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Più esperienza, meno matricole: come cambiano i cda delle grandi società europee

Le trasformazioni geopolitiche, economiche e sociali dell’ultimo anno hanno avuto riflessi nel rinnovo e nella composizione dei consigli di amministrazioni delle blue chip europee. L’ultimo Board Monitor Europe – la ricerca annuale condotta dalla società di ricerca di Chicago Heidrick & Struggles sui trend nel rinnovo della composizione dei cda delle principali società quotate – evidenzia la crescente esigenza di dominare la nuova complessità e la sensibilità sui temi della sostenibilità.

Dallo studio emerge come la risposta a questa esigenza sia stata una crescente designazione di profili manageriali esperti e ancora attivi in ruoli esecutivi, rispetto al tradizionale ricorso ai pensionati. Quindi, consiglieri più consapevoli ed esposti alle nuove sfide, portatori di competenze tangibili e più agili nell’affiancare il management team. Non in controtendenza, ma degno comunque di considerazione, il ritorno a cda “più autoctoni” (con un calo dell’inserimento di membri stranieri) e un rallentamento nella diversificazione di genere.

I dati salienti

Rispetto allo scorso anno (e a fronte di un maggior numero di nuove designazioni: 573 rispetto alle 500 del 2020), le principali evidenze segnalano:

• La crescita della quota di consiglieri che coprono ruoli esecutivi e manageriali in altre organizzazioni (il 67% nel 2021 rispetto al 63%).
• Il rallentamento del percorso per il riequilibrio di genere (il numero di consigliere di nuova nomina è passato dal 45% al 43%).
• Un trend di ri-localizzazione culturale e di esperienze (con una contrazione, dal 40% al 34%, dei profili di nazionalità diversa rispetto al paese in cui la società è quotata).

“Il contratto che lega le aziende all’ecosistema in cui operano e sviluppano il loro business è da mesi oggetto di una pressante richiesta di evoluzione, che rende centrale il contributo al benessere collettivo rispetto alla tradizionale ricerca del profitto e dell’efficienza”, osserva Heidrick & Struggles. “Le varie manifestazioni recessive della crisi sistemica innescata dalla pandemia e amplificata dal conflitto in corso richiedono oggi una risposta più esperta, meno tattica, più agile nell’anticipazione dei futuri fattori di rischio. Gli stessi macro trend impongono una nuova sensibilità manageriale”.

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Più nomine, più rinnovi

Cresce il numero di nomine, 573 rispetto a 500 nel 2020. Tra i paesi che registrano il maggior numero di nuove designazioni si segnalano Francia (19%) e Portogallo (18%), mentre in coda ci sono Belgio (6%), Spagna (8%) e Svizzera (8%). L’Italia – che, a differenza degli altri paesi nel campione, non adotta lo staggering (rinnovo graduale nel tempo, spesso su base annuale), ma rinnova in blocco alla fine del mandato triennale – ha aumentato il numero di consiglieri di prima designazione (32%).

Nei nuovi ingressi è stata privilegiata la designazione di profili attualmente esecutivi e attivi in ruoli apicali: il 67% nel 2021 rispetto al 63%. Tra i leader di questa tendenza si segnalano Francia (80%), Norvegia (79%) e Italia (73%), mentre in Irlanda (38%), Paesi Bassi (55%) e Svezia (54%) si è optato per un maggiore equilibrio tra profili attivi (in ruoli manageriali) e quelli non più attivi (in pensione e/o in periodo sabbatico).

Meno matricole

In controtendenza rispetto a Stati Uniti e Regno Unito, diminuisce in Europa il numero di ‘matricole’ nei consigli di amministrazione rispetto al 2020: dal 48% al 43%. Un dato che suggerisce come il manifestarsi di crescenti di rischi sistemici abbiano indotto a privilegiare una precedente esperienza di governance.

Questo approccio più prudente si è manifestato nei Paesi Bassi (10% di neofiti), Svizzera (26%) e Italia (32%), laddove Germania (56%), Norvegia (56%) e Svezia (49%) hanno mostrato più determinazione nel rinnovamento. Questo trend conservativo incide in particolare sulla diversity, allargando il gender gap invece di ridurlo: la percentuale di matricole di genere maschile è più elevata. Nel caso delle donne, si tende a privilegiare la designazione di consigliere che già siedono in altri cda.

Il curriculum dei nuovi consiglieri: esperienza e competenze

In sostanziale continuità con il trend del 2020, il 38% dei nuovi consiglieri ha esperienza da ceo (era il 35%), il 14% da cfo (era il 15%). Alcuni fattori regolamentari locali incidono sulla comparazione tra paesi. Quanto alle competenze professionali, si confermano trend già registrati in passato:

• Il maggior ricorso a profili con competenze digitali (dal 11% a 15%),
• Il consolidamento della richiesta di expertise finanziaria (da 27% al 29%),
• La difficoltà a identificare profili esperti in cybersecurity (5%),
• La persistente scarsità di consiglieri esperti sul tema della sostenibilità (5%).

A fronte di paesi come Danimarca, Irlanda e Francia, dove oltre un quinto dei seggi sono stati assegnati a consiglieri qualificati – con all’estremo opposto il Belgio, dove nessuna nuova nomina ha un taglio esg – economie avanzate come Germania, Svizzera e Italia propongono valori inferiori alla già bassa media europea del 5%.

Rallenta il riequilibrio di genere

Nel 2021 la percentuale di nuovi ingressi al femminile è leggermente diminuita: dal 45% del 2020 al 43%. A fronte di un 66% in Spagna (il paese che registra la più alta percentuale di nuove designazioni al femminile) e del 31% in Belgio, alcuni casi di rallentamento segnalano comunque un trend positivo. La Francia, paese all’avanguardia nella normativa sull’equilibrio di genere, e la Danimarca hanno sì visto un calo rispetto al 2019, ma come indicatore di un progressivo raggiungimento dell’equilibrio di genere.

La nuova legislazione europea impone alle aziende di assegnare il 40% dei seggi al genere meno rappresentato. A oggi Francia e Italia sono gli unici due Paesi che – per effetto di precedenti previsioni normative – arrivano alla soglia del 40% in totale, con circa tre quarti delle società quotate che hanno raggiunto tale obiettivo. In coda l’Irlanda, con solo il 13%.

Cda autoctoni

In Europa, solo il 34% delle nuove nomine è andato a profili stranieri (di nazionalità differente rispetto al paese in cui la società è quotata). La quota ha visto un calo complessivo del 40%, trainato dalle diminuzioni in Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Paesi Bassi e Spagna. In controtendenza, ma a partire da valori iniziali più ridotti, l’Italia ha visto invece un notevole aumento della quota di seggi assegnati a consiglieri esteri (27% rispetto al precedente 15%). Altri paesi, come Norvegia, Portogallo, Svezia e Svizzera, hanno registrato aumenti più modesti.

Generazione: la nuova frontiera della diversità

L’età media dei nuovi amministratori nei consigli di amministrazione è di 56 anni. Va notato come quasi tre quarti dei seggi siano andati a profili tra i 50 e i 65 anni, mentre, solo il 7 % a quelli under 45. L’età media tra i paesi varia da 59,3 nei Paesi Bassi a 51 in Norvegia.

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