I tre nuovi miliardari creati dall’Ipo di Snowflake a Wall Street

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Il New York Stock Exchange (Drew Angerer/Getty Images)
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Il New York Stock Exchange (Drew Angerer/Getty Images)

Articolo di Alex Konrad e Angel Au-Yeung apparso su Forbes.com

Snowflake, società di data warehousing basata su cloud, ha aperto le negoziazioni di mercato di mercoledì a più del doppio rispetto al prezzo della quotazione, rendendo miliardari il ceo Frank Slootman, l’ex ceo Bob Muglia e il cofondatore Benoit Dageville.

Mentre gli investitori del mercato pubblico cercano ancora di acquistare azioni di Snowflake, l’enorme performance delle azioni nel primo giorno ha creato diversi miliardari tra i suoi dirigenti attuali e tra quelli precedenti.

Mercoledì, all’apertura delle contrattazioni, le azioni di Snowflake si attestavano a 245 dollari per azione, più del doppio del prezzo di quotazione della società con sede in California, ossia 120 dollari per azione (+115%). Dopo diverse ore di ritardo, causato dal fatto che si stava cercando di capire a quale prezzo la società avrebbe avuto abbastanza venditori per essere ammessa agli scambi, le contrattazioni – poco dopo l’apertura – sono state interrotte brevemente al prezzo di  276 dollari per azione. Successivamente, alle ore 13:00 di mercoledì venivano scambiate a 258,42 dollari per azione. Prezzo che ha permesso a Snowflake di raggiungere una capitalizzazione di mercato di 71 miliardi di dollari. 

Fondata a San Mateo, in California, nel 2012 da Benoit Dageville, Thierry Cruanes e Marcin Zukowski, Snowflake aveva già raccolto fondi da investitori privati, tant’è che lo scorso febbraio aveva raggiunto una valutazione di 12,4 miliardi di dollari. La società, che offre un data lake virtuale o un livello software facilmente ricercabile tra fornitori di cloud come Amazon, Google e Microsoft e i programmi e le app dei clienti, ha ottenuto numerosi riscontri positivi. Non a caso, ha riportato un fatturato di 264,7 milioni di dollari per l’anno fiscale che termina il 31 gennaio e di 242 milioni di dollari per i sei mesi terminati il ​​31 luglio, con un aumento rispettivamente del 174% e del 133%.

Frank Slootman, ceo di Snowflake

Il ceo di Snowflake Frank Slootman afferma di non essere molto colpito dal suo status di miliardario. In qualità di ceo e presidente, Slootman ha beneficiato dell’Ipo, anche se la maggior parte della sua partecipazione in Snowflake include opzioni, come dettagliato nel prospetto S-1. Slootman aveva precedentemente quotato due società: Data Domain e ServiceNow. Il guadagno dell’ultima quotazione è però destinato a far impallidire entrambe. Escludendo le opzioni, Slootman detiene circa 5,3 milioni di azioni di Snowflake, una quota del valore di 1,4 miliardi (secondo le stime effettuate alle 13 di mercoledì). A ciò si aggiungono i circa 394 milioni di dollari (al netto delle imposte) ottenuti dalla vendita di azioni accumulate da Slootman durante i suoi sei anni di mandato come ceo e presidente di ServiceNow.

Con la performance del primo giorno di Snowflake, Slootman ora ha un patrimonio netto di 1,8 miliardi di dollari, destinato a diventare molto più alto se dovesse rimanere abbastanza a lungo da poter esercitare le sue opzioni per milioni di altre azioni. Alla domanda sul suo status di miliardario, Slootman ha detto che il titolo “significa molto poco” poiché la sua decisione di unirsi a Snowflake non era motivata dal denaro. Il ceo ha sottolineato che non “tiene il punteggio” e che non si confronta con altri leader tecnologici, ma che ama soprattutto la creazione di società.

Benoit Dageville, co-fondatore e cto

Il co-fondatore e cto Benoit Dageville è rimasto a Snowflake, è ora un miliardario, ed è il più grande beneficiario individuale dell’Ipo di Snowflake. Escludendo le opzioni, la quota del 3,5% gli permette di possedere 8 milioni di azioni della società per un valore di 2 miliardi di dollari. Alla domanda sui fondatori di Snowflake, Slootman li ha definiti “persone molto, molto umili” che hanno reso il suo lavoro più facile unendosi più tardi nel corso della vita dell’azienda. “Sono immensamente di supporto per quello che sta succedendo. Potrebbero non essere affamati come prima, ma sono super motivati ​​perché sentono che questa è la versione due di Snowflake. E sono motivati ​​da questo, come lo sono io”.

Bob Muglia, ex ceo

E se Bob Muglia ha dovuto lasciare bruscamente il posto per l’arrivo di Slootman come ceo nel 2019, tuttavia ha contribuito a far crescere Snowflake, aumentando i suoi primi round di finanziamento negli scorsi cinque anni. Di conseguenza, anche lui è diventato miliardario grazie alle azioni Snowflake che possiede. Detiene, infatti, una partecipazione dell’1,7%  dopo aver stipulato un accordo con la Berkshire Hathaway di Warren Buffett per vendere metà della sua quota al prezzo di 120 dollari per azione (prezzo della quotazione).

Muglia ha ricavato circa 340 milioni di dollari (al netto delle tasse) da quella vendita, anche se le azioni che ha venduto hanno già più che raddoppiato di valore da allora. Aggiungendo il fatto che la sua quota rimanente ha un valore di 1 miliardo di dollari, il suo patrimonio netto, adesso, si attesta a 1,4 miliardi di dollari. 

Naturalmente, molti dipendenti e investitori sono pronti a incassare enormi pagamenti dal rapido apprezzamento di Snowflake alla Borsa di New York se dovesse mantenere tale valore, o vicino ad esso, quando i periodi di blocco scadranno  in autunno. Con 49,5 milioni di azioni di Snowflake all’ipo, Sutter Hill Ventures ora occupa una posizione del valore di quasi 13 miliardi di dollari al prezzo delle azioni di 258 dollari. Altri, tra cui Altimeter Partners, ICONIQ, Redpoint Ventures, Sequoia e Dragoneer, possono trarre profitto da un multiplo di miliardi.