L’azienda vitivinicola dell’Alta Maremma che punta a un’agricoltura biodinamica

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Un’azienda vitivinicola sostenibile che nasce nel cuore dell’Alta Maremma, a Roccatederighi. Si chiama Ampeleia ed è condotta da un gruppo di giovani determinati, guidati dall’esperto di vignaiolo Marco Tait. Nasce dal sogno di alcuni imprenditori che, nel 2000, hanno immaginato un’azienda agricola biodinamica: venti anni prima di Farm to Fork, la strategia europea per armonizzare agricoltura, ambiente e salute del consumatore.

“Ampeleia parte da un sogno fatto in alta quota: rifugio Comici , 2153 metri ai piedi del Sassolungo”, racconta a Forbes.it Elisabetta Foradori, viticoltrice da generazioni. “Avevo già intrapreso la strada dell’agricoltura biodinamica nella mia azienda in Trentino  perché mi sentivo distaccata dalla terra e dalla natura. Allora decisi di riconnettere le mie vigne alle montagne di cui sono circondate”. 

Giovanni Podini, al vertice della Podini Holding spa, gruppo che opera in diversificati settori (alimentare, energetico, immobiliare e consulenza aziendale) rimase colpito da questa visione e decise di unirsi alla ricerca di un posto bello e non scontato, lontano dagli stereotipi che ruotano ancora attorno al mondo del vino, dove poter mettere in pratica la visione di Elisabetta. L’azienda ha scelto come casa un borgo medievale, in un territorio selvaggio e dalle caratteristiche uniche: “Abbiamo visto giusto, perché oggi le strade per un’agricoltura più sostenibile sono due: la rivoluzione tecnologica o il ritorno alla natura profonda, e noi abbiamo scelto questa seconda strada”.

Ampeleia oggi è un’azienda vinicola con 120 ettari di terra, di cui 35 a vigneto. I suoi vini, prodotti in 300mila bottiglie l’anno, sono apprezzati in Italia e all’estero, dove sono presenti in 5 continenti e in oltre 25 nazioni. Tait spiega così la filosofia di Ampeleia : “Ci sentiamo ospiti e custodi di un territorio. E come tali abbiamo l’obbligo morale di lasciare questa terra migliore di come l’abbiamo trovata”.

Più che altrove, c’è una sinergia indissolubile tra il vino di Ampeleia e il luogo in cui nasce. La correlazione tra vitigno e terreno è un connubio unico, frutto di sperimentazioni e scelte audaci perseguite nel tempo. In questa porzione del Parco Nazionale delle Colline Metallifere (Patrimonio Unesco), le vigne della tenuta crescono su altitudini, suoli e microclimi diversi, tra il mare e la montagna. Un’area affascinante punteggiata di borghi medievali, ma soprattutto con un interesse geologico eccezionale per ricchezza e varietà. In questo luogo di contrasti e di grande energia, si sviluppa il percorso di Ampeleia.

L’approccio biodinamico è alla base della filosofia ampeleiana: una scelta apparentemente folle su una tale estensione di terreno, che però oltre al vigneto ben si bilancia con bosco, libero pascolo, grano, oliveto, orto. La tenuta sotto la guida di Tait è dunque diventata un laboratorio a cielo aperto per tutto il team. “Abbiamo la fortuna di vivere e lavorare in un luogo pieno di diversità e ricco di vita”, spiega Marco, “Recentemente durante il dibattito in Senato che ha preceduto l’approvazione della legge italiana sull’agricoltura biologica, qualcuno ha etichettato le pratiche biodinamiche come pittoresche perché non supportate da prove scientifiche. Noi, invece, pensiamo che il biologico rappresenti il livello minimo per iniziare a parlare di uso sostenibile delle risorse della terra. Siamo in un epoca di grandi trasformazioni e anche l’Europa, con la strategia Farm to Fork, ha preso atto che forse abbiamo un problema coi pesticidi e sta mettendo in discussione le certezze di chi crede che  la farmacologia agraria sia l’unico mezzo per coltivare la terra”.

Ampeleia si impegna a essere anche una comunità educante, per questo da due anni collabora al progetto Cambium di Adriano Zago che promuove la divulgazione dell’agricoltura e viticoltura biodinamica e la formazione di giovani produttori e professionisti. Per il prossimo appuntamento (novembre 2021) Ampeleia verrà indicata come case study per la tematica della Geoenologia: geologia e viticoltura al tempo dell’analisi geosensoriale. Un corso innovativo nel quale importanti professionalità legate alla geologia, al giornalismo e alla viticoltura biodinamica, dialogheranno tra loro condividendo esperienze sia in termini teorici che pratici.

Produrre i preparati autonomamente richiede lavoro di precisione, consapevolezza e studio, necessari per essere più vicini possibile a un sistema a ciclo chiuso dove tutto è vita e ne genera altra. Per questo circolano libere cinque mucche, le quali brucano l’erba delle vigne e producono il letame che si utilizza per i preparati da impiegare in biodinamica.

Intuito, esperienza e tenacia si sono tradotte nella scelta del Cabernet Franc quale vitigno simbolo, motore trainante che sprigiona il potenziale del terroir di Roccatederighi, dalle sue altezze alla mineralità del terreno. Vinificato in purezza diventa vino Ampeleia che dalla tenuta prende il nome e che è la prova effettiva della storia di Marco con questo vitigno. Grazie a un’altra sfida vinta, l’autoctono maremmano Alicante Nero è stato riportato nella sua terra ed è oggi l’espressione migliore dei vitigni mediterranei nel suolo caratteristico delle Colline Metallifere, vinificato in modo inaspettatamente elegante.