Che cosa fanno (veramente) le 10 persone più ricche del mondo per combattere i cambiamenti climatici

Jeff Bezos miliardari clima
(foto Paul Morigi/Getty Images for Amazon)
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Questo articolo di Sofia Lotto Persio e David Dawkins è apparso su Forbes.com.

Le persone più ricche del mondo non sono mai stati così ricche e la loro impronta ecologica si è espansa di conseguenza. Alcuni di questi super ricchi sono attivamente coinvolti nella lotta ai cambiamenti climatici, mentre altri non più di tanto.

Un recente rapporto delle Nazioni Unite ha riscontrato che l’1% della popolazione mondiale genera il 15% delle emissioni. “I ricchi hanno le maggiori responsabilità in quest’ambito”, sottolinea il report, in riferimento al cambio di comportamento dei consumatori che privilegiano un basso consumo di energia ricavata da combustibili fossili. “Questa élite deve ridurre la sua impronta di trenta volte per rimanere all’interno degli obiettivi stabiliti dall’accordo di Parigi”, ha aggiunto.

Che cosa stanno facendo, quindi, i più ricchi dei ricchi, la top 10 dei patrimoni individuali al mondo, per aiutare il mondo a evitare le peggiori conseguenze del cambiamento climatico, attraverso la loro influenza personale o quella delle loro aziende?

È un quadro eterogeneo. Mentre Jeff Bezos ha fatto grandi promesse – 10 miliardi di dollari per il clima e miliardi per ridurre l’impronta ecologica di Amazon – in realtà ha appena cominciato a tradurle in pratica. Bill Gates è pesantemente coinvolto sull’argomento e ha scritto un libro intitolato Clima. Come evitare un disastro che è stato pubblicato lo scorso febbraio. Il ceo di Tesla, Elon Musk, ha spinto molte case automobilistiche a iniziare a fare auto elettriche ed è molto conosciuto per le sue dichiarazioni sul cambiamento climatico. Warren Buffett rimane ancora contrario alla divulgazione del rischio climatico associato a Berkshire Hathaway.

È più probabile che le aziende si impegnino pubblicamente sul tema della sostenibilità di quanto i miliardari non esprimano personalmente. Diverse hanno sottoscritto la Science Based Targets initiative (SBTi), un’alleanza di organizzazioni internazionali come lo United Nations Global Compass che supporta e valuta in modo indipendente gli impegni aziendali per fissare obiettivi di zero emissioni di carbonio. Gli esperti prevedono che il raggiungimento di tali obiettivi impedirebbe un aumento della temperatura globale di oltre 1,5 gradi Celsius. L’SBTi ha fissato due scadenze: in primo luogo, dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030, seguito dal raggiungimento di zero emissioni nette di carbonio entro il 2050. Le aziende hanno due anni per presentare i loro obiettivi una volta che si impegnano con SBTi.

Gli investimenti di questi miliardari, le iniziative filantropiche e le opinioni personali completano il quadro dei loro impegni in tema di sostenibilità ed emissioni zero. Qui di seguito troverete un approfondimento sulle 10 persone più ricche e su cosa fanno (effettivamente) in tema di sostenbilità. (Patrimoni netti aggiornati al 21 aprile 2021).

#1 Jeff Bezos

Jeff Bezos (Jim Watson/Afp via Getty Images)

Patrimonio: 194,4 miliardi di dollari

Fonte di ricchezza: Amazon

Impegni con l’SBTi? Sì, ma nessun obiettivo è stato ancora dichiarato. In compenso Amazon ha lanciato la sua iniziativa, The Climate Pledge.

La persona più ricca del pianeta non si è tirata indietro negli ultimi anni sul fronte degli impegni per affrontare il cambiamento climatico, che si tratti del Climate Pledge di Amazon, cofondato con il gruppo Global Optimism, o del suo Bezos Earth Fund. Il Climate Pledge, che è stato firmato finora da altre 104 società, mira a raggiungere zero emissioni nette di carbonio entro il 2040

Amazon ha inoltre stanziato 2 miliardi di dollari un Climate Fund da 2 miliardi di dollari, da investire nelle nuove tecnologie necessarie a costruire un’economia a zero emissioni. L’azienda afferma di essere il più grande compratore di energia rinnovabile del mondo e ha fissato obiettivi interni, come l’utilizzo di 100mila veicoli elettrici per le consegne entro il 2030 e il supporto alle tecnologie per la riduzione delle emissioni di carbonio nel cloud computing. Ma i suoi obiettivi di sostenibilità non sono stati ancora presentati ad altre organizzazioni ombrello come l’SBTi, con cui si è impegnata nel maggio del 2020.

L’ultimo report di sostenibilità di Amazon, datato giugno 2020, offre un assaggio della sfida alle emissioni di carbonio che il colosso dell’e-commerce sta affrontando: mentre l’azienda ha continuato a crescere nel 2019 (i ricavi sono aumentati del 22%), altrettanto ha fatto la la sua impronta ecologica (+15 %).

Amazon ha scelto una metrica differente per calcolare il suo impatto ecologico, chiamato “carbon intensity”, intensità di carbonio, che misura l’equivalente di anidride carbonica associata a ciascun dollaro di vendite lorde di merce. Amazon dichiara che, nel 2019, la sua intensità di carbonio è diminuita del 5% rispetto al 2018. “L’intensità delle emissioni può essere utile per provare a evidenziare l’azione climatica anche quando un business si sta espandendo”, dice a Forbes Dave Reay, professore di carbon management and education all’università di Edimburgo, che poi però aggiunge: “Ma può essere anche utilizzato per nascondere la propria inazione. In ultima analisi, quello che più conta è quanto la nostra atmosfera vede: meno carbonio o più carbonio a livello globale”.

A livello personale, nel 2016 Bezos si è unito a un gruppo di una ventina di investitori di alto profilo, guidato da Bill Gates, nel lancio di Breakthrough Energy Ventures, che è stato istituito con l’obiettivo di investire almeno 1 miliardo di dollari in aziende che sviluppano nuove tecnologie a emissioni zero.

Bezos ha inoltre annunciato lo scorso anno il suo Bezos Earth Fund da 10 miliardi di dollari, oltre a rivelare a novembre di aver dato a 16 gruppi che lavorano sui cambiamenti climatici un totale di 790 milioni di dollari in donazioni: circa lo 0,4% del suo attuale patrimonio netto di 194,4 miliardi di dollari. I cinque gruppi che hanno ricevuto la maggior parte delle donazioni (cento milioni ciascuno) sono organizzazioni non profit ben consolidate che lavorano nei settori della sostenibilità e dell’ambiente: il World Wildlife Fund, il World Resource Institute, il Natural Resources Defense Council, The Nature Conservancy e l’Environmental Defense Fund.

#2 Bernard Arnault

Bernard Arnault (Pascal Le Segretain/Getty Images)

Patrimonio: $179.9 billion

Fonte di ricchezza: Lvmh

Impegni con l’SBTi?  Sì, nel febbraio 2020, nessun obiettivo prefissato.

Arnault è il re del lusso: ha costruito con Lvmh un impero da 75 brand che va da Louis Vuitton a Givenchy e comprende gioielleria, moda, bevande, cosmetica e perfino un costruttore di yacht. Tutti settori che hanno di fronte complesse sfide sul fronte della sostenibilità.

Lvmh parla spesso con una voce unica sul fronte della sostenibilità, attraverso il suo programma Lvmh Intiatives For the Environment (Life), ribattezzato “Life 360” a dicembre, quando ha rivelato obiettivi come il raggiungimento del 100% di utilizzo di energie rinnovabili e l’eliminazione della plastica vergine di origine fossile per i suoi imballaggi entro il 2026. Nel 2017 Lvmh si è impegnata a raggiungere una riduzione del 25% delle sue emissioni entro il 2020. Un obiettivo che afferma di avere non solo raggiunto, ma anche superato, con una riduzione del 37%.

Lvmh ha rifiutato di aderire al Fashion Pact, guidato dal suo rivale Kering, che impegna i firmatari a implementare i principi dell’U.N. Fashion Charter, ovvero di raggiungere il 25% di impiego di materiali a basso impatto entro il 2025, l’utilizzo nelle proprie operazioni del 50% di energie rinnovabili entro il 2025 e del 100% entro il 2030. Arnault ha detto che questi obiettivi non hanno senso per il business di Lvmh, per poi aggiungere che “noi preferiamo passare all’azione più che stringere patti”.

Arnault ha investito anche in brand della moda come Hermés e nella catena di supermercati Carrefour, entrambi firmatari del Fashion Pact di Kering. Hermés si è inoltre legata alla SBTi in dicembre, ma non ha ancora specificato i target che intende raggiungere. Carrefour invece ha aderito alla SBTi e stabilito i suoi obiettivi.

I contributi e impegni personali di Arnault per la sostenibilità non sono conosciuti. Un assaggio dell’atteggiamento dell’uomo più ricco d’Europa verso la sostenibilità si è intravisto nel 2019, quando ha criticato la giovane attivista Greta Thunberg, che si sarebbe “arresa completamente al catastrofismo”, per poi aggiungere: “Io preferisco le soluzioni positive che ci consentiranno di raggiungere una posizione più ottimista”.

#3 Elon Musk

Elon Musk Starlink
Elon Musk (foto Win McNamee/Getty Images)

Patrimonio: 175.5 miliardi

Fonte di ricchezza: Tesla, SpaceX

Impegni con l’SBTi? Nessuno.

Elon Musk ha ottenuto per la prima volta lo status di miliardario nel 2012, grazie alla sua partecipazione nell’azienda di auto elettriche Tesla e nel fornitore di energia solare SolarCity, due aziende che offrono un’alternativa ai combustibili fossili. Musk ha anche usato la sua influenza per sostenere una tassa sul carbonio (che gli Stati Uniti non esiste) e per denunciare il negazionismo climatico. Inoltre, ha lasciato un ruolo di consulente alla Casa Bianca dopo che il presidente Trump ha deciso di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.

Il primo rapporto sull’impatto ecologico di Tesla è arrivato nel 2019. Rendeva conto delle sue emissioni globali dirette e indirette di carbonio del 2017, concentrandosi su come Tesla ottiene risparmi energetici ed evita gli sprechi piuttosto che fissare obiettivi. Alcuni commentatori, come il collaboratore di Bloomberg Opinion David Fickling, hanno recentemente criticato la società per non aver divulgato adeguatamente le sue emissioni e il suo consumo energetico, oltre a non avere riconosciuto che l’impatto ecologico è in espansione.

La riduzione del carbonio è comunque nei pensieri di Musk. A febbraio, infatti, ha promesso 100 milioni di dollari all’organizzazione senza scopo di lucro XPrize, per dare il via a un concorso di quattro anni – che ha aperto le iscrizioni il 22 aprile – dedicato alla ricerca di soluzioni per “raggiungere collettivamente l’obiettivo della rimozione di 10 gigatoni all’anno di carbonio entro il 2050”.

La donazione proviene da Musk e dalla sua fondazione, le cui operazioni sono segrete: il suo sito web non è altro che una semplice pagina html che elenca cinque aree di interesse, tra cui “ricerca e difesa delle energie rinnovabili” (L’anno scorso Forbes ha analizzato le donazioni filantropiche di Musk sulla base delle dichiarazioni fiscali fatte dalla sua fondazione).

Parte delle iniziative filantropiche di Musk sono molto conosciute. Nel 2018, Musk ha difeso un contributo di 38.900 dollari ai politici repubblicani affermando che era solo lo 0,5% di quanto aveva donato al gruppo ambientalista Sierra Club.

Some of Musk’s philanthropy was well publicized. In 2018 Musk defended a $38,900 contribution to Republican politicians by stating it was “0.5%” of what he donated to the Sierra Club environmental group.

#4 Bill Gates

Bill Gates
Bill Gates (foto Jack Taylor/Getty Images)

Patrimonio: 130.4 miliardi

Fonte di ricchezza: Microsoft, investmenti

Impegni con l’SBTi? Sì, Microsoft ha fissato i suoi obiettivi a settembre 2019. Intende servirsi del 100% di elettricità da fonti rinnovabili fino al 2030, oltre a ridurre l’intensità delle emissioni di gas serra per unità di fatturato del 30%  rispetto ai livelli del 2017, entro il 2030. Microsoft è anche firmataria del Climate Pledge di Amazon.

Gates avrà pure perso il suo posto di persona più ricca del mondo negli ultimi anni, ma di sicuro è uno dei miliardari più attivi al mondo quando si tratta di investimenti e filantropia in tema di cambiamenti climatici: ha persino scritto un libro bestseller su questo argomento, Clima. Come evitare un disastro.

La società che ha reso Gates un miliardario, Microsoft, è stata al passo con gli sforzi di sostenibilità del suo co-fondatore, fissando uno degli obiettivi climatici più ambiziosi del mondo tecnologico: diventare carbon negative entro il 2030, vale a dire rimuovere più carbonio dall’atmosfera di quanto ne crei l’azienda. Se ciò non bastasse, Microsoft mira a cancellare entro il 2050 la sua storica impronta ecologica, “rimuovendo tutto il carbonio che l’azienda ha emesso direttamente o tramite il consumo elettrico da quando è stata fondata nel 1975” (Gates si è dimesso dal consiglio di amministrazione di Microsoft nel marzo 2020).

Mentre i leader mondiali negoziavano l’accordo di Parigi, nel 2015 Gates ha impegnato 2 miliardi di dollari del suo patrimonio in sforzi per affrontare il cambiamento climatico. Nello stesso anno, ha anche radunato altri leader aziendali come Bezos e Mark Zuckerberg per lanciare la Breakthrough Energy Coalition. Il suo braccio di investimenti in tecnologie a zero emissioni di carbonio, Breakthrough Energy Ventures, è stato lanciato l’anno successivo con un budget di 1 miliardo di dollari. Finora ha investito in 40 società e ha raccolto un ulteriore miliardo di dollari lo scorso gennaio. All’inizio di quest’anno, Gates ha dichiarato a Forbes che impegnerà altri 2 miliardi per le tecnologie a zero emissioni di carbonio nei prossimi cinque anni.

#5 Mark Zuckerberg

Mark Zuckerberg Facebook
Mark Zuckerberg (foto Justin Sullivan/Getty Images)

Patrimonio: 110.3 miliardi

Fonte di ricchezza: Facebook

Impegni con l’SBTi? Sì, Facebook ha aderito nel settembre del 2020, ma non ha ancora precisato i suoi obiettivi.

Proprio in corrispondenza con la Giornata della Terra, Facebook ha annunciato di aver raggiunto l’impatto zero per quanto riguarda le sue emissioni e l’energia che acquista, oltre a essere al lavoro per raggiungere quota zero emissioni per le attività indirettamente collegate a Facebook – come i viaggi di lavoro – entro il 2030. Facebook ha inoltre dichiarato di riconoscere le iniziative della SBTi, alla quale ha aderito lo scorso settembre, anche se non ha ancora presentato i suoi obiettivi.

In tema di sostenibilità, Facebook concentra i suoi forzi soprattutto sulle energie rinnovabili. La società si vantava di essere il più grande acquirente aziendale di energia rinnovabile nel 2019, salvo essere battuta in seguito, prima da Google e poi da Amazon, attuale detentore del record. Afferma però di prevedere investimenti in “progetti di rimozione del carbonio e basati su soluzioni naturali”.

I recenti sforzi di Facebook per combattere la disinformazione sulla sua piattaforma social – un’inversione a “u” di Zuckerberg, che in precedenza aveva rifiutato il ruolo di factchecker – includeranno anche la questione del cambiamento climatico, attraverso una nuova sezione dedicata a sfatare i miti in questo campo.

A livello personale, Zuckerberg ha dichiarato nel 2015 di sostenere la Breakthrough Energy Coalition di Gates, ma non è chiaro quanto effettivamente abbia contribuito. Nello stesso anno, lui e sua moglie Priscilla Chan hanno fondato la Chan Zuckerberg Initiative (Czi), una società a responsabilità limitata che ha scopi di beneficenza, a cui hanno promesso il 99% delle loro azioni di Facebook.

La Chan Zuckerberg Initiative ha finora impegnato poco più di 2 miliardi di dollari in vari progetti. Nessuna delle aree di interesse della fondazione si occupa in modo specifico del cambiamento climatico, ma la sostenibilità fa parte delle priorità di alcuni dei loro beneficiari. L’iniziativa TransForm della California, che si concentra sulla promozione di comunità sostenibili che non dipendono dai veicoli a motore per il trasporto, ha ricevuto 725 mila dollari da Czi tra il 2018 e il 2021.

#6 Warren Buffett

Warren Buffett
Warren Buffett (Getty Images)

Patrimonio: 104.6 miliardi

Fonte di ricchezza: Berkshire Hathaway

Impegni con l’SBTi? No.

Per qualcuno conosciuto come “l’Oracolo di Omaha”, la sua previsione del 2015, contenuta in una lettera agli azionisti di Berkhshire Hathaway, circa la possibilità che le catastrofi climatiche potessero aumentare i profitti per gli assicuratori, con non è risultata molto azzeccata: i riassicuratori hanno pagato un conto da 100 miliardi nel solo 2020 per una serie di catastrofici incendi, uragani e inondazioni.

Nella stessa lettera, Buffett ha sottolineato l’impegno dell’azienda per le energie rinnovabili a sostegno dell’accordo di Parigi. Ma quando è arrivata la proposta di creare un report sul rischio climatico associato al suo business, Buffett si è opposto categoricamente. “Quando pensi solo come azionista di un importante assicuratore, il cambiamento climatico non dovrebbe essere nella lista delle tue preoccupazioni”, ha scritto Buffett. Il professore della Ross School of Business dell’Università del Michigan Thomas P Lyon ha scritto sul Guardian che il ragionamento di Buffett aveva dei difetti. Gli azionisti hanno tuttavia votato contro la proposta.

Nei sei anni successivi, l’atteggiamento di Buffett nei confronti dei cambiamenti climatici e della rendicontazione non è cambiato: si oppone alla nuova proposta degli azionisti di riferire sugli impatti climatici della sua attività. Documenti ufficiali di Berkshire Hathaway riferiscono che il board “è unanimemente favorevole a un voto contro la proposta”, con la lettera di Buffett del 2015 citata come uno dei motivi dell’opposizione.

#7 Larry Ellison

Patrimonio: 101.3 miliardi

Fonte di ricchezza: Oracle

Impegni con l’SBTi? No.

La società di software di Ellison ha una posizione chiara sulla sostenibilità: “Oracle riconosce che il business sostenibile è un buon business”, afferma con orgoglio la sua pagina web sulla sostenibilità, oltre a mostrare gli obiettivi di sostenibilità dell’azienda, che non sono stati sottoposti a SBTi, e i progressi finora raggiunti.

Ellison si è dimesso dalla carica di ceo nel 2014, ma è rimasto presidente e chief technology officer. Alcuni dei suoi hobby, come la vela, offrono uno scorcio sulla sua filosofia riguardo al tema della sostenibilità. Ellison ha lanciato la gara di catamarani SailGP nel 2018. Attualmente valutato 200 milioni, ha adottato lo slogan “powered by nature” per sottolineare il suo impegno a essere alimentata al 100% da fonti di energia rinnovabile entro il 2025.

Ma il progetto più ambizioso di Ellison consiste nella trasformazione dell’isola hawaiana di Lanai, acquistata nel 2012 per 300 milioni di dollari, in un’utopia di energia pulita e benessere. A Lanai ha fondato la società di wellness Sensei, che ha lanciato una spa da 3mila dollari a notte chiamata Sensei Retreat e serre idroponiche a energia solare chiamate Sensei Farms. Le fattorie sono scollegate dalla rete e completamente alimentate da energia solare, cosa che Ellison aspira ad applicare all’isola nel suo complesso.

Ellison ha chiuso la sua fondazione filantropica lo scorso anno, avendo concentrato la maggior parte delle sue donazioni su istruzione e assistenza sanitaria. Il suo ultimo obiettivo è stata la pandemia da Covid-19. “La filantropia è la definizione di non sostenibile“, ha detto a Forbes lo scorso aprile. “Il business è la definizione di sostenibile”.

#8, #9 Larry Page and Sergey Brin

Larry Page Sergey Brinn
Larry Page e Sergey Brin (Photo by Michael Nagle/Getty Images)

Patrimonio: 98.9 miliardi e 95.9 miliardi

Fonte di ricchezza: Google

Impegni con l’SBTi? No.

Fondata con il motto “non essere cattivo”, Google è stata una delle prime grandi aziende a impegnarsi per la carbon neutrality, annunciando nel 2009 che le emissioni di anidride carbonica del 2007 e parte di quelle del 2008 erano state neutralizzate attraverso l’acquisto di “sistemi di alta qualità per compensare le emissioni di carbonio”. Da allora Google ha creato una nuova società madre, Alphabet. Dal 2017, Alphabet afferma di acquistare la sua energia da fonti rinnovabili. L’ultimo obiettivo che la società si è prefissata è far funzionare i propri data center e campus con energia priva di emissioni di carbonio 24 ore su 24, 7 giorni su 7, entro il 2030.

I cofondatori di Google si sono espressi apertamente sui loro impegni per la sostenibilità, anche se talvolta questo ha causato polemiche. Come nel 2014, quando hanno lasciato un gruppo di lobbisti per il libero mercato, l’American Legislative Exchange Council, per i sui suoi legami con il negazionismo sul cambiamento climatico. Page e Brin, tuttavia, sono stati molto criticati nel 2019 per un ritiro segreto di tre giorni organizzato in Italia – che secondo alcune fonti è costato loro 29 milioni di dollari – a cui molti ospiti importanti invitati a discutere del cambiamento climatico sono arrivati con jet privati.

Al di fuori di Alphabet, i cofondatori hanno interessi commerciali simili ma separati nelle tecnologie innovative. Page ha investito nella startup mineraria di asteroidi recentemente smantellata Planetary Resources e nelle società di auto volanti Kitty Hawk e Opener. Brin, invece, a quanto si dice è stato impegnato negli ultimi quattro anni a investire milioni di dollari nella segreta startup Lta Research, la cui missione è costruire un dirigibile alimentato a idrogeno ed elio da dispiegare in zone colpite da disastri.

#10 Françoise Bettencourt Meyers

Francoise Bettencourt-Meyers (a destra) insieme alla mamma Liliane Bettencourt scomparsa nel 2017.(Photo by Pascal Le Segretain/Getty Images)

Patrimonio: 81,6 miliardi.

Fonte di ricchezza: L’Oréal.

Impegni con l’SBTi? Sì, nell’aprile 2018 l’Oréal si è impegnata a ridurre le proprie emissioni di gas serra del 25% rispetto ai livelli del 2016 entro il 2030, riducendo in particolare del 100% le emissioni assolute dei suoi stabilimenti entro il 2025.

La donna più ricca del mondo è anche tra le più restie a farsi pubblicità. Una cosa forse prevedibile, se si pensa che per anni è stata coinvolta in uno scandalo pubblico, il cosiddetto Bettencourt Affair, innescato da una sua causa contro un fotografo che aveva ricevuto quasi 1 miliardo di dollari in regali da sua madre nel corso degli anni.

L’azienda di cui possiede una quota del 33%, il colosso dei cosmetici L’Oréal, si è impegnata pubblicamente a ridurre le emissioni. Nel 2018, si è impegnata a ridurre le sue emissioni assolute di gas a effetto serra del 25% rispetto ai livelli del 2016, entro il 2030. Ha inoltre fissato la stessa scadenza per utilizzare una quota del 95% di ingredienti derivati da “fonti vegetali rinnovabili, minerali abbondanti o processi circolari” invece che dal petrolio, oltre a garantire che il 100% delle formule siano “rispettose dell’ambiente acquatico”. Bettencourt Meyers ha presumibilmente dato il via libera a questo sforzo, in quanto membro del consiglio del comitato per la strategia e lo sviluppo sostenibile di L’Oréal.

Betterncourt Meyers è anche presidente della fondazione di famiglia, che non si concentra sulla sostenibilità o sul cambiamento climatico, ma è focalizzata invece su “arti, scienze della vita e una società inclusiva”. Il veicolo d’investimento della famiglia, Tethys, condivide anche un focus su sanità e scienze della vita: finora, però, non è stato riferito di investimenti su progetti di sostenibilità o cambiamento climatico.