavorando al fianco di ceo e cfo, gestendo la reportistica e acquisendo competenze nelle relazioni con gli investitori e nella business intelligence. Successivamente ha avuto possibilità di entrare in Rocket Internet, tra i principali incubatori di startup in Europa. “Con il mio capo abbiamo messo su un team di corporate finance: serviva a guardare le performance delle aziende nel portafoglio”, racconta. “All’epoca erano oltre 40 aziende in almeno 100 nazioni. Noi cercavamo di capire cosa stava succedendo su base mensile: sceglievamo delle kpi da analizzare per vedere se c’erano problemi nel marketing, nel prodotto, o in tutte le altre componenti”.

In questo contesto Reina si è trovato a gestire operazioni finanziarie straordinarie: insieme al suo team ha raccolto 300 milioni con dei round di fundraising per delle joint venture tra Rocket e alcuni player locali del Medio Oriente e Sud-Est asiatico. Le operazioni sono diventate ancora più importanti nel 2014 quando Rocket si è quotata in Borsa: “La quotazione è stata seguita da me e dal team di cui facevo parte. Avevo solo 24 anni, ma avevo già seguito progetti importanti”.

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In quel momento è cominciata la seconda fase della sua carriera: Rocket ha deciso di lanciare un proprio fondo d’investimento, il Global Founders Capital. Reina prima ha lavorato per raccogliere capitali per Gfc e gradualmente ha cominciato a spostarsi nel mondo degli investimenti: “Ho iniziato a fare analisi di investimenti, soprattutto quelli con importi più grossi. Ho fatto un paio di anni di due diligence per passare nel 2019 al mio attuale lavoro: sono tornato in Italia, a Milano, a fare sourcing. Nella sostanza, cerco aziende in cui possiamo investire e generare un ritorno importante per i nostri investitori”, spiega. “Decido se mi interessa il team, il progetto, raccolgo le metriche per poi passare all’analisi con il ceo: a quel punto decidiamo se investire o meno”.

Dopo nove anni di Berlino, Reina è tornato a casa, portando con sé tutta l’expertise accumulata all’estero, che oggi gli permettono di avere uno sguardo lucido e razionale sull’attuale panorama italiano delle imprese e delle startup. In particolare, sono due gli aspetti che ha notato: “L’imprenditore italiano ha grande caratura, ha coscienza che ogni giorno è una nuova sfida, che non ci può fermare davanti nulla. Allo stesso tempo, però, l’imprenditore tedesco ha gioco più facile perché lì esiste un ecosistema molto più sviluppato e un concetto di network più stretto”. Nonostante tutto, i segnali che arrivano dal nostro Paese sono incoraggianti: la qualità delle startup, dalla biotech al consumer tech, sembra essere crescente, e anche gli investitori. “Ci sono tantissime cose da aggiustare, ma niente di fondamentalmente rotto. Un consiglio che voglio dare agli imprenditori è quello di focalizzarsi più sul progetto che sulla raccolta di capitali: un investitore è lì per vedere se sei capace di reagire ai problemi. Devi convincerlo di essere un bravo imprenditore, non a darti semplicemente i soldi”, conclude.

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