Rigenerazione urbana: l’azienda che trasforma i luoghi nevralgici delle città in aree sostenibili

Marco Balducci
Share

Articolo tratto dal numero di ottobre 2021 di Forbes Italia. Abbonati!

Sono proprietari, gestori e consulenti. Si definiscono quelli che pensano già oggi ai benefici per i cittadini della smart city di domani. Non parlano di sostenibilità, la mettono in pratica. Una rigorosa dichiarazione di intenti quella di Ceetrus-Nhood, società di gestione e servizi immobiliari specializzata in trasformazione di spazi e quartieri in luoghi di vita a uso misto, che da anni si è posta una sfida ambiziosa: trasformare i luoghi nevralgici delle città in aree sostenibili. Oggi, tra i suoi piani di investimento c’è infatti anche la rigenerazione del patrimonio esistente, che in Italia vale oltre 2 miliardi di euro (a livello globale sono 8 miliardi), con un investimento di 500 milioni euro in cinque anni e la rivisitazione con cambi di destinazione d’uso.

L’azienda conta mille collaboratori distribuiti in dieci Paesi, un portfolio di 300 asset, di cui 200 di proprietà, e 30mila residenze per un valore patrimoniale globale di 8 miliardi di euro con 40 progetti in via di sviluppo. Dal 2021 Ceetrus si è fusa con Nodi – l’azienda della Afm specializzata nel settore immobiliare, in Francia – per dar vita a Nhood. La filiale italiana ha sede a Milano e gestisce oggi 50 asset su tutto il territorio nazionale per un patrimonio immobiliare del valore complessivo di 2 miliardi di euro ed è impegnata in diversi progetti di rigenerazione urbana, come anche quello della realizzazione del nuovo Urban Smart Mall Merlata Bloom Milano, nell’area Expo a nord est della città, che con un’estensione complessiva dell’area intrattenimento e food & beverage di più di un terzo della superficie totale, rappresenta non solo il punto d’innovazione più alto tra le gallerie commerciali del futuro, ma soprattutto la realizzazione di un progetto urbano che offre un’esperienza e un ecosistema di vita unico e ancora inesistente nella città di Milano. 

“Più che un mestiere, quello di chi opera nell’immobiliare ritengo sia da considerare un servizio”, spiega Marco Balducci, presidente e amministratore delegato di Nhood Italia e Ucraina. “Il suo compito? Creare contenitori di servizi in risposta alle esigenze delle persone che vivono quegli spazi, secondo il modello della città dei 15 minuti”, ovvero garantire ai cittadini tutti i servizi primari nel giro di un quarto d’ora a piedi o in bicicletta. Proprio sulla riqualificazione urbana, il manager ha maturato una vasta esperienza professionale partecipando attivamente all’evoluzione della società dalla sua vocazione puramente commerciale a uno dei principali attori dell’industria immobiliare in Italia. 

L’esempio più rappresentativo dell’approccio di Nhood è Loc – Loreto open community, progetto di riqualificazione di piazzale Loreto vincitore del bando internazionale C40 reinventing cities, lanciato dal Comune di Milano. L’iniziativa, che risponde alla necessità di cogliere la sfida della rigenerazione urbana inserita nell’agenda 2030 dell’Onu, vuole trasformare questo snodo cruciale per la città, oggi grigio e congestionato dal traffico, in una piazza a cielo aperto viva e pulsante. Caratterizzata da una foresta con oltre 500 alberi ad alto fusto capaci di mitigare l’effetto isola di calore e assorbire Co2, è concepito come un grande hub, vitale e flessibile, in cui le persone potranno vivere mostre, concerti, spazi di aggregazione e di cultura, servizi e un’ampia proposta food all’interno dei volumi e delle aree esterne della nuova piazza. “Loc sarà progettato secondo i criteri indicati dalla certificazione Leed (Leadership in energy and environmental design) e Cam (Criteri ambientali minimi), al fine di ottimizzare i consumi energetici ed efficientare l’intero ciclo di vita degli edifici”. Un quartiere intelligente anche grazie all’utilizzo di tecnologie digitali per il monitoraggio e l’ottimizzazione dei parametri energetici. 

Ma oltre al tema dell’impatto ambientale, Loc farà la differenza anche per il suo risvolto economico e sociale: l’indice Sroi (Social return of investiment) ha stimato che, con un investimento di 60 milioni di euro, si genereranno oltre 250 milioni a beneficio della comunità. Per dare un segno tangibile e immediato che questa rivoluzione verde è già iniziata, a partire dalla Milano Design Week la società ha voluto offrire una piccola anticipazione della foresta urbana che nascerà nel futuro Piazzale Loreto: un’installazione creata in collaborazione con la società di consulenza paesaggistica Land e posizionata davanti alla Triennale di Milano. ‘Let’s Break It Up!’, questo il suo nome: 16 alberi destinati alla futura piazzale Loreto, che rappresenta la rottura del grigio cemento dell’attuale piazzale e la germogliazione del verde che lo sostituirà in futuro. 

Con l’installazione, Nhood lancia una chiamata ai cittadini invitandoli a partecipare attivamente a questa contaminazione verde. “Abbiamo promesso di piantare un albero nella città di Milano per ogni albero che pianteremo in Loreto e chiediamo alle associazioni o gruppi di cittadini a iscriversi sulla piattaforma digitale nhood.it/foresta-urbana per suggerirci dove piantare e animare da subito la comunità aperta di Loreto”. 

Loreto open community è l’esempio più immediato, ma non unico, dell’impegno nella sostenibilità di Nhood, che si snoda su quattro driver: benessere delle persone, lotta al cambiamento climatico, comunità e territorio, quartieri e rigenerazione. 

E il profitto? “La sostenibilità è l’unica via attraverso la quale fare business. La ricchezza delle città dovrebbe misurarsi sulla base della felicità e del benessere dei suoi abitanti. Dove vivono e come lo fanno dipende anche da aziende come Nhood”. Alcune azioni di questo percorso sono già state intraprese attraverso un coinvolgimento degli stakeholder attivo, strutturato e trasparente, che si traduce per esempio nella collaborazione di studi che migliorano l’urbanistica dei quartieri, con partner che favoriscono l’aumento della mobilità dolce, con la costruzione di luoghi di scambio e ascolto con i cittadini, con l’inclusione in tutti i progetti della collaborazione di persone con particolari fragilità e, più in generale, dando sempre ascolto alle esigenze del territorio in modo costante durante tutte le fasi di sviluppo, da quella progettuale alla costruzione.