Bill Gates sta investendo in queste startup cleantech per aiutare a salvare il pianeta

Bill Gates
Bill Gates (Al Bello – Getty Images)
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Articolo scritto da Kenrick Cai apparso su Forbes.com

Breakthrough Energy Ventures, guidata da Gates, che conta altri 24 miliardari come investitori, ha investito denaro in circa 40 startup che stanno sviluppando tecnologie per l’energia pulita in diversi campi, dall’estrazione del litio alla produzione di acciaio.

Quattro anni fa, Bill Gates ha lanciato un fondo da 1 miliardo di dollari, chiamato Breakthrough Energy Ventures, che ha riunito più di 20 (ora 28) investitori con idee simili per finanziare ricerche scientifiche e scoperte che abbiano il potenziale per fornire energia pulita economica e affidabile al mondo. L’obiettivo finale è portare sul mercato nuove tecnologie a emissioni zero.

Da allora, ha sostenuto dozzine di startup che sviluppano innovazioni tecnologiche green, che vanno dalla sostituzione dei fossili con equivalenti privi di carbonio all’invenzione di alternative alla carne. “Ci concentriamo solo sugli investimenti che avranno un effetto sostanziale sul cambiamento climatico”, ha detto Gates a Forbes all’inizio di quest’anno. Finora una delle startup sostenute è diventata pubblica tramite SPAC: il produttore di batterie al litio metallico allo stato solido QuantumScape, che non ha ancora iniziato a vendere le sue batterie. Alcune delle innovazioni in materia di energia pulita in cui Breakthrough Energy Ventures investe sono i “moonshots”, e la tecnologia potrebbe impiegare un decennio o più per svilupparsi. Ma trovare soluzioni è un imperativo. “Se vogliamo evitare un disastro climatico, dobbiamo passare da 51 miliardi di tonnellate di gas serra a zero in soli 30 anni”, afferma il gruppo sul suo sito web.

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Il fondo ha raccolto un altro miliardo di dollari all’inizio di quest’anno per finanziare più startup, con Gates come il più grande investitore. Alcuni degli altri 24 sostenitori miliardari includono il magnate indiano Mukesh Ambani, il fondatore di Amazon Jeff Bezos, il fondatore di Bloomberg LP Michael Bloomberg, il fondatore di Virgin Group Richard Branson, il cofondatore di Alibaba Jack Ma e il ceo del gigante dei fondi comuni di investimento Fidelity Abigail Johnson. Gates ha detto a Forbes a febbraio che avrebbe “investito almeno 2 miliardi di dollari” in più per le tecnologie a zero emissioni di carbonio nei prossimi cinque anni.

Forbes esamina cinque società di portafoglio di Breakthrough Energy che stanno costruendo soluzioni innovative per aiutare a salvare il pianeta.

Boston Metal: acciaio a basse emissioni di carbonio

Per migliaia di anni, l’acciaio è stato prodotto allo stesso modo: mescolare il minerale di ferro con il coke (un prodotto del carbone) e metterlo in un altoforno. Il risultato è un prodotto ad alto tenore di carbonio, che viene poi messo in una fornace, dove il carbonio viene bruciato per diventare acciaio. L’intero processo si traduce in emissioni di carbonio significative (la produzione di acciaio rappresenta il 7% di tutti i gas serra ogni anno), che Boston Metal promette di eliminare attraverso un metodo chiamato “elettrolisi dell’ossido di metallo”. Questa nuova tecnologia utilizza celle elettrolitiche piuttosto che un altoforno e l’elettricità piuttosto che il carbonio, emettendo infine ossigeno invece di anidride carbonica.

La produzione di acciaio basata sull’elettricità è stata dimostrata per la prima volta dai ricercatori del MIT all’inizio degli anni 2010, portando alla creazione di Boston Metal come società derivata. Secondo Pitchbook, la società ha chiuso un round di finanziamento di 50 milioni di dollari all’inizio di quest’anno che lo ha valutato a 165 milioni di dollari. L’amministratore delegato di Boston Metal, Tadeu Carneiro, ha detto che intende utilizzare i fondi per fare funzionare l’impianto pilota dell’azienda ininterrottamente entro la fine del 2022. Successivamente, Carneiro spera di costruire il primo impianto industriale di Boston Metal entro il 2024 e iniziare la produzione commerciale l’anno successivo.

Lilac Solution: estrazione del litio ottimizzata in laboratorio

Per alimentare il numero crescente di veicoli elettrici in tutto il mondo, le case automobilistiche hanno bisogno di batterie agli ioni di litio. La maggior parte del litio nel mondo si trova nelle salamoie, che sono depositi di acqua salata che si trovano principalmente nei deserti. La società di estrazione del litio Lilac Solutions introduce una tecnologia proprietaria che sostituisce il vecchio processo di estrazione del litio ad alta intensità di acqua con un nuovo metodo che utilizza sfere di scambio ionico e molta meno acqua. Il cofondatore e ceo Dave Snydacker afferma che la tecnologia di Lilac è più veloce ed economica dei metodi esistenti. “Dobbiamo portare quelle salamoie in produzione”, dice. “Altrimenti, tutte le promesse che i produttori di veicoli elettrici come GM, Volkswagen e Tesla hanno fatto per il futuro elettrico al 100%, non saremo in grado di raggiungerle”.

Lilac lavora con i proprietari delle risorse – produttori di litio legacy, compagnie petrolifere e del gas che cercano di entrare nel mercato e piccoli sviluppatori – progettando i sistemi di estrazione che utilizzano per i progetti. Le salamoie vengono immesse in una vasca riempita di piccole perle che, attraverso un processo di scambio ionico, sono in grado di assorbire il litio. La startup con sede a Oakland ha progetti in corso in Cile, Argentina e Stati Uniti – le Americhe sono la sua principale area di interesse – così come in Europa e Asia.

Pachama: AI per arginare la deforestazione

L’imprenditore Diego Saez Gil ha fondato due startup di viaggi prima di decidere di cambiare marcia con Pachama. Nato vicino alle foreste dell’Argentina, Saez Gil ha avuto l’idea per la nuova azienda dopo aver intrapreso un viaggio sabbatico attraverso il Sud America, dove ha visto una significativa deforestazione. Pachama funge da piattaforma simile a Zillow, che consente alle aziende di acquistare crediti di carbonio per finanziare il rimboschimento, che a sua volta aumenterà la quantità di carbonio catturata dagli alberi. L’azienda riceve una commissione per ogni credito di carbonio venduto. “Sto parlando con molti amministratori delegati di grandi aziende tecnologiche e tutti vedono l’urgenza”, dice. “Tutti stanno iniziando ad agire”.

Pachama incorpora l’intelligenza artificiale come strumento di monitoraggio per analizzare i suoi progetti di rimboschimento con l’aiuto di organizzazioni come la Nasa che forniscono dati Lidar satellitari (raccolti facendo rimbalzare i laser sugli oggetti), che genera scansioni 3D rilevando la distanza di un oggetto dalla telecamera. La tecnologia Lidar, utilizzata anche nelle auto a guida autonoma, consente la creazione di una mappa dettagliata di un’area che Pachama analizza attraverso algoritmi che prevedono il numero di alberi e la quantità di carbonio in una data porzione di foresta. “L’occhio umano non poteva saperlo”, osserva Saez Gil. La startup attualmente concentra la maggior parte dei suoi progetti negli Stati Uniti, in Messico e nella foresta pluviale amazzonica, dove sono disponibili i migliori dati Lidar. È stato tra le numerose startup di tecnologia verde con il sostegno del colosso dell’e-commerce Amazon che Jeff BEzos ha fatto il nome nella sua lettera del 2020 agli azionisti; Bezos è anche un investitore di Breakthrough Energy.

ZeroAvia: aerei a idrogeno

Un’altra società menzionata nella lettera di Bezos, ZeroAvia, sta costruendo motori a emissioni zero per gli aerei. Il suo piano per eliminare la combustione di combustibili fossili alimentando gli areoplani con motori a celle di idrogeno ha attirato sovvenzioni e finanziamenti dal governo del Regno Unito e dalla British Airways che lo hanno portato a una valutazione di 150 milioni di dollari, secondo Pitchbook. Il sostegno britannico ha spinto la startup a costruire una seconda struttura a Cranfield, in Inghilterra, accanto al quartier general di Hollister, in California. “Speriamo di avere il nostro primo prodotto, un aereo da 20 posti, in uso commerciale in circa tre anni”, afferma il fondatore e ceo Val Miftakhov. Molto più avanti, ZeroAvia prevede il 2040 come obiettivo per un motore a celle di idrogeno. “L’aviazione è il segmento dei trasporti in più rapida crescita; le emissioni stanno diventando proporzionalmente sempre più grandi”, dice Miftakhov. “Quello che mi preoccupa è che se non risolviamo nell’industria aeronautica, i governi verranno e diranno ‘ok, non puoi più volare’”.

Arnergy: i “generatori” solari modulari per l’Africa.

Mentre la maggior parte delle società nel portafoglio di Breakthrough Energy si trova negli Stati Uniti, Arnergy opera a Lagos, in Nigeria. In Nigeria, come altrove nell’Africa subsahariana, la rete elettrica è spesso inaffidabile e le interruzioni di corrente non sono rare. Arnergy affitta e vende quelli che chiama sistemi a energia solare: ingombranti apparati delle dimensioni di un armadietto su ruote dotati di pannelli solari e batterie che servono essenzialmente come generatori a energia solare. L’attrezzatura tecnica è accompagnata da una piattaforma software che consente ai clienti di monitorare e controllare il proprio consumo energetico in tempo reale. “Qui, non è solo un fatto di far bene al clima, è anche una cosa che fa bene alle tasche”, afferma il ceo Femi Sdeyemo. La soluzione per l’energia solare significa che negozi e banche possono rimanere aperti anche in caso di guasto della rete elettrica. Inoltre, afferma, i sistemi di Arnergy consentono alle aziende di paesi come la Nigeria di pagare per l’energia pulita allo stesso prezzo delle tradizionali fonti di combustibili fossili. “Ciascuno dei nostri sistemi modulari da 5 kilowatt sostituisce quotidianamente generatori diesel e benzina”, aggiunge Adeyemo, un ex ingegnere delle telecomunicazioni che ha deciso di avviare l’attività dopo aver visto come il Medio Oriente utilizzava l’energia solare per alimentare le torri di telecomunicazione. Arnergy vende sia a piccole imprese che a grandi data center aziendali e ha distribuito 600 sistemi a clienti che includono le filiali ngeriane di Citibank e KPMG, nonché il conglomerato industriale Dangote Group (guidato da Aliko Dangote, la persona più ricca d’Africa).