L’hockey, la moglie stilista e la botta in testa a Jeff Bezos: chi è Andy Jassy, il nuovo ceo di Amazon

Andy Jassy Amazon
Andy Jassy è il nuovo ceo di Amazon (foto Amazon Web Services)
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Uno dei primi incontri tra il vecchio e il nuovo amministratore delegato di Amazon avvenne su un campo da broomball (letteralmente, “palla-scopa”): uno sport imparentato con l’hockey, in cui i giocatori colpiscono una palla con manici di scopa e cercano di segnare nella porta avversaria. Nel 1997, i dipendenti di Amazon organizzarono una partita con strumenti poco ortodossi, presi dal garage di un vicepresidente. Tra questi c’era la pagaia per kayak con cui un neo-assunto di nome Andy Jassy colpì in testa Jeff Bezos.

L’incidente – raccontato da Brad Stone nel libro The Everything Store: Jeff Bezos and the Age of Amazon – non incrinò i rapporti tra il nuovo arrivato e il fondatore. A febbraio, Bezos ha infatti indicato proprio in Andy Jassy il suo successore come amministratore delegato. Una nomina diventata effettiva oggi, nel giorno del 27esimo anniversario della fondazione di Amazon.

Dall’aprile 2016, Jassy era amministratore delegato di Amazon Web Services, la divisione di cloud computing della società. Aws, scrive Forbes, “nel 2020 ha realizzato vendite per un totale di 45 miliardi di dollari, con un incremento del 30% rispetto all’anno precedente” e ha contribuito a “quasi il 60% del reddito operativo di Amazon”.

Chi è Andy Jassy

Nato il 13 gennaio 1968 a Scarsdale, la cittadina dello stato di New York dell’omonima dieta, Andy Jassy è diventato il re del cloud computing senza nemmeno essere un programmatore. Si è formato infatti alla Harvard Business School, dove ha ottenuto un Mba, e ha dovuto imparare l’informatica sul campo. “Non c’è algoritmo di compressione per l’esperienza”, ama ripetere.

Jassy entrò in Amazon nel 1997, anno della quotazione in Borsa. L’azienda contava allora qualche centinaio di dipendenti (oggi sono 1,3 milioni) e veniva da un anno da 15 milioni di dollari di fatturato (386 miliardi nel 2020). Nel 2016, quando lo indicò quale “Persona dell’anno”, il Financial Times gli dedicò un ritratto in cui descriveva il suo ruolo come “ombra di Jeff Bezos”: “Un ruolo a metà tra l’assistente tecnico e il capo dello staff”.

Secondo il FT, Jassy fu tra i promotori della nascita di Amazon Web Services, in una riunione del 2003 nella casa di Bezos a Seattle, sulle sponde del Lago Washington. A suo giudizio, “Aws poteva risolvere molti dei problemi degli ingegneri del software dell’azienda, che passavano troppo tempo a progettare infrastrutture per ciascun nuovo progetto”. “Era come se dovessero reinventare la ruota ogni volta”, disse Jassy. “Nulla di ciò che costruivano aveva un’applicazione al di là del progetto del momento”.

Uno dei punti di svolta nella storia di Aws arrivò nel 2012, quando Amazon batté Ibm per un contratto con la Cia. “Sotto la guida di Jassy”, scriveva Forbes nel febbraio 2021, “Aws è emersa come una forza quasi inarrestabile in un settore – quello del cloud computing – che vale 100 miliardi di dollari, in cui ha superato Google e Microsoft e ha conquistato grandi clienti”. Tra questi ci sono Zoom, Netflix e Espn.

La nomina

Oggi Jassy, sposato con una stilista, è padre di due figli. È il secondo azionista di Amazon dopo Jeff Bezos, anche se la sua quota è inferiore all’1%. Non abbastanza per acquisire lo status di miliardario – il suo patrimonio è stato stimato da Forbes in 440 milioni di dollari a febbraio; venerdì ha ricevuto azioni per 214 milioni -, ma sufficiente a potersi permettere una squadra di hockey. Jassy è infatti proprietario di minoranza dei Seattle Kraken, che debutteranno nella National Hockey League nella prossima stagione. Giocheranno le loro partite casalinghe in quella che, quando i SuperSonics di Gary Payton sfidavano i Bulls di Michael Jordan per il titolo Nba, si chiamava KeyArena. Oggi i naming rights del palazzetto sono stati acquistati proprio da Amazon, che l’ha ribattezzato Climate Pledge Arena.

Per lungo tempo la corsa alla successione di Jeff Bezos venne considerata una questione tra Jassy e Jeff Wilke, ceo della divisione worldwide consumer. Il duello si è risolto nell’agosto 2020, quando Wilke annunciò, a sorpresa, l’intenzione di andare in pensione all’inizio del 2021.

Le controversie

Negli ultimi due anni, Jassy si è spesso esposto su questioni politiche. Un articolo di Business Insider ha ripercorso le sue prese di posizione: dall’elogio alla Corte suprema per avere protetto 700mila giovani immigrati dalla deportazione al sostegno alla comunità lgbt e a Black Lives Matter. “Negli Stati Uniti ancora non lo capiamo”, scrisse su Twitter nel settembre 2020. “Se non riteniamo i poliziotti responsabili per l’omicidio di persone di colore, la giustizia e il cambiamento non arriveranno mai e non saremo mai il paese che vogliamo (o diciamo di volere) essere”.

Jeff Bezos, sebbene critico nei confronti di Donald Trump, ha invece evitato di esprimersi su molti temi di attualità. Se il vecchio ceo è stato tra i pochi leader delle grandi tech company a non condannare subito l’insurrezione del Campidoglio del 6 gennaio, Jassy è stato tra i fautori della cacciata da Aws di Parler, il social network amato dalla destra americana. Nel dicembre 2019, Jassy ha affermato che il “disprezzo” di Trump nei confronti di Amazon è costato ad Aws un contratto da 10 miliardi di dollari con il dipartimento della Difesa statunitense.

Jassy è stato però oggetto di critiche anche da sinistra. Uno dei progetti più controversi di Amazon Web Services è Rekognition, il suo software di riconoscimento facciale. “Dall’avvento di questa tecnologia, Amazon e altre tech company hanno dovuto fronteggiare critiche sulle implicazioni morali ed etiche del suo utilizzo”, scriveva la Pbs nel 2020. “Da questioni come la sua accuratezza e il rispetto della privacy, fino alla possibilità di una cessione a organizzazioni con una storia di violazione delle libertà civili”. Jassy difese la vendita del software di riconoscimento facciale alle forze dell’ordine e ai governi stranieri, anche se escluse di “cederla a governi con i quali le aziende americane non sono autorizzate ad avere rapporti d’affari”.

Perché Andy Jassy

Jassy non sarà il nuovo Bezos. Il fondatore resterà infatti presidente esecutivo e avrà quindi la facoltà di licenziare lo stesso Jassy. Il nuovo ceo è considerato però uno dei custodi dello spirito originario della società. È tra i fautori dell’approccio riassunto nella formula working backwards, ossia il principio per cui ogni nuova iniziativa deve partire dal comunicato stampa che annuncia il lancio del prodotto. Su quella base, si procede a ritroso fino alla scrittura del codice.

Un altro dogma del credo di Andy Jassy è che il modo in cui il mercato percepisce e valuta Amazon è spesso scollegato rispetto al reale stato di salute dell’azienda. Ricorda, per esempio, come gli analisti fossero pronti a celebrare il funerale della società ai tempi dello scoppio della bolla delle dot-com. “Non puoi sentirti più intelligente del 30% se le azioni salgono del 30%”, disse al FT. “Anche perché, in quel caso, devi anche sentirti più stupido del 30% quando le azioni scendono del 30%. In genere, nessuna delle due cose è vera”.