Ridurre i costi delle rose e puntare sulle giovanili: così il calcio può uscire dalla crisi

(Getty Images)
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Prima i ritardi nei pagamenti degli stipendi anche tra i club della massima serie. Quindi i diritti tv aggiudicati a cifre nettamente inferiori rispetto al passato. Ora una sessione di calciomercato fatta di tanti prestiti, con pochissimo denaro in circolazione. Se “tre indizi fanno una prova”, come ripeteva sempre Agatha Christie, c’è da preoccuparsi parecchio sulla sostenibilità del calcio in Italia.

Player trading in caduta libera

Certo, il problema non riguarda solo il nostro Paese. Secondo uno studio di  Kpmg, il calciomercato appena concluso ha registrato una diminuzione sia degli scambi (-5,4% per un totale 17.077), sia nel volume delle operazioni.

In particolare, tra la finestra estiva e quella invernale, i club dei primi 5 grandi campionati europei di calcio hanno speso quasi il 50% in meno per i trasferimenti rispetto alla stagione passata. 

La Premier League inglese continua a dominare la classifica della spesa, con 1,5 miliardi di euro totali, il 20% in meno di un anno fa. La Serie A è al secondo posto, ma nel confronto a dodici mesi spende esattamente un terzo in meno, fermandosi a 850 milioni. Peggio di tutti fa la Liga, con appena 350 milioni rispetto a 1,2 miliardi del 2019/20, con la paralisi di Real Madrid e Barcellona che ha pesato in maniera decisiva.

Come reagire a questa situazione? La ricetta indicata dal partner di Kpmg, Andrea Sartori, è chiara: ridurre i costi delle rose, ripensare il business e le strategie del mercato, nonché concentrarsi sullo sviluppo dei talenti delle giovanili.

Anche la tv tira i remi in barca

Con gli stadi chiusi e gli incassi da merchandising in caduta libera per la recessione che sta colpendo i consumatori, si sperava in un sostegno ai conti dei club dalle tv. In realtà anche da questo fronte non arrivano notizie incoraggianti. L’Uefa ha appena concluso la gara per i diritti Champions relativi alle stagioni 2021/24. La discesa in campo di Amazon aveva creato grandi aspettative, ma alla fine l’incasso sarà del 20% in meno rispetto al triennio che si concluderà in estate, con un totale di 740 milioni.

L’Inter valuta il Piano B

Così, mentre per la Juventus si avvicina la data del 24 febbraio, quando si alzerà il velo sulla semestrale, dalla quale è attesa un’impennata del debito in area 600 milioni di euro, il Milan sta faticando più del previsto a rinnovare i contratti di Ibrahimovic, Donnarumma e Chalhanoglu, che potrebbero quindi lasciare a fine stagione senza introiti per il club rossonero.

La situazione più complicata tra le grandi riguarda però l’Inter, che i cinesi di Suning hanno da tempo messo in vendita per fronteggiare il calo del business e seguire i diktat del governo di Pechino. Accanto alla possibilità di lasciare ai fondi di private equity (in testa resta sempre BC Partners, davanti a EQt e Mubadala), si sta facendo strada un Piano B: un prestito da 150-200 milioni di euro per risolvere gli attuali problemi di liquidità e gestire le spese di gestione per quest’anno. Una mossa simile a quella intrapresa in passato da Yonghong Li al Milan, il quale non riuscì poi a onorare il debito e dovette lasciare il club al suo finanziatore, il fondo statunitense Elliott.

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