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26 gennaio 2026
Per la prima volta nella storia l’oro oltre i 5.000 dollari l’oncia, spinto da tensioni geopolitiche e domanda di asset sicuri
Il prezzo dell’oro continua la sua corsa e aggiorna nuovi massimi assoluti. Per la prima volta nella sua storia, il metallo prezioso ha superato la soglia dei 5.000 dollari l’oncia, confermandosi come il principale bene rifugio in un contesto di crescente instabilità geopolitica, commerciale e monetaria.
Nelle ultime contrattazioni, l’oro con consegna immediata (spot) viene scambiato a 5.092 dollari l’oncia, in rialzo del 2,11%, mentre i future sull’oro con consegna ad aprile sul Comex passano di mano a 5.124 dollari l’oncia, con un aumento del 2,14%. La rottura del livello dei 5.000 dollari, avvenuta nella notte tra sabato e domenica, rappresenta una pietra miliare per il mercato dei metalli preziosi. Solo due anni fa, nel gennaio 2024, un’oncia d’oro valeva poco più di 2.000 dollari.
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Alla base del rally c’è soprattutto il clima di incertezza legato alle politiche del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. In particolare, le minacce – poi rientrate – di imporre dazi a diversi alleati europei come leva negoziale per acquisire la Groenlandia hanno contribuito ad aumentare la volatilità e a rafforzare l’appeal dell’oro.
Un rally sostenuto da più fattori strutturali
Nel 2025 il prezzo dell’oro è aumentato di circa il 65%, mentre solo dall’inizio di quest’anno i prezzi segnano un progresso superiore al 17%. Il rally è alimentato da una combinazione di fattori: la forte domanda di beni rifugio, l’allentamento della politica monetaria statunitense, gli acquisti massicci da parte delle banche centrali e gli afflussi record negli etf legati all’oro. La Cina, in particolare, ha continuato ad accumulare riserve auree per il quattordicesimo mese consecutivo a dicembre, confermando una strategia di lungo periodo volta a ridurre la dipendenza dal dollaro.
Anche l’argento ha seguito una traiettoria simile. Venerdì ha superato per la prima volta nella storia i 102 dollari l’oncia, dopo aver infranto la soglia dei 100 dollari. Nel 2025 il prezzo dell’argento è salito fino al 150%, sostenuto sia dalla domanda industriale – in settori come veicoli elettrici e data center per l’IA – sia dai timori di restrizioni commerciali e carenze di offerta.
Geopolitica e metalli preziosi: un legame sempre più stretto
Secondo gli analisti, l’impennata dei prezzi di oro e argento nel 2026 è il riflesso diretto di un contesto globale sempre più instabile. Tra i fattori citati figurano: la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti, le proteste in Iran, le nuove restrizioni all’export di argento imposte dalla Cina e, ancora una volta, le tensioni internazionali legate alle ambizioni territoriali di Trump sulla Groenlandia.
In questo scenario, l’oro sta consolidando il suo ruolo storico di assicurazione contro il rischio sistemico. Un ruolo che, alla luce dei nuovi record, sembra destinato a rafforzarsi ulteriormente in un mondo caratterizzato da crescente frammentazione geopolitica e da una fiducia sempre più fragile nelle istituzioni e nelle politiche economiche tradizionali.