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La storia e i progetti di Fiart, il cantiere napoletano che negli anni ’60 rivoluzionò la nautica

“La sensazione del mare può essere sconvolgente. Il mare può essere dolce e mite, ma anche profondo ed emozionante. Può aprire nuovi orizzonti, può riempire i cuori. E ha il potere di segnare il corso di una storia”. Le parole sul sito di Fiart Mare, cantiere di Baia, in provincia di Napoli, riassumono una storia che è diventata parte integrante della nautica italiana. La visione è partita da Ruggiero Di Luggo – insignito nel giugno 2001 dell’Ordine al merito del lavoro dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi -, che diede vita a un’azienda che oggi vanta alcune delle imbarcazioni a motore più richieste al mondo.

Dal 1960, con la piccola Conchita di appena 3,60 metri, che rivoluzionò il modo di concepire mezzi marittimi, alla recente Fiart P54, una villa galleggiante da 54 piedi, sono diverse le imbarcazioni che hanno fatto appassionare i tanti armatori che per oltre 70 anni hanno seguito il percorso della compagnia. Super Conchita, Stella Polare dei primi anni ’70, passando per Venus 25, Arrow, Fiart 35, Fiart 40, Fiart 44 Genius, Epica 58 e il primo Multispace Yacht Cetero ’60, tra le tante. Nei padiglioni dell’ultimo Salone Nautico Internazionale di Genova c’erano Giorgia Landolfi, marketing manager di Fiart, e Massimo Simeone, ingegnere e designer, che ci hanno raccontato le nuove sfide del brand.

 

Landolfi, qual è stata l’accoglienza a questa edizione del Salone Nautico?

Ottima, come sempre. Ci aspettavamo forse di essere leggermente penalizzati dai lavori, perché c’è stata una compressione degli spazi, ma nel complesso siamo molto soddisfatti. Il mercato italiano ha risposto benissimo ai prodotti nuovi che abbiamo presentato. La versione panorama del 43 ha avuto un ottimo successo. L’abbiamo presentata in anteprima mondiale a Cannes e a Genova adesso. Abbiamo venduto già tre unità su carta prima della presentazione e concluso gli ordini per il 2024. Abbiamo inoltre fatto un restyling completo di tutta la parte di tappezzerie.

Simeone, ci racconti questa innovazione.

Abbiamo arricchito e impreziosito la barca con tante soluzioni nuove all’interno e all’esterno, quindi tanti inserti in tessuto, essenze più preziose. Abbiamo alzato l’asticella, presentato la seconda della linea P. Del P 48, la prima è 54, che non è esposta a Genova perché è una barca completamente custom. Si seguono le richieste continue dell’armatore, per cui era più giusto rispettare lui piuttosto che esporre la barca.

Si parla di barche a motore. Che cosa significa portarle avanti nel contesto attuale?

Non è una cosa difficile. Il cantiere e l’azienda hanno personalità, e l’importante è caratterizzare le imbarcazioni, dare loro una forte impronta, un design distintivo. Se giriamo questo salone, vediamo barche di tutti i tipi. Diversificarsi è il segreto.

Landolfi, come si sta muovendo Fiart per quanto riguarda la sostenibilità e il raggiungimento degli obiettivi posti dall’Agenda 2030 dell’Onu?

Sostenibilità dei consumi e risparmio energetico sono fronti su cui lavoriamo da tanto tempo. Le nostre imbarcazioni sono realizzate tutte con la tecnologia dell’infusione in sottovuoto, quindi sono particolarmente leggere, senza rinunciare alla robustezza. L’armatore ha la possibilità di una motorizzazione bassa, non alla massima potenza. Così i consumi restano relativamente bassi e le prestazioni sono comunque considerevoli.

Qual è il vostro target di mercato?

Ci rivolgiamo a una clientela che ama il mare, vuole vivere la barca e stare a contatto con la natura, quindi ascoltiamo sia le soluzioni dei nostri ingegneri e designer, sia richieste specifiche da parte dei fruitori. Tutti gli interni hanno altezze importanti, finestrature ampie per far entrare la luce e mantenere il contatto con il mare anche dall’interno. Le piattaforme, inoltre, sono studiate per avere una scala centrale, oppure, come nel caso del 3512, per avere scale laterali che scendono in acqua. Una vera scalinata verso il mare, o un lift che aiuta ad arrivare in banchina più comodamente.

Per gli interni scegliete il made in Italy?

C’è una forte sinergia con aziende italiane, perché l’arredamento è fondamentale, a partire dai tessuti e dalle tappezzerie. All’esterno è impermeabile, mentre per gli interni lavoriamo con imprese come Rubelli, Acro, Alpi, Piero Lissoni. Cerchiamo di supportare la filiera e il made in Italy.

Quali sono gli obiettivi di Fiart per il futuro?

La sfida è quella di mantenere lo standard altissimo che abbiamo raggiunto e continuare a innovare. Ma anche la soddisfazione del cliente, forse al primo posto. Il cliente Fiart cresce come cliente Fiart. Passa da un’imbarcazione a un’altra, ma cresciamo insieme. Un percorso di trasformazione: noi con lui, lui con noi.

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