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28 maggio 2026

Questa startup utilizza l’intelligenza artificiale per trasformare gli archivi di cartamodelli in capi realmente producibili

Questo progetto digitale per il fashion genera file tecnici pronti alla produzione da disegni e dati aziendali, tra heritage e innovazione
Questa startup utilizza l’intelligenza artificiale per trasformare gli archivi di cartamodelli in capi realmente producibili

cartamodelli

Enzo Argante
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Enzo Argante

Uno strumento per grandi aziende di abbigliamento per creare – grazie a un’Ai personalizzata – direttamente dal loro archivio di cartamodelli. Si chiama fashioninsta.ai e si descrive in una frase: “È l’Ai che fa vestiti, non immagini”, spiega la fondatrice Silvia Szymczyk. “La distinzione non è secondaria. Nell’attuale panorama degli strumenti Ai applicati alla moda, la maggior parte si ferma alla visualizzazione: generano immagini convincenti, ma non producibili. Il problema è strutturale – senza cartamodello non si produce nulla. fashioninsta.ai parte da lì: genera modelli reali, file di taglio utilizzabili, pronti per la produzione”.

Dalla sample room all’AI: la visione di Silvia Szymczyk per la moda del futuro

Silvia Szymczyk ha passato anni nella sample room di Max Mara a cucire campioni — era il 2016, e già lavorava nella moda da oltre un decennio. Prima sarta, poi modellista. È lì, tra cuciture e vestibilità, che ha imparato quanto possa cambiare un capo spostando una linea di pochi millimetri. Da quella stanza è passata al 3d, e poi a guidare l’innovazione in Timberland/Vf, dove ha costruito le pipeline digitali e le librerie 3d adottate come standard su tutti i brand del gruppo. Un percorso che oggi rivendica con decisione. “Quasi tutti quelli che costruiscono strumenti Ai per la moda arrivano dal gaming o dal software, e non hanno mai messo le mani su un capo – dice -, io vengo dall’interno della stanza, ci ho passato anni. Ed è esattamente per questo che posso fare quello che sto facendo”.

Il cartamodello è solo il punto di partenza: “L’obiettivo è costruire un layer di intelligenza interno al ciclo di vita del prodotto: valutare la producibilità di schizzi e concept, calcolare costi e margini, generare schede tecniche, arrivare a cartamodelli pronti in ore invece che in settimane”, dice Szymczyk. “Il cuore del capo è la geometria e una volta che hai quella puoi collegare tutti i punti intorno”.

Dalla tutela del savoir-faire alla moda su misura: così l’Ai prova a preservare il patrimonio manifatturiero italiano

Tra le applicazioni più ambiziose c’è il made to order su larga scala – l’iper personalizzazione che il cliente del lusso cerca, ma che il ready-to-wear ha raramente saputo offrire. Un progetto su cui fashionista.ai sta già lavorando con una grande casa di moda italiana. C’è poi una questione che Szymczyk considera centrale, e che va oltre il business: “Il mestiere del modellista sta scomparendo. I giovani non lo vogliono fare, e con loro se ne va un sapere costruito in decenni, spesso mai scritto da nessuna parte. È un pezzo dell’heritage manifatturiero italiano che stiamo perdendo in silenzio. Il progetto vuole rispondere anche a questa esigenza: ogni azienda può allenare il modello sui propri metodi, sul proprio Dna trasformando una conoscenza che rischiava di andare in pensione in una risorsa permanente. Non sto sostituendo i modellisti. Li sto formando, e sto proteggendo quello che sanno fare”.

A questo si aggiunge un altro patrimonio spesso inutilizzato: gli archivi di modelli e dati accumulati per anni dalle aziende del settore. “È una miniera d’oro su cui stanno dormendo – dice Szymczyk –  noi puntiamo a ordinare e attivare quei dati, trasformandoli in capacità produttiva concreta”.

La startup si costruisce in stretta collaborazione con le aziende che già la utilizzano — è la loro operatività quotidiana a definire la roadmap. Intorno a questo progetto Szymczyk ha sviluppato una community di oltre 22.000 professionisti su LinkedIn, dove discute di 3d, Ai e sviluppo prodotto. “Ci sono voluti quindici anni per arrivare qui. Non avrei potuto costruire fashionista.ai dieci, cinque, nemmeno due anni fa. Serviva tutto: la sample room, il 3d, l’Ai, e il momento giusto. Adesso il momento giusto è arrivato”.

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